Glielo abbiamo ridato, l'obelisco di Axum, ma gli etiopi non sanno che farsene. E ora che, dal 25 aprile scorso, è tornata a casa, l'hanno abbandonata. Avevano già messo le mani avanti, del resto, spiegando che, almeno fino a settembre, non si sarebbe ricostruito nulla: occorreva attendere la fine della stagione delle piogge. Ma a poco meno di un anno dall'arrivo le 180 tonnellate di pietra basaltica sono ancora là, nei cassoni di metallo, protetti da qualche coperta e dei teloni, nella città santa dell'antico impero etiopico, divise in tre pezzi, in attesa di essere ricomposte. Spiega il Washington Post che durante la lunga attesa, gli archeologi un sito adatto erano anche riusciti a trovarlo, salvo poi scoprire che là sotto riposavano da millenni le spoglie dei sovrani che rivaleggiarono con Roma, la Gina e la Persia. Tutto fermo, quindi. Anche se, nei patti, la stele va ricollocata jiel parco archeologico di Axum, con l'aiuto dei tecnici italiani dei Beni culturali. E «il programma è stato rispettato. Siamo nei tempi previsti», spiega il prof. Giuseppe Proietti, capo dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del ministero. Anzi, si continua a pagare perché «nel 2005 il Consiglio dei ministri ha stanziato altri fondi, assegnati all'Unesco per realizzare il rimontaggio». Si potrebbe anche individuare un luogo alternativo, se non fosse per le baruffe tra autoctoni. Nessuno vuole cedere un po' del proprio terreno per gli scavi. «Poi, dove li mandiamo a pascolare gli armenti?», si chiedono i ras locali, gelosi sì del patrimonio culturale dell'antica capitale della Regina di Saba, ma soprattutto della sopravvivenza in un Paese dove si crepa di fame. Ma il prof. Proietti nega che i fatti siano collegati: «Sarà il Parco degli Obelischi di Axum ad accogliere la stele. I lavori dovrebbero riprendere in primavera per poi essere di nuovo sospesi per la stagione delle piogge. Il completamento è previsto per l'autunno dell'anno prossimo». L'esperto smonta la tesi del quotidiano statunitense: «Le sepolture in realtà sono in un'area adiacente e non sotto la fossa che c'è già e sulla quale è stato compiuto uno studio geologico per tenere conto di eventuali sollecitazioni si-smiche». Che il lavoro sia stato complesso, è evidente, «ma la scuola italiana di restauro è la migliore al mondo e lasciare il lavoro ultimo agli etiopi, ai tedeschi o agli svedesi che già si erano offerti gratuitamente, sarebbe stato paradossale». Forse ad Addis Abeba sono stati più furbi del Negus, Hailé Selassié, che nel 1969, pur di non pagare i costi di trasporto, facendo di necessità virtù, lo donò agli italiani, lasciandolo a Roma. Incalzata dall'obbligo di riparare ai danni del colonialismo, l'Italia versò all'Etiopia. la somma necessaria al viaggio del monumento. Se non che, prima della partenza, il denaro era già stato speso. E fu così che i nostri ex sudditi ci riregalarono l'obelisco. Infine, sborsando sei milioni di euro, il governo Berlusconi era riuscito a rispedire il collo a destinazione. Da oppositore ormai storico del progetto, Vittorio Sgarbi si attendeva un esito simile: «Lo sapevo. Basta pensare che hanno chiuso la Domus Aurea a Roma. Per tenerla in piedi occorrevano 4-5 milioni di euro. Molto meno di quel che hanno speso per questa vicenda. Non c'era nessuna urgenza e nessuna necessità, se non la rivendicazione terzomondista di alcuni giornalisti inglesi che avevano acceso l'animo di una parte del potere locale, anche se al popolo non interessa niente dell'obelisco». Ma ora dobbiamo erigerlo a nostre spese. Perfetti garantisce che i copti attribuiscono «una valenza di grande significato religioso all'obelisco e si guarderebbero bene dal trattarlo male». Peccato che non sia nemmeno un simbolo sacro cristiano, «ma di una religione che non c'è più», replica Sgarbi.
L'Etiopia non sa che farsene della stele di Axum
L'obelisco di Axum, donato all'Etiopia nel 1969, è stato ritirato e lasciato ad Axum, dove è stato abbandonato. Gli etiopi avevano previsto di ricostruire solo fino a settembre, ma il lavoro è stato sospeso a causa della stagione delle piogge. L'obelisco è stato trovato un sito adatto per la sua ricostruzione, ma gli archeologi hanno scoperto che sotto di esso riposano le spoglie dei sovrani etiopi. Il governo italiano ha rispettato il programma di ricostruzione e il lavoro dovrebbe riprendere in primavera.
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