Il gioiello juvarriano riceve l'omaggio di oltre 22 mila visitatori in tre giorni. I torinesi hanno ritrovato la loro «Casa dei secoli». Così Guido Gozzano chiamava «Palazzo Madama», cuore di Torino, in piazza Castello, testimone nelle sue vestigia di 2 mila anni di storia, dall'epoca romana fino al Risorgimento. In tre giorni, da quando ha riaperto le sue porte, dopo restauri avviati nel 1988, ha accolto oltre 22 mila e 500 visitatori. Solo ieri, fin dal mattino, oltre 10 mila persone hanno affrontato una coda continua, conclusasi solo alle 19, quando la dimora ha congedato le ultime visite della giornata. L'hanno percorsa dalle sue memorie più profonde, dagli scavi archeologici d'epoca imperiale al salone del principe Ludovico d'Acaja, che fra il 1402 e il 1418 trasformò la dimora da rocca medievale in residenza principesca. Poi sono salite lungo il maestoso scalone di Juvarra, alla scoperta di quello che i contemporanei avevano quasi dimenticato di possedere. Sono gli appartamenti di «Madama Reale», quella Maria Giovanna di Nemours che ha legato il suo nome al Palazzo. Rimasta vedova del Duca Carlo Emanuele II, fu reggente dello Stato e ferrea madre dell'altrettanto rigoroso Re Vittorio Amedeo II di Savoia, colui che liberò Torino dall'assedio francese del 1706, di cui quest'anno ricorre il terzo centenario. Era donna raffinata quanto determinata. Nel 1675 scelse come dimora il palazzo perché non fosse detto che contendeva quello Reale al figlio, che pure intendeva dominare. Affidò l'antica dimora degli Acaja all'estro di Filippo Juvar-ra, che ne riplasmò la facciata come oggi la ammiriamo. Per «Madama» creò gli spazi appena riaperti al pubblico, poi riplasmati fra il 1928 e il 1930. Maria Giovanna di Nemours attende i suoi ospiti seduta a cavallo, trionfante, come la ritrasse Giovanni Luigi Boffi. Per incontrarla si varca prima la sala del senato Subalpino, realizzata nel 1644, coprendo il cortile medievale. Poi si accede alla camera delle guardie, con stucchi ripresi dalla Reggia di Vena-ria. Superato il salone delle feste e la sua volta affrescata come un cielo sereno, ecco le sale private di «Madama». Quella delle «Quattro stagioni», realizzata da Domenico Guidobono nel 1708, era il «Gabinetto grande del circolo» delle dame, anticamera della sovrana. Per sé aveva riservato quella che oggi guarda sul monumento al Cavaliere d'Italiaj dirimpetto ai portici detti della «Fiera», dove già allora si trovavano i migliori mercanti. La città ne riscopre infine il fasto, sottolineato non solo dai quadri della Real casa, ma anche dalle vedute di pittori come Michele Graneri e Pietro Domenico Olivero, che restituiscono intatte alla Torino i odierna le cronache di tre secoli fa.