Di tutto ha bisogno il patrimonio artistico italiano fuorché di politici che aprano il loro portafoglio, però... Allo stesso modo una Repubblica si dice democratica quando non è dominata da un re del marketing in vena di mecenatismo. E tuttavia... Questo per dire che suscitano non solo un sentimento ambivalente, ma anche un cortocircuito civile le indiscrezioni secondo cui il presidente Berlusconi starebbe trattando con i principi Torlonia l'acquisto di una splendida collezione di opere d'arte, 620 statue dell'antichità classica che oggi nessuno può ammirare. Il Cavaliere le acquisterebbe per donarle poi allo Stato, e giocarsele a suo modo, comunque sanando un contenzioso che si trascina da decenni senza alcun risultato. Si è parlato di 125 milioni di euro e può darsi che non se ne faccia nulla. Del resto Berlusconi una ne fa, ma cento ne pensa, per cui è possibile che questa beneficienza culturale finisca nel limbo, come altre entusiastiche pensate: il progetto di donare una dentiera agli anziani, il villaggio «a moduli ampliabili» da costruire in Albania, il cd. per i bimbi dell'Unicef, previsto per il Natale 2002, quindi per la Pasqua 2003 e ancora non uscito. Ma nel caso delle statue della collezione Torlonia, fatte salve le buone intenzioni - che nel Cavaliere non mancano quasi mai - l'idea mostra in ogni caso qualcosa che ha molto a che fare con le trasformazioni della politica, e anche del potere. Perché c'è qualcosa che non torna nella generosità di Berlusconi; o forse torna fin troppo, considerati i suoi personali rapporti con l'arte. Il presidente del Consiglio ha scelto di vivere ad Arcore in una straordinaria villa cinquecentesca, possiede un Tintoretto, ha comprato diversi quadri del Canaletto, si è fatto costruire un mausoleo funebre da un artista moderno (Pietro Cascella), quando ha tempo gira per antiquari. Eppure, ci sono elementi per ritenere che non attribuisca alla cultura un posto di primo piano nella sua vita. E che consideri le opere d'arte un fatto di status. A Bush senior mesi fa ha donato un busto di donna dell'ottocento (del valore di 15 mila euro), ma di solito regala orologi, bracciali, gioielli, perfino assegni. Ama le piante e i giardini, ma anche i laghetti artificiali, i fuoribordo rumorosi, le ville con troppe piscine, la servitù eccessiva, le ballerine del sabato sera. E' arduo capire i suoi veri gusti. A occhio si direbbe che preferisce il lusso ai fremiti dell'intenditore. E' comunque, Berlusconi, una figura più complessa di quello che sembra. Entrato a Palazzo Colonna, uno dei più belli di Roma, non trova di meglio che chiedere: «Dov'è il fantasmino?». Lo scorso anno, a Genova, ha fatto ricoprire un intero edificio con una facciata finto-rinascimentale e ammirando l'effetto ha commentato: «La finzione è meglio della realtà». A Pratica di Mare ha allestito una città di cartapesta a mezza strada tra uno studio tv e un casinò per antichi romani. In quell'occasione fece venire statue vere dal museo di Capodimonte e altre in vetroresina, alcune furono anche addobbate con fiori, «per ingentilire l'atmosfera» di travertino posticcio. E' uomo d'affari concreto - più Citizen Kane che Paul Getty. Un politico spregiudicato, leader del consumo, fondatore della tv commerciale. Ma soprattutto: conosce i suoi polli. Altro che la privatizzazione del Colosseo, Berlusconi ha capito che l'arte s'è fatta passione di massa, che milioni di telespettatori, finirebbero ipnotizzati, più che dalla collezione Torlonia, dall'evento stesso della sua riscoperta. Per questo potrebbe assumersi i costi di produzione, ottenendone in cambio un ritorno eccezionale. Sia come sia, è la comunicazione politica che si annette la cultura, la magnanimità che stabilisce che cosa mostrare, quando, dove e perché. Il potere, in fondo, nell'anno 2003.