II «sor Gianni» di Porta Portese. Giovanni F., settantaquattro anni, alla domenica un banco di casalinghi e cianfrusaglie varie nel popolare mercato, ma il bello era nascosto sotto il ripiano ricoperto di oggetti di scarso valore: alcune cassette di frammenti archeologici e un paio di borsoni con i pezzi più pregiati, all'apparenza attici e della Magna Grecia ma anche etruschi e romani, venduti per qualche centinaio di euro. A incuriosire i «baschi verdi» della Guardia di Finanza sono stati soprattutto alcuni acquirenti del banco, signori distinti che sembravano improvvisamente inclini ad occuparsi di piatti e scodelle, orologi da parete o candelabri piuttosto andanti. Acquisti curiosi, accompagnati in genere da uno strano traffico sopra e sotto il banco che vedeva il sor Gianni confabulare poi in disparte con i suoi clienti. È nata così tre settimane fa un'indagine guidata dal capitano Alessandro Lo Bello del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Roma, un'inchiesta che ha portato alla scoperta di una piccola miniera di reperti archeologici, sulla cui qualità dovranno dare una risposta a giorni gli archeologi della sovrintendenza di Roma. Veri o presunti che siano, i reperti sono quasi novemila, 8972, in larghissima parte piccoli frammenti (3568) e pezzetti di vaso e buccheri etruschi (2.089) oltre a tessere di mosaico di pasta vitrea colorata (3.002), ma anche piccole kylix, anfore, vasi, statuette di terracotta, lucerne, contenitori per olio, vasi, brocche, anfore, tessere di mosaici, statuette votive in terracotta. Dopo vari appostamenti e verifiche, l'uomo - un calabrese trapiantato in Romagna, con un'appendice a Roma - è stato seguito lungo tutto il suo itinerario che dalla residenza di Romini lo portava in una villetta di Prima Porta presso l'abitazione di una sorella e poi a Porta Portese. La scorsa notte l'uomo è stato fermato da una pattuglia dei Baschi Verdi mentre a bordo della propria auto stava andando a fare alcune consegne. All'interno dell'abitacolo sono stati sequestrati tre borsoni colmi di reperti archeologici. Poi, nell'abitazione della sorella del pensionato, i finanzieri hanno trovato un vero e proprio laboratorio per il restauro dei reperti, che venivano ripuliti e riassemblati, con tanto di metal detector (tre) e tutto l'equipaggiamento da tombarolo. L'uomo è stato denunciato per possesso illecito di beni culturali appartenenti allo Stato e violazione in materia diricerche archeologiche. Le indagini sono ancora in corso per individuare compiici e tra gli indagati potrebbero spuntare alcuni incauti acquirenti.