Interrogazione di Attanasio. L'assessore: qualcuno ha scheletri nell'armadio An: Regione e Comune non hanno versato fondi. Godelli replica Ancora un botta e risposta sul caso Petruzzelli, la prima del 2006. Con un'interrogazione all'assessore regionale alla Cultura Silvia Godelli, il gruppo consiliare di An (primo firmatario Tommaso Attanasio), solleva «il pesante dubbio - così sostiene Attanasio - che sia in atto una strategia dilatoria contro il completamento del Petruzzelli». L'assessore dal canto suo Replica: «Evidentemente An ha scheletri nell'armadio». L'attacco si riferisce al mancato versamento dei fondi da parte degli enti locali. Attanasio lamenta ritardi «a partire da una nota dell'8 giugno scorso al sottosegretario ai beni e le attività di cultura, Bono da parte della stessa assessora che, e-nunciando generici rilievi tecnici e non documentate apprensioni circa una presunta insufficienza delle risorse disponibili, di fatto azzerava un percorso virtuoso che stava conducendo alla ricostruzione completa del Teatro, sulla base anche di una faticosissima intesa con la famiglia proprietaria». Nell'interrogazione si evidenzia che a differenza di quanto fatto dalla Provincia - «la Regione Puglia ed il Comune di Bari non hanno fatto fronte agli impegni assunti per 4,5 milioni di euro per ciascuno, anche in presenza della reiterata disponibilità del Governo nazionale a farsi carico di risorse eventualmente necessarie per il completamento della nuova struttura, per esempio con riferimento agli arredi». All'assessora Godelli viene chiesto: in base a quali criteri tecnico-scientifici, a quali studi e a quale documentazione abbia fatto ricorso per ritenere di fatto inadeguati gli standard qualitativi del progetto iniziale; in base a quali criteri e studi economici si ravvisa la preoccupazione della inadeguatezza dei fondi; quali prospettive temporali e concrete si pongano per il completamento della ricostruzione del Petruzzelli a seguito di questa strategia di sostanziale azzeramento delle strade finora intraprese, in assenza peraltro di qualsiasi enunciazione di reali alternative; se non ritenga che un esasperato perfezionismo non rischi di allungare "sine die" i tempi di completamento, laddove ai Baresi basterebbe riavere il teatro com'era prima dell'incendio; quali conseguenze le suddette strategie dilatorie abbiano nei confronti del rìschio di onerose penali a carico della parte pubblica rivenienti dalle intese siglate con la famiglia proprietaria del teatro». Così conclude l'interrogazione: «Certamente una mancanza di supporto tecnico-economico su tali argomentazioni si renderebbe comportamento assai grave in quanto dilatorio della tabella di marcia dei lavori». La replica della Godelli parte dalla affermazione che «il cda della Fondazione ha affidato già da un mese a due esperti di livello internazionale (che hanno curato l'acustica e la macchina scenica della Scala e della Fenice) il compito di verificare i progetti. A fine gennaio - continua l'assessore al Mediterraneo - saremo pronti a procedere, salvo il fatto che già si sa che i soldi non basteranno e certamente chiederemo al governo, che firmò l'accordo, di completare le somme mancanti. Se però soltanto in tardo autunno è stato possibile affidare le consulenze ai due periti, la responsabilità di questo grave ritardo è del sottosegretario Bono che da maggio ad agosto ha impedito con tutte le forze che si potesse andare all'affidamento di queste consulenze. Per il resto, se An continua a pestare acqua nel mortaio riaprendo polemiche che non hanno contenuto, evidentemente ha qualche scheletro nell'armadio ed è consapevole del fatto che le responsabilità stanno dalla loro parte».