Gentile presidente Berlusconi gli schemi dì decreti legislativi di riordino della normativa ambientale in attuazione della legge delega n.3082004, licenziati lo scorso 3 ottobre dalla Commissione dei 24 "saggi" appositamente costituita dal ministro Matteoli, sono stati accorpati in un unico decreto di 318 articoli più 45 allegati, contenente le nuove disposizioni in materia di Via, Vas e Ippc, danno ambientale, rifiuti e bonifiche, tutela dell'aria, difesa del suolo, lotta alla desertificazione, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche. Il nuovo testo unico, che comprende il 70-80 della normativa ambientale (restano escluse le aree protette, l'inquinamento acustico e l'energia), è stato già approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri lo scarso 18 novembre ed è in attesa di passare all'esame delle Commissioni parlamentari competenti e della Conferenza unificata Stato Regioni per ì rispettivi pareri. A quel punto il decreto ritornerà a Palazzo Chigi per la definitiva approvazione. Il ministero ha lavorato sul testo in gran segreto senza mai confrontarsi con le associazioni di categoria (ambientali, imprenditoriali, sindacali ecc.) e con le istituzioni pubbliche che meglio rappresentano gli interessi dei cittadini (regioni, provìnce e comuni}, in palese contrasto con quanto previsto sia dalla stessa legge delega sia dai diritto comunitario in materia di informazione e partecipazione del pubblico. Il risultato è un pasticcio giuridico senza precedenti, che da un lato ha fallito l'obiettivo di semplificare il quadro normativo (armonizzandolo con le più recenti norme comunitarie e rendendolo comprensibile e applicabile senza ambiguità da amministratori pubblici e operatori economici) e dall'altro ha introdotto, a esclusivo vantaggio di una parte del mondo produttivo, novità che abbassano drasticamente gli standard dì qualità esistenti a tutela dell'ambiente determinando un corrispondente abbassamento dei livelli di tutela. Non vi è chiarezza -neppure nella definizione del quadro istituzionale dì riferimento poiché tutte le disposizioni contenute nel nuovo testo affermano l'assoluta centralità del ministro dell'ambiente nei confronti delle istituzioni regionali e locali (e la devolution?), rischiando così di innescare situazioni di conflittualità altissima e dì minare alla base l'applicabilità delta normativa stessa. Entrare nel merito di un provvedimento cosi complesso non è semplice anche per gli addetti ai lavori. È tuttavia possibile riassumere in modo non tecnico alcune delle modifiche peggiorative più rilevanti alte norme attualmente in vigore. Riguardo ai risarcimento dei danni all'ambiente (chi inquina, paga?) scompare sia la legittimazione di Regioni, Provìnce e Comuni ad agire dinanzi al giudice ordinario sia quella dell'intervento in giudizio delle associazioni ambientaliste. II ministro dell'Ambiente rimane l'unico titolare dell'azione. Viene modificato l'intero sistema di gestione della difesa del suolo e della tutela e gestione delle acque mediante l'introduzione di un sistema affidato alla direzione politica del solo ministro dell'Ambiente, che di fatto smantella l'unitarietà di governo tisi territorio per bacini idrografici, una conquista e un pilastro della legislazione ambientale degli ultimi decenni, comportando, in modo diffuso e difforme dal dettato costituzionale, una palese invasione dello Stato su competenze di Regioni ed Enti locali. IN tema di rifiuti, è confermata la decisione di non assoggettare alla normativa nazionale di settore i sottoprodotti dei processi industriali, in palese contrasto con i principi comunitari di tutela della salute e dell'ambiente e con le direttive di settore, la questione è rilevante poiché la facoltà di immettere in commercio beni di qualità inferiore a quella dei prodotti 'vergini' determinare situazioni di tossicità e diffusione dell'inquinamento difficilmente controllabili. Viene infine del tutto compromessa l'autonomia della procedura dì valutazione dell'impatto ambientale (anche in questo coso in palese contrasta con la legislazione comunitaria) poiché si prevede che il giudizio di compatibilità ambientale possa essere espresso dai Consiglio dei ministri anche senza (o contro) il parere dell'autorità ambientale competente. Viene legittimata, quindi, una decisione del tutto politica sulle opere da sottoporre a Via, che può essere attivata su richiesta degli stessi proponenti. Ecco perché, gentile Presidente, ci rivolgiamo a lei. Per chiederle dì fermare il decreto in attesa di un sereno e approfondito confronto, indispensabile per garantire l'efficacia di questo fondamentale intervento normativo. Presidente Fai-Fondo per l'ambiente italiano Presidente del Wwf Italia
POLEMICA LEGGE DELEGA AMBIENTE Fai e Wwf: ambiente meno protetto con il maxidecreto. Lettera aperta a Berlusconi
Il ministro dell'Ambiente ha presentato un nuovo testo unico di 318 articoli più 45 allegati, che attua la legge delega n. 308/2004. Il testo unico riguarda la normativa ambientale e contiene disposizioni su Via, Vas, Ippc, danno ambientale, rifiuti e bonifiche, tutela dell'aria, difesa del suolo, lotta alla desertificazione, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche. Il testo è stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 novembre e ora è in attesa di passare all'esame delle Commissioni parlamentari competenti e della Conferenza unificata Stato Regioni per i rispettivi pareri.
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