Caccia al tesoro in archivio Egregio DIRETTORE, mi rivolgo qui al suo giornale per esporre una vicenda paradossale. Vicenda che mi spinge a credere che la burocrazia italiana abbia persino il potere di contribuire alla creazione di gialli, che potrebbero far da appendice al Codice da Vinci. Al centro della questione l'attribuzione del Ritratto di Luca Pacioli esposto alla pinacoteca di Capodimonte di Napoli e noto in tutto il mondo quale capolavoro del Rinascimento italiano. Eppure l'accostamento tra il dipinto e l'opera di Dan Brown non è del tutto arbitrario se guardiamo alla sua storia. Un capolavoro riscoperto dopo secoli, offerto a un prestigioso museo nazionale, la Pinacoteca di Brera, che lo rifiuta. Il successivo tentativo di esportarlo in Inghilterra e destinarlo al British Museum di Londra. Il sequestro in dogana, una perizia per valutarne il valore economico per l'esercizio della prelazione dello Stato risolta in un'affrettata attribuzione e basata sull'erronea soluzione dell'enigmatico cartiglio ritratto nel dipinto. Se questi sono gli antefatti di fine Ottocento, il seguito - che ho sperimentato personalmente - riguarda la scomparsa dei documenti d'archivio dell'originaria offerta di vendita dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici di Milano. Documenti che potevano dare una traccia sull'ignoto autore e risolvere la questione attributiva. Infatti nella cartella sparita dalla Soprintendenza milanese era contenuta un'offerta d'acquisto nella quale la tela era attribuita a Leonardo. Ma purtroppo a Brera, di questi documenti, si è persa la traccia. L'opera, che aveva suscitato l'interesse del pittore ed esperto collezionista rinascimentale inglese Carles Fairfax Murray, amico dell'ancor più noto scrittore e critico d'arte inglese John Ruskin, rappresenta il monaco matematico Luca Pacioli nell'esercizio di una lezione ed è un'esegesi in pittura del suo trattato De Divina Pro-portìone, realizzato in collaborazione e con i disegni di Leonardo da Vinci. Nonostante questo preciso riferimento storico e la ripresa nel dipinto del poliedro "rombicubottaedro" disegnato da Leonardo, pur nella revisione critica dell'attribuzione originaria, il dipinto continua a essere riferito al pittore Jacopo de' Barbari per la scritta siglata «Jaco.Bar Vigennis 1495» posta sul cartiglio raffigurato nel dipinto. Mi sono fatto carico e reso promotore della diffusione della questione attributiva del dipinto, richiamando l'attenzione di istituzioni ed esperti, segnalando indagini e ricerche storiche e documentali, riprese nel sito www.ri-trattopacioli.it per diffonderle presso un più vasto pubblico. Nel corso delle ricerche svolte è stata rilevata la presenza nell'inventario informatico dell"Archivio antico parte I" della Soprintendenza di Milano di un fascicolo relativo all'offerta del dipinto all'Accademia di Brera, così annotato: «Cassetta 8, Offerte d'acquisto e acquisti n. 158,1839-1882-"Leonardo da Vìnci, Ritratto di fra Luca Pacioli (respinto)"». Richiesta la consultazione e messomi a disposizione il materiale, dalla cassetta 8 risultava mancante soltanto il fascicolo attinente al Ritratto di Luca Pacioli. Dopo un intero anno di attese e di vane ricerche, ho presentato il 10 ottobre 2005 un esposto al ministero dei Beni culturali e alla Procura della Repubblica di Milano. La Soprintendenza ha addotto un erroneo riposizionamento del fascicolo, ma senza alcuna precisazione sulle ultime consultazioni o attività dell'ufficio che avessero potuto causarlo. La scomparsa, non essendovi registrata, è successiva alla formazione dell'inventario informatico eseguito tra il 1999 e il 2000 e va segnalato che un caso analogo si è verincato alla Biblioteca di Matematica dell'Università degli Studi di Milano, dove risulta mancante un fascicolo della collezione della Mathematica! Gazette, con l'articolo del matematico Nick Mackinnon, nel quale in base a rilievi di carattere matematico-geometrici si attribuisce a Leonardo il poliedro di cristallo rappresentato nel Ritratto di Luca Pacioli. Ora il procedimento penale contro ignoti è pendente presso la Procura della Repubblica di Milano, ma il Dipartimento per i Beni archivistici e librari ha declinato la propria competenza senza indicare l'ufficio competente e precisare se la denuncia sia stata girata a chi di dovere, d'ufficio e per gli adempimenti istituzionali. Si è avanzata peraltro l'assurda ipotesi di un versamento all'Archivio centrale dello Stato a Roma, non in funzione di raccolta tematica o cronologica di un'intera collezione di documenti, ma del singolo e unico fascicolo sparito dalla Soprintendenza di Milano, che per suo conto non l'ha mai asserito, hi sostanza l'iniziativa per la richiesta di indagini e ricerche si è risolta in sede amministrativa nell'invito ad andarlo a cercare altrove. Con buona pace del servizio pubblico da rendere a studiosi e utenti. GIOVANNI BARCA