Il direttore Antonio Padoan replica all'architetto Renata Codello: «Considerazioni fuori luogo, scriverò a Roma» «La soprintendente è andata al di là delle competenze. Il ministero deve sapere cosa accade a Venezia» Dalle ampie vetrate del suo ufficio si vede la struttura portante quasi completata del nuovo ospedale di Mestre. Per terminare la costruzione ci vorranno ancora molti mesi di lavoro tuttavia lo "scheletro" del grande edificio che sta sorgendo a Zelarino è visibile a chiunque vada a fare le spese al centro commerciale Auchan. «Due anni fa nessuno ci avrebbe scommesso un soldo bucato - esordisce il direttore generale dell'Asl 12 Antonio Padoan - e invece l'anno prossimo cominceranno ad allestire gli interni. Venezia, Mestre e la terraferma avranno così un ospedale all'avanguardia». In effetti, ci sono opere di cui si parla poco e crescono a vista d'occhio (e l'ospedale di Mestre ne è l'esempio) mentre ce ne sono altre come il famigerato "quarto ponte" sul canai Grande di cui si parla contìnuamente e che sono invece da anni ferme al palo. In un'intervista pubblicata venerdì scorso sul Gazzettino, la Soprintendente Renata Codello aveva esternato a lungo sul progetto dello studio Altieri per la realizzazione del nuovo padiglione Jona, che trasformerebbe l'ospedale Civile in una struttura moderna e funzionale. Per la Soprintendente la volumetria del nuovo edificio e i materiali di costruzione (vetro e ferro) sarebbero inaccettabili e per questo ha bloccato tutto, suggerendo alternative che ora sono diventate inaccettabili per l'Asl. «Sono rimasto qualche giorno in silenzio - precisa Padoan -per rispetto istituzionale e personale nei confronti dell'architetto Codello, ma le sue dichiarazioni sono andate al di là delle sue competenze». La Soprintendente ha parlato intanto di dimensioni eccessive e materiali inappropriati per Venezia. «Non capisco, in quanto a dimensioni, il nuovo edificio è più basso di due metri rispetto a quello esistente e avevo detto che si sarebbe potuto abbassarlo di un piano perché l'ultimo è lestinato ad ospitare servizi tecnici e gli spogliatoi. L'abbiamo impiegato molte volte ma i prolemi permangono. Veniamo al nateriale: vetro e ferro. Sorrido quando l'architetto Codello mi viene a dire che vetro e ferro non hanno precedenti a Venezia. Vogliamo ricordare la Carive, l'Enel, l'Università all'ex Macello? Il ponte di Calatrava? La verità è che vetro e ferro sono stati utilizzati parecchio a Venezia dagli anni Cinquanta in poi. Se c'era da "temperare" la presenza del vetro nella facciata con dei marmi o altro bastava un'osservazione. Il costo dell'opera non sarebbe variato». Ci sono anche altre osservazioni. «Le altre sono tutte sbagliate. Dice che lo Jona è "una buonissima costruzione in calcestruzzo degli anni 20 e ristrutturata di recente". In realtà ci sono stati gravi cedimenti e una perizia del professor Vitaliani ha evidenziato carenze statiche su tutti i solai. Non le è consentito dire sciocchezze di questo genere senza sapere come stanno le cose. Continuiamo? Dice che il padiglione Semerani "è un esempio di eccellenza sanitaria". Proprio in quell'edificio l'Asl ha speso 10 miliardi delle vecchie lire negli ultimi anni per metterlo a posto. È stato riempito il vuoto di quell'inutile ed enorme portico e sono stati rifatti completamente gli impianti di condizionamento e antincendio. Tra le stanze di degenza e il corridoio ci sono cinque gradi di differenza nella temperatura. Questo è l'esempio di efficienza sanitaria». Tra i motivi di perplessità, la Soprintendenza ha parlato anche di costi di manutenzione troppo alti. «Ho letto dichiarazioni molto antipatiche, del tipo "il direttore generale se ne andrà e all'Ulss resterà sul groppone un'opera costosissima da mantenere". Non è consentito all'architetto Codello di esprimere questi giudizi perché non la riguardano e comunque, per dovere di informazione, i primi 25 anni di manutenzione sono a carico del costruttore. Vorrei poi ricordare che l'opera è stata approvata dal Nucleo di valutazione regionale, formato da dirigenti molto esperti che evidentemente la pensano diversamente. Ma poi ci sono dichiarazioni pericolosissime del tipo "qualunque nuovo edificio a Venezia ha bisogno di un consenso ampio". Ciò mi fa ricordare tempi politico-studenteschi molto distanti. Frasi come "il project financing è stato un errore" mi confermano quanto inopportune siano simili dichiarazioni fatte da un dirigente, la quale tra l'altro propone alternative scartate dall'azienda perché antieconomiche. Queste dichiarazioni le spedirò al ministro dei Beni culturali perché possa valutare ciò che sta accadendo a Venezia». In definitiva, il rapporto con la Soprintendenza si è guastato o c'è la possibilità di recuperarlo? «Credo che la Soprintendenza faccia un lavoro importante, necessario e generalmente apprezzato, ma questo lavoro non può essere un diniego indifferenziato a tutto ciò che è nuovo. Questa tendenza si rafforza nei confronti dell'ente pubblico mentre il resto della città viene trasformato in residenza alberghiera con stravolgimenti interni di edifici anche storici. Questo vincolismo ossessivo è una punizione per la città. In definitiva, alla fine sono convinto che l'intelligenza e la saggezza prevarranno.