Ha ragione il ministro Matteoli a sostenere che la normativa ambientale oggi in Italia è confusa, poco coordinata, con vuoti dì tutela e difficoltà di applicazione, ma la riforma che lui sostiene non migliora certo la situazione: lascia inalterata la parte peggiore della normalità ed elimina invece tutto quello che oggi funziona. In tema di rifiuti, e in riferimento a quella che il ministro chiama la sesta falsità della signora Crespi e di Fulco Pratesi (Corriere, 27 dicembre), tra detto che oggi la nozione di «rifiuto» in Italia si basa sulla legge n. 1782002 voluta proprio dai ministro Matteoli. Si sono così svincolati dalle norme sui rifiuti e quindi, dalle procedure di garanzie che queste prevedono, tutta una serie dì residui di produzione (residui che l'UE considera «rifiuti recuperabili», cioè pur sempre rifiuti). Questa legge è stata dichiarata contrastante con la normativa comunitaria (in quanto troppo permissiva) dalla Corte europea con sentenza dell'11 novembre 2004. La legge delega sull'ambiente, approvata solo pochi giorni dopo, invece di adeguarsi alla sentenza, ha riconfermato propria quanto condannato dalla Corte. La Commissione europea così, il 5 luglio 2005, con una lettera del commissario Dimas al ministro Finì, dopo aver ricapitolato normativa e giurisprudenza comunitarie, ha concluso che l'italia con la legge delega permette che «alcune sostanze od oggetti, i quali ai sensi della direttiva 75442CEE modificata sono da considerarsi rifiuti, vengono sottratti all'ambito della legislazione italiana sui rifiuti»; inoltre l'Italia, «avendo come prassi consolidata e persistente quella di adottare disposizioni volte a restringere l'ambito di applicazione della direttiva 75442Cee», si sottrae ai suoi obblighi verso la UE e pertanto viene sottoposta a nuova procedura di infrazione. Il 20 dicembre 2005, la Commissione UE ha annunciato di aver iniziato contro l'Italia ben 9 procedimenti di infrazione per inottemperanza alla normativa e alla giurisprudenza comunitarie proprio nel settore dei rifiuti: «Negli ultimi anni l'Italia ha introdotto un meccanismo che restringe la definizione dei rifiuti e limita l'applicazione della direttiva quadro. Quattro procedure d'infrazione a tale riguardo sono già in corso. Nel novembre 2004, la Corte di giustizia ha giudicato contraria alla direttiva l'interpretazione data dall'Italia alla definizione dei rifiuti. L'Italia deve ancora adottare misure per conformarsi 3 questa sentenza. Inoltre, una legge adottata nel dicembre 2004 ha per effetto che alcuni tipi dì rifiuti non sono più considerati tali in Italia, benché rientrino nella definizione di "rifiuti" ai sensi della direttiva, i rifiuti in questione sono i rottami metallici, altri rifiuti utilizzati nell'industria siderurgica e metallurgica e il combustibile derivato da rifiuti. In risposta alle violazioni contenute nella legge italiana, nel luglio scorso la Commissione ha avviato una nuova azione legale nei confronti dell'Italia per infrazione "strutturale e persistente" alla direttiva quadro sui rifiuti. L'Italia non ha risposto in modo soddisfacente alla prima lettera d'avvertimento della Commissione e la Commissione ria portante decisa dì inviare un ultimo avvertimento scritto". Valuti adesso il lettore se la Iegge di Matteoli sia conforme alla UE e chi ha scritto il falso. A meno di non ritenere anche i giudici della Corte europea e i membri della Commissiona UE « immobilisti reazionari" portatori di «interessi parassitari». Magistrato coordinatore Gruppo ambiente della Procura della Repubblica di Roma, già vicepresidente Commissione ambiente Parlamento europeo
POLEMICA LEGGE DELEGA AMBIENTE Rifiuti: la sesta falsità di Crespi Pratesi?
Il ministro Matteoli sostiene che la normativa ambientale italiana è confusa e poco coordinata, ma la riforma che lui sostiene non migliora la situazione. In tema di rifiuti, la legge n. 178/2002, voluta dal ministro, ha creato vuoti di tutela e difficoltà di applicazione. La Corte europea ha dichiarato la legge contrastante con la normativa comunitaria, e la Commissione europea ha concluso che l'Italia permette che alcune sostanze siano sottratte all'ambito della legislazione italiana sui rifiuti. La Commissione UE ha iniziato 9 procedimenti di infrazione contro l'Italia per inottemperanza alla normativa e alla giurisprudenza comunitarie.
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