Torre del Greco. È raro che torni. Ma quando il maestro arriva in città per far visita ai pochi amici che ancora vivono all'ombra del Vesuvio, trova solo le macerie dei ricordi d'infanzia e giovinezza. Così è successo a dicembre del 2004 quando si è esibito, dopo vent'anni di silenzio, in un concerto di beneficenza al teatro Corallo ricevendo anche la cittadinanza onoraria. Così è capitato l'ultima volta che ha messo piede a Torre del Greco, pochi giorni prima di Natale, quando ha accompagnato, nel viaggio d'addio, il feretro della mamma al cimitero di viale Campania. E per Salvatore Accardo è stato doppiamente doloroso tornare nella città d'origine che, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa, è stata bollata come terra dì camorra. «A Torre del Greco - confida il violinista - vengo ormai rarissime volte. Qui ho ancora un cugino e un numero ristretto di amici, tra cui Roberto Minicucci. A questi luoghi mi legano i ricordi dell'infanzia e di mio padre: diceva che al mondo non esistono città più belle. Purtroppo non sono d'accordo anche se quando ero bambino non era affatto brutta». Il 1973 è l'ultimo anno che il maestro trascorre a Torre del Greco. I suoi impegni lo portano in giro per il mondo: la valigia sempre pronta e, forse, la mentalità troppo ristretta dei concittadini lo convincono a tagliare le radici e trasferirsi per sempre. Trent'anni dopo, della vecchia città non trova quasi niente. «Hanno fatto cose pazzesche - ribatte Accardo - Abusi edilizi e costruzioni terribili hanno stravolto e rovinato tutto. La litoranea era bellissima con il mare limpido e pulito. Poi hanno realizzato quei palazzoni assurdi. Ma anche il porto era suggestivo: ci andavo a vedere le barche con i pescatori che tornavano. Altri tempi. Oggi salverei via De Nicola, ma anche lì hanno costruito troppo. Di sicuro la cosa più bella di Torre è il cimitero monumentale. E se il territorio è così mortificato, la colpa è di chi ha costruito e investito male». Poi il pensiero va alla decisione del governo di sciogliere il Consiglio comunale per camorra. «Mi rattrista molto e mi fa rabbia che sia successo - dice il maestro - anche se non mi sorprede che sia accaduto. In passato la camorra ha colpito un mio carissimo amico neurologo che non aveva voluto sottomettersi: ha perso un occhio ma non la stima. Ho saputo che tra i commissari c'è anche il generale Carlo Alfiere. Non poteva andare meglio per Torre del Greco: il generale è una persona di tutto rispetto, uomo di grande rigore e onestà». L'ultimo ricordo è per i torresi: «Restano troppo chiusi nella loro città. Sono - dice - come i senesi: alcuni non vanno neanche a Firenze. E questo è negativo perché non permette di crescere. E i torresi, pur essendo marinai, hanno viaggiato per modo di dire. Conoscono realtà limitate e anche dal punto di vista culturale sono rimasti un po' provinciali. Ma hanno il pregio di amare la loro terra».