Predoni con arnesi professionali e la mappa dei pezzi migliori: tutto pianificato? - Il saccheggio del Museo archeologico di Baghdad non è stato il risultato casuale dell'iniziale anarchia provocata dalla caduta della capitale ma una operazione premeditata e pianificata nei più minimi dettagli. Tant'è che molti oggetti rubati stanno già raggiungendo collezioni di antichità private in giro per il mondo. Secondo le testimonianze dei guardiani e dei funzionari del Museo archeologico più importante del Medioriente i saccheggi sono avvenuti in due ondate. Il primo attacco è iniziato all'alba di giovedì 10 aprile ed è durato fino alla sera di venerdi. I saccheggiatori erano muniti di attrezzature specialistiche per tagliare vetri e pietre, sapevano dove trovare le chiavi delle camere blindate nei sotterranei e più specificamente che cosa prelevare. La seconda ondata dei giorni seguenti è stata più «opportunista», il tipo di saccheggio che il ministro della difesa Rumsfeld ha descritto durante una conferenza stampa dell'11 aprile come l'esuberanza naturale di un popolo appena liberato da trent'anni di dittatura. Tornando alla prima ondata di saccheggi, la testimonianza di Mohsen Hassan, vice conservatore del Museo, rivela come molti dei saccheggiatori non provenivano dai quartieri poveri di Baghdad ma erano di classe media, e sembravano sapere esattamente cosa cercare. «Conoscevano il valore di quel che prendevano? Lo sapevano assolutamente - ha dichiarato Hassan al New York Times - e sapevano quali erano gli oggetti più pregiati della nostra collezione». L'archeologo Donny George, direttore dell'ufficio antichità del governo iracheno, ha descritto come i suoi dipendenti siano stati minacciati di morte quando hanno cercato di impedire il furto delle opere più importanti, mentre altri saccheggiatori che si dedicavano a mobili e materiale d'ufficio scappavano, se sfidati. «E' certo che sapevano quello che volevano» ha detto George facendo vedere strumenti per tagliare il vetro e per la lavorazione della pietra, insistendo che un ladro comune non si porterebbe appresso arnesi come quelli. «Erano ben organizzati e sembra che avessero già pianificato come esportarli dal paese». Altri testimoni presenti durante le prime 48 ore di saccheggio hanno descritto alcuni uomini presenti sul luogo, ben vestiti e con ricetrasmittenti, e di artefatti trasportati dal museo in ben ordinati convogli di camioncini. Inoltre tutte le repliche di oggetti preziosi esposti nelle baceche non sono state toccate, mentre gli originali custoditi sotto chiave nei depositi sono spariti. Ventotto gallerie, camere blindate, depositi sotterranei di vari piani non illuminati protetti da grandi porte di acciaio completamente depredate. Più di 170.000 ogetti rubati, testimonianze delle origini della nostra civiltà a partire dal decimo millennio avanti Cristo, una perdita per l'umanità paragonabile al rogo della biblioteca di Alessandria, secondo Elizabeth C. Stone, docente di antropologia all'Università dello Stato di New York. Karl-Heinz Kind, specialista per il traffico internazionale di oggetti d'arte e antichità per l'Interpol, ha dichiarato al Daily Telegraph di Londra che «abbiamo già notizie di oggetti in vendita in Svizzera e nel Giappone». Tutti questi fatti hanno portato gli esperti dell'Unesco, l'organizzazione dell'Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura, riuniti a Parigi il 17 aprile, a dedurre che il saccheggio era stato pianificato ben prima della guerra da mandanti fuori dal paese. Nell'incontro di Parigi, McGuire Gibson, presidente dell'Associazione Americana di Ricerca a Baghdad, ha annunciato di aver avuto informazioni che alcuni oggetti del museo erano stati già inviati in Iran ed in Europa. «Sono sicuro - ha detto Gibson - che il saccheggio era stato organizzato da persone fuori dal paese». E pensare che la stessa agenzia capeggiata dal proconsole americano ed ex generale Jay Garner, l'ufficio di ricostruzione e assistenza umanitaria, la Orha, aveva inviato il 26 marzo una notifica al comando delle forze armate americane indicando 16 siti da proteggere che «devono essere messi al sicuro al più presto». La prima della lista era la banca nazionale, la seconda il Museo archeologico di Baghdad. Il ministero del petrolio era ultimo nella lista. Insieme al ministero degli interni, è stato invece il primo ad essere messo al sicuro dalle truppe di occupazione del genrale Franks. Il Pentagono si è difeso dichiarando che il suo compito era di proteggere i siti durante la battaglia ma non dopo, quando sono niziati i saccheggi. «Tutto questo malgrado le organizzazioni archeologiche e culturali da mesi avessero avvertito le autorità del pericolo di saccheggi, ma nessuno ci ha dato retta» ha detto Neil Brodie , esperto di commercio illegale di antichità di Cambridge. L'Unesco ha chiesto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu approvi al più presto una risoluzione che imponga l'immediata proibizione del commercio di antichità o di oggetti appartenenti al patrimonio storico dell'Iraq. Volendo appropriarsi di un'antica tavoletta cuneiforme della Mesopotamia, o una collana sumera, o una punta di freccia bronzea di più di 2000 anni, o «un importante bassorielievo assiro» per 150mila dollari, per ora basta indirizzarsi sul sito di aste internet E-Bay e comprarli.