Parte questa mattina la prima missione italiana in Iraq. Una task force di diplomatici, esperti e tecnici arriverà ad Amman, in Giordania, da dove proseguirà verso Bagdad in auto. Obiettivo della missione è fare una prima ricognizione in vista della fase di ricostruzione dell'Iraq. In particolare, l'Italia si candida nei settori delle infrastrutture e dei beni culturali. La task force italiana, guidata dall'ambasciatore Antonio Armellini e scortata da 4 militari, resterà In Iraq per tutta la settimana e dialogherà con l'ufficio dell'amministrazione provvisoria americana di Jay Garner. I settori nei quali si concentrerà la ricognizione degli esperti italiani sono l'acqua (soprattutto il sistema di condutture), la bonifica dei suoli, il sistema elettrico e il ripristino delle centrali ma anche la ricostruzione del porto di Umm Qasr. «Ci possono essere opportunità per l'imprenditoria italiana», ha detto il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. Tra gli inviati italiani anche Giuseppe Proietti, direttore generale del ministero dei Beni Culturali che dovrà avviare una stima preliminare dei possibili interventi per le antichità, i musei e il patrimonio culturale iracheni. Domani partirà poi da Torino tutto il necessario per il primo ospedale da campo che la Croce Rossa italiana allestirà a Bagdad. Non è stata invece ancora stabilita la data per il dispiegamento del contingente militare italiano, ovvero di circa 2.500 soldati. «Dovrebbe essere questione di qualche settimana» indicano al ministero della Difesa. La zona assegnata dovrebbe essere l'Iraq meridionale, con le unità cacciamine della Marina oltre alla nave anfibia San Giorgio da dislocare nel porto di Umm Qasr, mentre i carabinieri potrebbero comandare una forza multinazionale basata a Bagdad, ma con competenza su tutto il paese, soprattutto con compiti di ordine pubblico.