Alla lettera aperta in cui invitavamo il presidente del Consiglio a riconsiderare le scelte che il governo sta per compiere rispetto alla delega ambientale, nessuna risposta. Replica invece il ministro Matteoli (Corriere, 27 dicembre) definendoci "immobilisti reazionari", accusandoci di avere «nicchie di potere, rendite parassitarie, privilegi immotivati» e di dire «vere e proprie falsità». Disarmati, più che sconcertati, da una reazione così poco istituzionale, riteniamo opportuno tralasciare ogni reazione ad accuse così personali. Il ministro dovrà però chiarire cosa intenda per «rendite parassitarie» e nostri privilegi, E importante, invece, entrare nel merito dì alcune questioni sollevate, dando voce a coloro che hanno condivise da subito le nostre critiche. Ad esempio, il prof. Salvatore Settis, direttore delle Scuoia Normale di Pisa: «Con le nuove disposizioni la tutela ambientale aumenta o diminuisce? I rischi per la salute pubblica e le impunità per coloro che commettono danni e scempi ambientali aumentano o diminuiscono? Secondo Crespi e Pratesi si abbassano i livelli di tutela, il ministro sembra sostenere il contrario. Ma perché il ministro si sottrae a un confronto serio su questi argomenti? Non c'è stato alcun vero confronto nella redazione dei testi e non parlo solo dei soggetti che per legge avrebbero dovuto essere coinvolti nella predisposizione di questi, ma neppure con quanti di queste materie sono i massimi esperti» A sottolineare la marginalizzazione degli interessi collettivi è il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: «Il ministro Matteoli liquida con molta pesantezza le critiche degli ambientalisti, ma gli argomenti usati sono alquanto deboli anche alla luce dell'opposizione decisa avanzata in particolare da Regioni, Province e Comuni. Non solo gli ambientalisti e i gruppi sociali, ma le stesse istituzioni sono state messe ai margini. L'allegato di 420 pagine contenente numeri e indici, ossia la sostanza, è stato trasmesso alle Regioni il 7 dicembre per ottenere il parere il 15, in assenza di quello spirito di "leale collaborazione" che ci deve essere fra le istituzioni. Tra le tante riserve dì merito ne cito alcune: la volontà dì far uscire dal ciclo dei rifiuti una parte di lavorazioni e di farlo per lo più con intese dirette tra produttori e ministero rischia di provocare ulteriori problemi sul territorio; lo smantellamento delle autorità di bacino idrografico quale luogo di concertazione tra Stato e Regioni e la centralizzazione sul ministero ci riporta a una stagione che ha già dato cattiva prova; e ciò vale anche per valutazioni di impatto ambientale e il danno ambientale». Dello stesso parere i segretari confederali di Cgil-Cisl-Uil, Agnello Modica, Bellini e Loy: «La Legge delega prevede che con atto del ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, siano individuate forme dì consultazione delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e delle associazioni nazionali riconosciute perla protezione ambientale e per la tutela dei consumatori. "Predisposizione" è cosa ben diversa da alcune riunioni in sede tecnica dei Cespa (Consiglio economico e sociale delle politiche ambientati) tenutesi un mese dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri, e mentre il ministro dichiarava l'indisponibilità ad assumere qualsiasi modifica sostanziale. Un provvedimento di oltre 700 pagine, che rimette in discussione l'intera legislazione ambientale, richiederebbe un confronto vero, con tempi adeguati, con tutti i soggetti interessati. La partecipazione è elemento essenziale dalla democrazia, per questo abbiamo prodotto un primo documento sintetico che esprime le nostre maggiori preoccupazioni, critiche e correttivi indispensabili e su questa base abbiamo condiviso, in ampia compagnia, quanto elaborato dai presidenti delle Regioni, come abbiamo dichiarato il 14 dicembre. Se il ministro ci tiene ai contributi sostanziali sospenda l'iter del provvedimento e apra una vera fase dì confronto». Lo stesso prof. Roberto Passino, direttore Irsa-Cnr, considera che «la lettera, priva di qualità e sostanza, manifesta solo nervosismo per la generale disapprovazione e l'isolamento in cui il ministro si è cacciato presentando un increibile decreto delegato di norme ambientali. Tacciare di falsità le critiche senza provare il contrario non convince nessuno. Altro sarebbe stato se il ministro avesse potuto dichiarare dì aver ascoltato tesi contrapposte e motivare le ragioni delle sue scelte. Non risulta però che le tesi corrispondenti alle numerose e documentate critiche siano state esaminate né che ai portatori delle stesse sia stata data la possibilità di illustrarle». Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente del Fai Fulco Pratesi, Presidente dei Wwf
POLEMICA LEGGE DELEGA AMBIENTE Crespi e Pratesi: quelle accuse del ministro
Il ministro Matteoli ha risposto alla lettera aperta in cui si invitava il presidente del Consiglio a riconsiderare le scelte del governo sulla delega ambientale, definendola "immobilisti reazionari". Il ministro ha accusato gli ambientalisti di avere "rendite parassitarie" e "privilegi immotivati". Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha sottolineato la marginalizzazione degli interessi collettivi e ha criticato il ministro per non aver aperto un confronto vero con tutti i soggetti interessati. I segretari confederali di Cgil-Cisl-Uil hanno anche criticato il ministro per non aver rispettato la legge delega che prevede la consultazione delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.
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