Un incremento di 3 milioni di euro rispetto al bilancio 2005 per finanziare le attività della cultura e dello spettacolo in Puglia, può sembrare poca cosa. Eppure, questa «piccola goccia nel vasto mare» della domanda culturale che arriva dai pugliesi, dice Silvia Godelli, assessore alla Cultura e al Mediterraneo della Regione Puglia, è un segno, un modo per dire loro che poco a poco si sta voltando pagina. Con due obiettivi: spingere la Puglia a produrre cultura (e non solo ad importarla dagli altri) e a dialogare con i Paesi del Mediterraneo per scambiarsi conoscenze, ricerche sul campo, attività economiche e cooperazione solidale. Insomma, cultura con la «C» maiuscola. Il primo problema della cultura e dello spettacolo in Puglia è rappresentato dalle risorse. Come sarà il 2006? «Dobbiamo fare i conti con un bilancio regionale ingessato dai mutui relativi ai debiti pregressi. Già per la seconda metà del 2005, sul settore spettacoli avevamo ottenuto un incremento di un milione di euro attraverso la variazione di bilancio e col nuovo bilancio 2006 abbiamo stanziato circa un milione in più rispetto al 2005. Per le attività culturali, poco meno di un milione di euro a cui si aggiungono i 2,5 milioni previsti nel 2006. Sono gocce nell'oceano, se pensiamo che la Campania ha destinato 20 milioni di euro ai due settori. La domanda è altissima e spesso qualificata, oltre 9 milioni di euro per la cultura e tra i 10 e i 12 per lo spettacolo: ad ambedue possiamo rispondere con una disponibilità complessiva di 8 milioni di euro, accompagnata però da un intenso sforzo dell'assessorato nell'avvio di protocolli d'intesa con gli enti dello stato e di dialogo intenso con gli operatori». Anche in questi settori la Puglia è a macchia di leopardo? «Le realtà più evolute sono sicuramente a Bari e Lecce, ma c'è una foltissima ripresa di domanda e di progettualità culturale anche a Foggia. I problemi di disponibilità di risorse e di contenitori sono invece molto simili a tutte le province. Dalle Sovrintendenze alle accademie d'arte, dai conservatori di musica alle università, tutti sono caratterizzati da grandi difficoltà finanziarie a causa dei tagli dei trasferimenti statali. Con questi soggetti sto seguendo la via dei protocolli d'intesa: nei primi incontri con sovrintendenze e università, ho chiesto proposte unitarie e non frammentate per evitare una dispersione degli interventi. Presto lo farò con le accademie e i conservatori». Per il cinema? «Penso di dare un "polmone" con l'istituzione della Apulia Film Commission: la bozza dello Statuto è già pronta e il gruppo di consultazione, composto da una trentina di operatori, si riaggiornerà il 16 gennaio per dare vita al cda. Entro i primi mesi dell'anno, inoltre, ci sarà una sede in via Campione, a Bari. Lì faremo una "casa del cinema" pugliese, con annessa la Mediateca regionale che era finita in eremitaggio al Ciapi. Con registi (Winspeare e Piva), produttori e organizzatori di rassegne abbiamo aperto un seminario permanente e contiamo di arrivare a costituire un "Film Found": vedremo se sarà possibile farlo in sede di assestamento di Bilancio 2006». Arte e danza? «La mia idea è di costituire per la danza una scuola regionale di formazione ad alto livello: c'è bisogno di una notevole qualificazione, molti maestri sono andati via e il settore, a fronte delle tante scuole private, è debolissimo. Per quanto riguarda l'arte, puntiamo a valorizzare quella contemporanea, come testimonia il successo dell'iniziativa a Castel del Monte con Achille Bonito Oliva e quelle del museo Pino Pascali di Polignano a Mare. In sinergia con la Provincia di Bari abbiamo dato vita a "Mediterranea" e altri progetti sono previsti a Barletta e Brindisi. Molte attività, poi, riguardano la tutela della tradizioni: il palio di Oria, le ceramiche di Grottaglie, il tarantismo a Monte Sant'Angelo, la transumanza a Foggia e l'omaggio a Di Vittorio a Cerignola. Non meno importante il progetto «Mai più» sulla memoria della Shoa e i sostegni alla cultura del libro: dai presididella Laterza al festival della letteratura a Lucera, da Campi Salentina ai Dialoghi di Trani». Per musica e teatro, l'idea è di incentivare le produzioni più che le rassegne? «Esatto, sosteniamo finanziariamente i teatri (uno per provincia, dal Kismet ai Koreja, dal Crest al Cerchio di Gesso) e gli enti (le orchestre provinciali di Bari, Tarante e Lecce) che più di altri hanno produzioni proprie di respiro sovraregio-nale.Un problema riguarda il Teatro Pubblico pugliese, che fa pochissima produzione, e la Fondazione Petruzzelli. Nel campo musicale, due eccezioni sono rappresentate dal Festival della Valle d'Itria e dalla Notte della Taranta: ci sono molti festival di musica contemporanea, etnico-popolare e jazzistica che hanno produzioni interessanti, ma non hanno ancora uguale capacità di diffusione». Passiamo al secondo capitolo: su cosa punta la Puglia che le affida le politiche del Mediterraneo? «Stiamo seguendo tre linee di intervento: la prima è rappresentata dai fondi comunitari Interreg. Abbiamo recuperato tutte le risorse del 2005 e questo ci consente di rafforzare le "politiche di prossimità" previste per il settore cooperazione nel prossimo Por 2007-2013. La seconda è costituita dai fondi nazionali stanziati da una delibera Cipe del 2002 e dalla legge sui Balcani: siamo la regione capofila per lo sviluppo rurale in Egitto e parteciperemo ad altri interventi nei Balcani. La terza strada è quella dei fondi del bilancio regionale per la cooperazione allo sviluppo: sto cercando di concentrare i progetti sull'area Mediterranea per non disperdere le poche risorse su troppi fronti. Puntiamo ad avviare un processo di internazionalizzazione corretto, che non sia né rapitorio, con l'insediamento di attività economiche estemporanee, né assistenziale: sull'agricoltura e sull'acqua, ad esempio, d'intesa con Iam e Aqp stiamo studiando le modalità di sviluppo che non riguardano solo paesi terzi, ma i nostri destini, n tutto incentrato sulla relazione tra i popoli: ne sono testimonianza la settimana del Marocco, la giornata della Cooperazione, il convegno sul dialogo interreligioso, i protocolli d'intesa con il Montenegro e, presto, con la Macedonia e gli altri paesi del corridoio 8. Lo sviluppo, infine, della portualità: puntiamo a far arrivare a Brindisi gli scambi di import-export con la Turchia, che oggi si fermano ad Ancona e Trieste». Sul Mediterraneo lavoreranno anche diplomatici made in Puglia. «Sì, la Regione sta portando avanti col ministero degli Affari Esteri e l'Isdi (Istituto diplomatico "Mario Toscano"), nell'ambito del progetto "Italia Internazionale" rivolto alle regioni del Sud per incentivare l'internazionalizzazione istituzionale, economica e culturale, un programma di formazione per il personale degli enti locali. L'intervento, partito nel settembre 2004 e che ha consentito ad oltre 280 tra funzionari e dirigenti di Comuni, Province e Regione di confrontarsi con e-sperti, docenti e rappresentanti del ministero, è stato cofinan-ziato dal Fondo sociale europeo con 4,8 milioni di euro».