IL film del viaggio nel «nuovo» Palazzo Madama riconsegnato alla sua dignità da un restauro che, con qualche interruzione, è durato 17 anni, incomincia con un esterno giorno: le facce un po' così di gente che fa la coda in un freddo buono per le pizze surgelate d'un banco frigo. Poi, dissolvenza e primo piano su un foglio di quaderno scritto a mano: in una colonna le date, partendo dal 23 dicembre, nell'altra il numero quotidiano di visitatori: da 2500 aio mila. In tutto, più di 33 mila persone. Come dire: oltre la metà degli spettatori che, nello stesso periodo, hanno affollato le 81 sale cinematografiche di Torino. Madama Reale, ossia la duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, con i suoi appartamenti tutti oro e stucchi che, al confronto. Elisa di Rivombrosa viveva in una pensioncina, combatte ad armi pari con King Kong, Hany Potter, De Sica e Boldi. È un'apertura effimera: l'edificio che Juvarra ha iscritto nel catalogo dell'alta architettura chiuderà, infatti, il 15 gennaio, in tempo perché, al piano nobile, vengano allestiti gli uffici di rappresentanza del Comitato Olimpico Internazionale. Quindi, altro stop sino al 20 ottobre quando sarà di nuovo patrimonio di tutti e potrà esporre i 30 mila pezzi delle sue collezioni oggi sistemati in caveaux di banche o depositi blindati della Gondrand. Incominciamo allora, cori Enrica Pagella, direttore di Palazzo Madama, un itinerario tra meraviglie ritrovate e angoli nei quali ancora si alza la polvere dei cantieri. Passo dopo passo, tra gente che cerca in queste stanze fi ricordo lasciatovi nel 1988. Molto è cambiato in questa costruzione che unisce tre epoche: medioevo, rinascimento e barocco. Al piano terra quello che era il cortile del castello degli Acaja, ha pavimenti di vetro sotto i quali si vedono i resti della porta romana che fa da fondamenta: sarà possibile, a piccoli gruppi, scendervi e addentrarsi nelle viscere antiche riscoprendo trame architettoniche e atmosfere. Nascoste nel corpo aulico dell'edificio, sofisticate-centraline tecnologiche nelle quali convergono tutti i segnali inviati dai dispositivi d'allarme, dalle telecamere a circuito chiuso, dai sensori che registrano le variazioni di temperatura e di umidità. «Quello della sicurezza è un capitolo assai, intricato nella storia di questo" recupero - spiega la dottoressa Pagella - in sostanza, i lavori di adeguamento alle norme del dopo Statuto, avevano determinato uh impatto preoccupante sulla struttura storica, non per funzionalità, certo, ma perché gran parte degli spazi erano stati sacrificati alla presenza disordinata e ingombrante di segnali, vieocamere, altoparlanti, scatole di derivazione, corse di tubi e canalizzazioni». Si è dovuto restaurare, quindi, con l'antico, anche il «moderno» tentando di riunire quello che una tecnologia usata in modo ottuso aveva diviso: ristrutturazione del palazzo e funzionalità del museo. Eccoci al magnifico scalone juvarriano che, con altre opere di sistemazione degli appartamenti aulici, costò alla Reggente una cifra colossale. Tanto da far pensare al figlio, Amedeo II, di rinunciare all'eredità materna perche i debiti erano quasi pari ai lasciti. Nel «lifting» delle grandiose rampe hanno lavorato, in questi anni, 35 specialisti impegnati a ripulire i 5-6 strati che, nei secoli, avevano ricoperto i 5 mila metri quadrati dell'impianto ottundendone forme e colori. Un impegno che non ha solo fatto ritrovare le colorazioni originali, ma ha portato alla riapertura di due verande, lassù, vicino al cielo. E la luce, ora, fa finalmente vibrare nella sua magnificenza il soffitto stuccato e dipinto. C'è una novità assoluta nel recupero del palazzo che segna il cuore di Torino: quello della torre quattrocentesca di Sud Ovest: utilizzata sinora come scala di servizio, è diventata «La Torre del Tesoro». Nei tre piani in cui è articolata verranno esposti i «pezzi» più belli dell'intera collezione del Museo Civico: gli imperdibili. Dalle oreficerie longobarde e ostrogote all'autoritratto di Antonello da Messina, dal manoscritto miniato di Van Eyck ai gioielli e agli avori che sembrano pizzi. Novità anche per la Torre Romana Nord: sarà possibile salire, in piccoli gruppi, sino alla merlatura e godere d'un panorama mozzafiato, ma anche intraprendere un affascinante itinerario nei sottotetti sorretti da gigantesche capriate con centinaia di tronchi d'albero a fare da trave: una foresta diventata architettura. Avanti in questo viaggio: al piano terra, rivoluzionato da nuovi spazi per biglietterie e book-shop, si apre la sala di Staffar da che, fino al 1934, ospitava un ufficio della Questura (vi siete mai domandati perché in gergo la polizia viene definita «madama»?), ed ecco la Sala Acaja dove saranno riunite le collezioni gotiche e rinascimentali. Il piano nobile è la declamazione barocca della potenza sabauda. Una vera ossessione di specchi e intagli e affreschi. La Sala delle Guardie adiacente all'appartamento della Reggente, ha riservato una sorpresa ai restauratori: quella sua tinta nocciola che da sempre si credeva originale, era solo sporco. «Tre strati di pittura tolti con il bisturi» precisa Enrica Pagella. Qui, da febbraio a ottobre, sarà allestito l'esclusivissimo bar del Ciò, mentre l'ufficio di rappresentanza del Comitato Olimpico avrà come cornice la sontuosa Sala delle Quattro Stagioni che, nel Settecento, era quella in cui si ricevevano gli emissari di altre corti. Non solo luoghi dello sfarzo che intimidisce: alla morte di Maria Giovanna Battista le stoffe ormai lise che tappezzavano queste camere vennero messe in vendita «per via di Trattazione senza formalità d'Incanti.». Parte finirono a un mercante per 2500 lire, un damasco fu reimpiegato nel castello di Chambery. Frange, drappi, cordoni e passamanerie in filo d'oro, invece, accuratamente staccati, vennero portati alla Zecca, fusi e trasformati in «lingotti e lingottini». Nulla si distrugge, tutto si trasforma: l'oculatezza di Casa Savoia è assoluta come una legge della fisica.
TORINO. Ciao Madama. Il restauro fa rivivere le stanze della duchessa
Il film del viaggio nel nuovo Palazzo Madama riconsegnato alla sua dignità da un restauro che, con qualche interruzione, è durato 17 anni, incomincia con un esterno giorno: le facce un po' così di gente che fa la coda in un freddo buono per le pizze surgelate d'un banco frigo. Poi, dissolvenza e primo piano su un foglio di quaderno scritto a mano: in una colonna le date, partendo dal 23 dicembre, nell'altra il numero quotidiano di visitatori: da 2500 aio mila. In tutto, più di 33 mila persone. Come dire: oltre la metà degli spettatori che, nello stesso periodo, hanno affollato le 81 sale cinematografiche di Torino.
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