Muri trasparenti. Facciate coperte d'acqua. Pareti di lava. Ville e appartamenti cambiano faccia. E il piccolo è la sfida più grande. Parola di un guru dell'architettura Le aspirazioni a una casa sono infinite come infiniti sono coloro i quali pensano e sognano alla loro casa ideale. Cercando di fare ordine tra le grandi residenze unifamiliari o i piccolissimi padiglioni oltre la città, o ancora aggregati di case, appartamenti o, usando un termine dispregiativo, palazzine, ci si può facilmente perdere. In fin dei conti il cosiddetto gusto comune immagina l'abitazione senza tanto discostarsi dai modelli più banali o da quello che si vede in trasmissioni del genere "Grande Fratello". Poi ci sono i più sofisticati che vedono le pareti all'interno del loro appartamento come il nemico da abbattere. Pentendosene alla prima occasione quando rumori e fritture si diffondono, senza barriere, nel loro meraviglioso loft. E poi ci sono coloro i quali non hanno accesso a un'abitazione di proprietà e a volte neanche in affitto, che qualunque luogo o qualunque dimensione va bene pur di uscire da una delle peggiori difficoltà della vita: l'assenza di un tetto. Facendo scorrere immagini di architetture residenziali sparse in diversi paesi del mondo, che hanno come proprietari appartenenti a differenti classi sociali e che possono essere spazi minimi o generosi, quello che risulta abbastanza chiaro è che il vero sogno, la vera aspirazione per quanto concerne una casa sono la superficie, un'altezza importante del soffitto e grandi finestre che, contrastando con tutti i principi energetici, inondano di luce e di aria lo spazio interno. Il complesso di appartamenti a Oy-Oulun, in Finlandia, di una risposta di grande eleganza tramite le doppie facciate che coprono l'edificio - colorate, di legno o di vetro - in cui si declina perfettamente il "condominio" come un luogo di privacy, ma anche di comunità. E questa è la grande sofferenza di tutti quelli che devono vivere insieme ad altri: vorrebbero sì un condominio, ma essere i soli abitanti dell'edificio. La difficoltà del vivere insieme ha portato, negli ultimi rrcnt'anni, una gran parte di olandesi a fuggire le città e a vivere la mistificazione di essere isolati nella loro casa unifamiliare, ma a un fischio dal vicino che, anche lui. è convinto di essere isolato nella sua "cellula". Poi ci sono gli studi per un futuro impossibile, che riprendono molti dei temi delle "case mobili" degli anni '60 e '70. tenia amatissimo da quelle avanguardie situa-zioniste. Lab Zero, uno studio italiano, recupera appunto una di queste immagini, pensando a una cellula che può essere "poggiata" in ogni sito possibile, in una struttura di acciaio e di Ette, fibra tessile estremamente resistente; la cellula è di 57,70 mq quando è aperta e quando si contrae non supera i 13 mq. Il fatto interessante e che il paesaggio non viene assolutamente intaccato. La ricerca spaziale, in questo e in altri casi, ha posto il lab (la navicella spaziale) come l'obiettivo per far coincidere dimensioni minime e la mobilità. Ma se continuiamo su dimensioni sempre più minute di una residenza urbana, incontriamo spazi sia urbani che extraurbani che spesso in un unico ambiente concentrano ogni funzione. A Londra un appartamento di dimensioni veramente minime ha muri scrostati, pareti-armadi in metallo, a riquadri e a scomparsa e, dominante su tutto, una grande vasca da bagno. Oppure, altro motivo che annulla le piccole dimensioni è il bianco: come l'appartamento di Tose Tarragò in La Azohi'a, dove questo non colore è dominante e da l'effetto come se immergessimo in un secchio di vernice una qualunque cosa all'interno di un appartamento. E questo è concettuale. A Firenze, in pieno centro storico, Avatar Architettura, con raffinatezza fa funzionare pochissimi metri quadrati con due letti, cucina, bagno, legno per terra e quasi nessun mobile. Oppure, uno studio parigino a rue Rochechouart, dove Peter Tyberghien in un solo spazio ancora più piccolo del piccolo si concede un letto, una vasca da bagno disegnatissima, sgabelli, mensole e quant'altro, tenendo il pavimento in cemento. Ma ci sono invece quelli che adorano luoghi dove la roccia nera vulcanica prevale sulla casa: e questo è alle Canarie, dove Pa-lerm e Tabares dialogano con un sito difficilissimo, traendone ispirazione e stabilendo nei grandi vuoti semi-aperti della casa, la transizione tra il dentro e il fuori. In un piccolo centro in velli di una villa. La fluidità è un altro dei bisogni evidenti in un progetto abitativo che vedrà la luce il prossimo anno del giapponese Endo (Bubblearchitecture H), che sulle montagne a nord di Hyogo progetta una serie di bolle senza soluzione di continuità. Oppure si può essere rigorosi o minimalisti in un complesso residenziale a Mexico City, in una zona con presenze dell'epoca art déco, dove lo studio Ten Arquitectos sviluppa il tema di una elevata flessibilità abitativa lasciando le facciate semplicemente in cemento, con vetrate che hanno infissi invisibili. A New York, a Shanghai o a Mosca si continuano a costruire torri più o meno snelle di abitazioni. Ma anche il tema della sostc-nibilità è quasi un incubo per un certo numero di architetti. Wall House è un progetto cosiddetto hidroponico realizzato a Roanoke, in Virginia, da Felipe Assadi. L'architetto immagina un edificio residenziale che ha la facciata alimentata dall'acqua e sulla quale si può anche coltivare una discreta vegetazione. Fn più, grazie a un sistema ipereomplicato di flussi, di depositi e altre alchimie raffinatissime, Assadi rende la sua casa un sistema in cui più si consuma energia e più se ne produce. Non mi chiedete in dettaglio come alla fine possa funzionare, ma funziona. Tornando in Giappone, Takeyama ha costruito Refraction House, una piccola casa unifamiliare per il proprietario di un ristorante alla periferia di Nagoya. I giapponesi adorano gli spazi minimi, non potrebbero fare in altro modo, e in questo caso si tratta una specie di scultura allungata con pavimento in cemento, legno e pareti mobili. In Europa, e non solo, la ricerca per unità miniine abitative a basso costo non si è mai arrestata. Ultimo esempio in Francia, a Nancy, un piccolo quartiere dove architetti più o meno giovani, come il gruppo Peripherique, Shigeru Ban, Poitven, Duncan Lewis, hanno dato vita a una sperimentazione estremamente efficace. Piccolo, economico e bello.
Voglio abitare dentro un'idea
L'architettura residenziale è un campo in continua evoluzione, con diverse tendenze e progetti che cercano di rispondere alle esigenze dei cittadini. Alcuni progetti si concentrano sulla creazione di spazi minimi e efficienti, come ad esempio il complesso di Oy-Oulun in Finlandia, che presenta doppie facciate colorate e una struttura che combina privacy e comunità. Altri progetti si ispirano alle "case mobili" degli anni '60 e '70, come ad esempio il progetto Lab Zero, che propone una cellula residenziale che può essere "poggiata" in qualsiasi sito possibile.
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