Parte la prima missione-pilota italiana in Irak. Da questa mattina è in viaggio per il Golfo una task-force interministeriale formata da diplomatici e tecnici ambientali, un gruppo di ricognizione che si fermerà in Irak tutta la settimana e avvierà una serie di interventi prima dell'invio della missione vera e propria, con il compito soprattutto di preparare il terreno in vista dello sbarco dell'imprenditoria italiana impegnata nella ricostruzione del dopoguerra. La delegazione ha lasciato stamattina alle 5 il 31 stormo di Ciampino in direzione di Amman, da dove i delegati raggiungeranno in auto Bagdad. Per la Farnesina ci sarà l'ambasciatore Antonio Armellini e un consigliere economico, mentre il grosso della missione pilota sarà formato da tecnici del ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali, scortati da quattro militari. Il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ha chiarito gli scopi della pre-missione dal vertice del G8 sull'Ambiente a Parigi: «L'obbiettivo - ha spiegato - è quello di fare una prima ricognizione di un prossimo coinvolgimento dell'imprenditoria privata. L'Italia vuole partecipare alla ricostruzione ed è pronta ad offrire tecnologie e know-how». I tecnici effettueranno dunque una serie di ricognizioni al sistema di conduttore, nella bonifica dei terreni, all'impiantistica elettrica e al porto di Umm Qasar, alla cui ricostruzione l'Italia è molto interessata e dove ci sono problemi ambientali. In Irak la task-force italiana prenderà contatti con l'amministrazione provvisoria americana e, per la parte ambientale, collaborerà a contatto con l'Unep, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente. Proprio alle linee dell'Unep si atterrà l'Italia: l'organismo del palazzo di Vetro ha diffuso nei giorni scorsi un documento sulle principali falle ecologiche dell'Irak. Gli investimenti dell'Italia in campo ambientale per l'Irak, ha ricordato Matteoli, ammontano a 2.5 milioni di euro. Domani invece scatta l'avvio ufficiale della missione umanitaria «Italia in Irak», con la partenza di personale e attrezzature, sotto la scorta di una squadra di carabinieri, per l'allestimento di un ospedale da campo a Bagdad per cento ammalati. La struttura sarà divisa in 27 ambienti con camere di rianimazione, sale operatorie e laboratori d'analisi, l'ospedale verrà montato in una zona periferica della Capitale, sarà sorvegliato da trenta carabinieri e costerà, secondo le stime di preventivo, un miliardo e mezzo di vecchie lire, al giorno. Ci vorrà ancora qualche settimana invece prima della partenza del contingente con 2500 persone tra militari ed esperti della Farnesina. Il ministero degli Esteri sta definendo gli aspetti giuridici della missione. Il contingente sarà comunque preceduto da militari sherpa, con ruolo di ricognizione. Poi si muoverà un'avanguardia, l'advanced party in gergo militare, che preparerà il terreno al grosso della spedizione. Infine partirà l'invio di aerei e navi, solo dopo, però, che il governo avrà riferito alle Camere, come ha garantito di fare alle opposizioni. Il 7 maggio al ministero degli Esteri si svolgerà invece una riunione tecnica per pianificare il ruolo dell'imprenditoria italiana nella ricostruzione in Irak.
2742003 - Parte la prima task force italiana. La missione: ricostruire l'Irak
Una task-force interministeriale italiana, composta da diplomatici e tecnici ambientali, è partita per il Golfo per preparare il terreno per la missione italiana in Irak. La missione, che sarà inviata successivamente, ha lo scopo di partecipare alla ricostruzione del paese e di offrire tecnologie e know-how. I tecnici italiani effettueranno una serie di ricognizioni per valutare la situazione ambientale e identificare le aree di intervento. La missione sarà preceduta da una squadra di carabinieri che scorrerà il paese per garantire la sicurezza. Il governo italiano ha già investito 2,5 milioni di euro in campo ambientale per l'Irak.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo