Basta regalare ai Paesi ricchi le nostre menti migliori: cediamole al miglior offerente Politici, industriali, economisti e sindacalisti italiani ripetono da anni che ci vuole più ricerca perché è il motore dell'economia. Del l'economia altrui, s'intende. Un 10 di studenti sceglie tuttora le scienze dure, se ne laureano 30mila all'anno (fonte: Conferenza nazionale permanente dei presidi di facoltà scientifiche, dati 2004). Sono troppi. L'economia italiana che preferisce andare a piedi li destina a supplenze nella scuola o a contratti brevi nell'università - il Consiglio nazionale delle ricerche essendo in via di dismissione - e li ricompensa verso i 40 anni con un posto fisso a 1.200 euro al mese. Alla fame, molti preferiscono la fuga in Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania eccetera. La cittadinanza, si calcola, è ridotta a pane e cipolla per pagare la formazione di circa 4mila cervelli all'anno - costo medio: 250mila euro cadauno, totale un miliardo - che poi regala a Paesi ricchi. Almeno li donasse al Malawi che ha bisogno di aiuti umanitari, ma alla California il cui prodotto interno lordo - 1,5 milioni di miliardi dollari - supera quello italiano? Sbadataggine, masochismo, carità mal indirizzata, sui motivi dello spreco i pareri divergono, ma c'è un rimedio. I cervelli made in Italy sono ideali per l'esportazione nelle economie dinamiche e innovatrici come quella statunitense di cui il 27 del Pil deriva da attività knowledge based. Venduti con un'adeguata campagna promozionale, risolleveranno più di seggiole tailleurini e scarpe la bilancia commerciale scesa al livello del 1991 e in rosso di 7,4 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2005 (Istat, 16 dicembre). Il prezzo verrà stabilito dal mercato in base alla domanda e alla qualità dell'offerta, una qualità misurata dall'indice Arwu (Academic ranking of world universities). Tuttavia nell'Arwu 2005 un'unica università italiana, Roma-La Sapienza, figura tra i cento migliori atenei del mondo e soltanto al 97 posto. Onde evitare speculazioni al ribasso, in una prima fase, con una giudiziosa strategia di marketing verranno messi all'asta pochi lotti di ottimi cervelli. Come ha scritto il giudice americano Richard Posner che aveva proposto questo meccanismo per l'adozione dei bambini, il miglior offerente, avendo investito di più per procurarseli, se ne prende maggior cura e ne trae maggiori soddisfazioni. Rispetto agli orfanelli, i cervelli sono adulti e devono dare il proprio consenso, per cui sono previsti incentivi simili a quelli del calciomercato. Sebbene abbia lo scopo di risanare la finanza pubblica e miri cioè al bene comune, l'esportazione a fini di lucro di italiani interi e vivi potrebbe suscitare obiezioni morali e financo moti antigovernativi. L'alternativa è la chiusura delle facoltà scientifiche e la loro sostituzione con Istituti di studi superiori alberghieri (Issa) in vista di una riconversione nel turismo e di una ripresa affidata non a chimici o fisici, bensì a camerieri e gondolieri.