Pochi musei d'arte contemporanea possono vantare i record della Tate Modern. In soli tre anni ha raggiunto e superato i dodici milioni di visitatori. L'inaugurazione di questo tempio dell'arte, nato intorno ai mattoni e alla ciminiera di una centrale elettrica, è infatti del maggio 2000 e l'anniversario sarà festeggiato il giorno 19 con la presentazione della più grande scultura gonfiabile mai realizzata: Blockhead, un lavoro di Paul McCarthy liberamente ispirato a Pinocchio. Sarà anche una delle prime uscite pubbliche del nuovo direttore del museo, Vicente Todoli, critico d'arte spagnolo, con un nutrito curriculum alle spalle e che da meno di un mese, a soli 44 anni, si trova a guidare la Tate Modern, una delle più importanti istituzioni al mondo, uno dei quattro musei in cui è divisa la Tate che ha le collezioni sparse tra questa sede di Bankside, la Tate Britain (un tempo Tate Gal1ery),a Millbank, laTateLiverpool e la Tate St. Ives. Una sola collezione permanente dunque ma quattro musei che ogni anno ricevono un contributo da parte dello Stato di 27 milioni di sterline. La Tate Modem conta di raccogliere tre milioni di sterline grazie al merchandising e ai biglietti, ed altrettanti spera di riceverne attraverso sponsor e donazioni. Il primo anno la Tate Modern ha superato i 5 milioni di visitatori, il secondo ne ha avuti tre milioni e 750.000, il quarto andrà oltre i quattro milioni. È un successo che Todoli spiega così: «C'è stato un lento processo che ha portato alla formazione di un pubblico per 1'arte contemporanea. Hanno giocato molto, ovviamente, gli interventi sui mass media, i progetti di nuovi musei preparati da famosi architetti, il turismo, le grandi manifestazioni come la Biennale di Venezia. Ma la presenza di un pubblico numeroso non può essere l'unico parametro per misurare il successo di un museo. Non possiamo essere prigionieri di una sindrome di tipo televisivo. Il museo ha precise funzioni culturali». Non è semplice il compito che attende Todoli, che sostituisce lo svedese Lars Littve, dimissionario per contrasti con il direttore generale di tutti i musei Tate, Sir Nicholas Serota. Dice Todoli: «Svanito l'effetto novità la sfida oggi è trasformare il turista occasionale in un cliente abituale». E su questo sta già lavorando, preparando programmi che saranno presentati al consiglio di amministrazione e pienamente attuati dal 2005. Todoli vuole porre l'accento e grande attenzione al contemporaneo, con uno spazio dedicato ai giovani, e rivedere la presentazione delle collezioni permanenti, oggi divise in quattro categorie: «Ci sono due opzioni: ripetere quanto già fatto o cambiare. Credo che sia necessario cambiare perché le visioni cosiddette alternative se diventano fisse si trasformano in un pericoloso dogma. Su questo lavorerò con il team della Tate». Lei è di cultura latina. Esiste una differenza tra il contemporaneo di area latina e quello anglo-sassone? «Non esiste una diversità di linguaggi su base nazionale. Può esserci una diversità di temperamento, forse. Se c'è stato un campo dove ci sono incroci, dove ha contato il nomadismo culturale è l'arte. Gli artisti spesso hanno individualità esagerate e non è possibile fare distinzioni in base alle nazionalità. Possono esserci differenze per gli stimoli che ricevono dai luoghi dove vivono ma non conta la nazionalità». Come curatore, critico ha lavorato in Europa e negli Stati Uniti. Cosa ha percepito, gli artisti stanno riprendendo l'uso di mezzi come la pittura o avanzano i nuovi media? «C 'è uno specie di pendolo. Negli anni Ottanta, dopo il periodo concettuale, ci fu un ritorno alla pittura. Ma questo è il profumo di un'epoca o dell'epoca in cui viviamo. Personalmente ritengo che l'arte sia immateriale. L'artista decide il veicolo da usare ma non lo ritengo importante. Quello che conta èla visione individuale e il risultato finale. Sono contro le divisioni tra video, fotografia o scultura». C'è però un ritorno a una visione sociale... «Anche questa è un'onda. Sono ondate che si ripetono..,il politicamente corretto. Sono sempre sospettoso verso queste tendenze, arie del tempo.Preferisco andare alla ricerca dell'individualità, dell'artista». E' cominciato nel Novecento quando al posto del committente è arrivato il mercato... «Sì, oggi conta il mercato, che è sempre più vorace, è vero. È altrettanto vero che è solo dagli anni Sessanta, con Andy Warhol, che è cambiato il ruolo sociale dell'artista. Ha trovato una sua autonomia e non ha più avuto bisogno di un movimento o di un gruppo». Ma quanti artisti vengono rifiutati dal mercato? E qual è il ruolo del museo? «Il valore del mercato non ha niente a che vedere con il valore dell'opera. Come in quasi tutte le cose. Quanto ai musei, ormai so-no obbligati a lavorare nelle ombre che lascia il mercato perché nessuna istituzione può acquistare certi lavori, competere con i privati. Non ci sono fondi sufficienti. Dunque bisogna intervenire negli spazi che restano liberi, credere e acquistare le opere dei giovani. Solo così si formeranno nuove collezioni».
Tutti i record della Tate Modern. Intervista a Vicente Todoli, direttore del museo londinese
La Tate Modern, uno dei musei più importanti al mondo, ha raggiunto il record di 12 milioni di visitatori in soli tre anni. L'inaugurazione del museo è stata del 2000 e l'anniversario sarà festeggiato con la presentazione della scultura Blockhead di Paul McCarthy. Il nuovo direttore del museo, Vicente Todoli, vuole trasformare il turista occasionale in un cliente abituale e porre l'accento sul contemporaneo, con uno spazio dedicato ai giovani. Todoli spiega che la Tate Modern ha superato i 5 milioni di visitatori nel primo anno, 3 milioni e 750.000 nel secondo e 4 milioni nel terzo.
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