I dati Istat Dopo il boom del 2002 si fermano le compravendite di immobili. La diminuzione riguarda però solo i fabbricati adibiti agli usi commerciali e produttivi In molti lo auspicano (la gufata contro palazzinari e immobiliaristi è d'obbligo), ma che si sia all'inizio inequivocabile della crisi del mercato immobiliare è forse ancora un po' presto per dirlo: certo, i recenti dati sul pil indicano che la spinta del mattone sembra ormai finita. Sicuramente ci sono segnali di rallentamento. I risultati della rilevazione sull'attività notarile diffusi ieri dall'Istat registrano infatti una brusca frenata delle compravendite di immobili nel 2003, il cui ammontare complessivo (pari a 1,02 milioni) è risultato inferiore dell'1,7 rispetto agli 1,04 milioni del 2002. E' un dato che, analizzato nel dettaglio, offre alcuni spunti interessanti. In primo luogo occorre tenere presente il fatto che il 2002 ha rappresentato un anno di vero e proprio boom per le transazioni immobiliari, cresciute quell'anno del 15,7 rispetto al 2001, mentre fra il 1999 e il 2001 i dati diffusi dall'Istat registrano una sostanziale stabilità delle compravendite. Il rallentamento del 2003 va dunque interpretato proprio alla luce dell'exploit del 2002, difficilmente replicabile. Le tendenze emerse dalla rilevazione Istat trovano peraltro conferma nei dati diffusi dall'Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell'Agenzia del territorio, che registra nel 2003 una riduzione dell'1,1 nelle transazioni rispetto all'anno precedente. Secondo l'Omi nel 2004 le compravendite sono nuovamente auumentate del 6,8 mentre la crescita nel 2005 viene stimata attorno al 4,5. Un secondo elemento interessante contenuto nei dati diffusi ieri riguarda la dinamica registrata con riferimento alle diverse tipologie di immobili. In un paese dove pesanti segnali di crisi produttiva si susseguono ormai da mesi, non meraviglia che ad arretrare siano stati nel 2003 proprio le compravendite relative agli immobili adibiti ad uso commerciale e industriale. Quelle relative all'uso ufficio, per esempio, sono diminuite del 42,7, tornando sotto al livello registrato nel 2001. Sono scese inoltre di poco meno del 20 anche le transazioni relative ai fabbricati adibiti a uso commerciale e industriale, anche queste tornate ai livelli precedenti il boom del 2002. Anche i dati diffusi dall'Omi confermano questo quadro, indicando peraltro come nel 2004 le transazioni relative agli immobili adibiti ad usi produttivi siano rimaste ancora ampiamente al di sotto dei livelli raggiunti nel 2002. Secondo i dati Istat restano invece stabili nel 2003 (0,4) le compravendite relative agli immobili ad uso abitativo, relative a poco meno di 942 mila unità: anche per queste unità immobiliari il 2002 aveva fatto segnare una forte espansione delle acquisizioni, aumentate in quel solo anno del 14,8 rispetto al 2001. L' Omi segnala tuttavia una forte ripresa del mercato residenziale nel 2004 (5,5) con un successivo rallentamento nel 2005 (2,7). Il brusco rallentamento degli acquisti di fabbricati ad uso produttivo è stata decisamente sostenuta nelle regioni del settentrione, dove le vendite per uso ufficio si sono in media dimezzate. Fra le regioni del centro solo il Lazio mostra riduzioni più contenute, mentre nel Meridione (comunque caratterizzato da un forte arretramento delle compravendite) spicca il caso della Campania, dove le transazioni per uso produttivo sono invece aumentate.
L'orgia dei palazzinari . Crescono le vendite di case, ma è crisi per gli edifici industriali
I dati Istat rivelano che le compravendite di immobili nel 2003 sono state inferiori del 1,7% rispetto al 2002, con un totale di 1,02 milioni. Il 2002 è stato un anno di boom per le transazioni immobiliari, con un aumento del 15,7% rispetto al 2001. Il rallentamento del 2003 è stato interpretato come un segno di fine del boom. I dati dell'Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) confermano questo trend, con una riduzione del 1,1% nelle transazioni nel 2003. Le compravendite relative agli immobili ad uso commerciale e industriale sono state le più colpite, con una diminuzione del 42,7% nel 2003.
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