La vicenda della delega ambientale (legge 3082004) è ormai in fase di avanzata attuazione. Si tratta di una importante opera di svecchiamento, coordinamento e razionalizzazione della normativa ambientale, tendente a mettere anche in questo campo l'Italia almeno alla pari con gli altri Paesi avanzati. Contro questo provvedimento si è scatenata una ondata di contestazioni, provenienti dal gruppo di immobilisti reazionari che si identificano nelle organizzazioni che da sempre in Italia hanno monopolizzato la tematiche ambientali e che hanno trovato nelle pieghe dell'attuale normativa ambientale nicchie di potere, rendite parassitarie, privilegi immotivati. Queste campagna è caratterizzata dalla mancanza di argomenti reali e dalia forte insistenza su parole d'ordine che, in molli casi, sono sostanziate di vere e proprie falsità. Ultimo esempio di questo atteggiamento è te lettera a firma Giulia Maria Crespi e Fulco Pratesi che è stata pubblicata a pagina 21 del Corriere. In tale lettera, nel calderone di una acrimonia che forse trova origine nella particolare caratterialità dei due firmatari, le uniche affermazioni concrete sono vere e proprie falsità, che passo a elencare. Si afferma che il testo è stato elaborato in gran segreto e in assenza di confronti: ciò è falso, perché le associazioni imprenditoriali e sindacali sono rappresentate nel Consiglio economico e sociale per le Politiche ambientali, che io ho voluto istituire proprio per garantire un continuo confronto e un continuo scambio di opinioni con i soggetti del mondo economico e che ha fin qui svolto otto riunioni sull'attuazione della delega. Molto corposa è la massa di suggerimenti che è stata ricevuta, e in buona parte recepita, dal ministero. Diverso è il caso di alcune delle associazioni ambientaliste che hanno costantemente rifiutato il confronto concreto sui punti della delega e hanno sempre mantenuto un atteggiamento di critica pregiudiziale e apodittica: tra queste le associazioni presiedute da Crespi e da Pratesi. Seconda falsità: si dice che il provvedimento di attuazione della delega non raggiungerebbe l'obiettivo di semplificare il quadro normativo. Basterà a tal proposito osservare che col recepimento della delega vengono attuate otto direttive comunitarie e abrogate oltre cinquanta disposizioni legislative. Terza falsità: si sottolinea che il quadro di riferimento istituzionale è incerto, ma la devolution, così come qualunque altra ipotesi di modifica costituzionale, conferma allo Stato la competenza esclusiva in campo ambientale. Sull'argomento si può poi disquisire quanto si vuole s sono disposto a farlo nelle sedi opportune, Quarta falsità: la valutazione negativa della titolarità esclusiva del ministero dell'Ambienta nella nuova disciplina del danno ambientale. In realtà l'intervento in giudizio delle Associazioni ambientaliste per il recupero del daino ambientale, ad oggi, ha portato al recupero di somme estremamente tenui, per non dire irrisorie, ti nuovo procedimento, nel quale Ie associazioni hanno potere dì stimolo sul ministero, garantirà finalmente e una volta per tutte che chi inquina paghi. Quinta falsità: la gestione della difesa del suolo sarebbe affidata alla direzione politica del solo ministero dell'Ambiente, smantellando «l'unitarietà di governo del territorio per bacini idrografici». Basta leggere (e capire, naturalmente) le disposizioni presenti nel decreto legislativo per riscontrare l'assoluta falsità di questa affermazione. Sesta falsità (ma sarebbe meglio dire affermazione di ignoranza): la fissazione francamente incomprensibile degli immobilisti reazionari di cui sopra riguardo alla articolazione tentacolare del controllo pubblico sulla definizione di rifiuto, dalla quale discendono molti degli interessi parassitari di cui ho già parlato, rende costoro incapaci dì leggere le pronunzie della Corte di giustizia. Infatti nelle ultime pubblicate è costante l'affermazione per la quale sono da considerarsi rifiuti esclusivamente quei materiali che non possono essere utilizzati nell'ambito del processo produttivo da cui derivano, o di altro processo produttivo. A questo criterio ci siamo uniformati e non abbiamo nessuna intenzione di rivedere la nostra posizione. Settima falsità (e ignoranza insieme): si grida allo scandalo perché, in caso di contrasto tra le amministrazioni coinvolte nel procedimento, è il Consiglio dei ministri ad assumere la decisione in materia di Via. Evidentemente si ignora che tale procedura è presente da sempre nel nostro ordinamento ed è l'unico modo per comporre opinioni diverse che scaturiscono tra amministrazioni competenti. Non voglio soffermarmi su altre amenità che costellano il corpo dell'articolo accennato, perché non meritano neanche una parola di risposta. Proprio queste critiche pregiudiziali rafforzano la mia determinazione a portare a compimento anche questa riforma nell'interesse del Paese e spiegano la mia forte protesta contro un malcostume assai diffuso di disinformazione e di calunnia. Ministro dell'Ambiente
POLEMICA LEGGE DELEGA AMBIENTE Ambiente: Crespi e Pratesi sbagliano
Il ministro dell'Ambiente ha risposto a critiche contro la delega ambientale, che è in fase di attuazione. Le critiche sono state mosse da un gruppo di immobilisti reazionari che sostengono che la normativa è stata elaborata in segreto e che non semplificherà il quadro normativo. Il ministro ha risposto che le associazioni imprenditoriali e sindacali sono state rappresentate nel Consiglio economico e sociale per le Politiche ambientali e che molti suggerimenti sono stati ricevuti e recepiti dal ministero. Ha anche negato che la gestione della difesa del suolo sia affidata alla direzione politica del solo ministero dell'Ambiente e che la fissazione di rifiuti sia stata oggetto di critiche da parte della Corte di giustizia.
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