Invitato ad intervenire sul dibattito sulla istituzione della Pinacoteca provinciale, colgo l'occasione per sottolineare alcuni particolari, che mi hanno visto, negli anni passati, protagonista di una iniziativa tesa a focalizzare l'attenzione su un progetto cultura nella sua complessità per Tarante e provincia. All'interno di questo progetto demmo vita alla istituzione (con delibera di Giunta e di Consiglio, approvata ad unanimità e con favore di tutti i Gruppi) della "Pinacoteca della Provincia di Tarante" (30 ottobre 1996 approvazione da parte del Consiglio Provinciale, 15 novembre presa d'atto del Coreco) con dei precisi riferimenti ad un Museo polivalente con lo scopo di istituire una raccolta permanente di beni storico - artistici, di sostenere la organizzazione di mostre temporanee, di promuovere la conoscenza del patrimonio artistico. Molte di queste cose furono realizzate e molte erano state messe in cantiere (sino ai primissimi mesi del 1999 ma che certamente sarebbero state portate a termine in un contesto successivo) ma non continuate dalla amministrazione che subentrò (la quale su! piano culturale è stata, a mio giudizio, completamente assente e non pronta o indifferente a portare avanti un progetto già ben delineato e caratterizzato in termini e scientifici, di valorizzazione e di e promozione su! territorio). Allora ci fu un salutare e straordinario dibattito partito proprio dalle colonne del "Corriere", cui presero parte giornalisti, intellettuali e sindacalisti (mi piace ricordare lo stimolante intervento di Pasquale Nardone) li discorso si ampliò con molta vivacità. La bellezza del confronto. Ora si ridiscute della Pinacoteca. Mi sembra un fatto interessante anche se non si può prescindere da un dato che è fondamentale. Si volle la istituzione della Pinacoteca (e mi riferisco al periodo 1996-1998) perché dietro c'era un progetto culturale ben marcato e definito attraverso una serie di interventi e manifestazioni che videro protagonista Taranto. Voglio qui ricordare il valore che si diede all'identità della Magna Grecia. lì 1996 fu promosso l'Anna della Magna Grecia con la partecipazione ad un progetto Magna Grecia che vedeva la Mostra de "I Greci in Occidente" in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali, il rapporto dinamico con il Convegno stesso della Magna Grecia, l'intuizione di sottolineare l'importanza del Museo con il progetto la "Scuoia adotta un monumento", i vari interventi su Carlo Belli e il Mediterraneo con relative pubblicazioni, il progetto della Civiltà rupestre all'interno di un'area geografica che non fosse solo quella pugliese, la candidatura di Taranto a sito culturale de! Mediterraneo con la partecipazione di impegni istituzionali e culturali come quelli di Siracusa e Paestum, la mostra su Gianni Bruni nella rilettura del Mediterraneo, la mostra di Emanuele De Giorgio, la mostra sulle monete, il raccordo con i Paesi della Grecia e i relativi scambi culturali con la presenza di Taranto come realtà storico - mediterranea, la mostra sul Futurismo, che rilesse il Futurismo pugliese attraverso non solo i documenti ma le forme e i colori. E poi : la mostra su Giorgio De Chirico che aveva un obiettivo evidente: creare un dialogo tra la Magna Grecia e la metafora dei linguaggi del Mediterraneo nella cultura contemporanea attraverso l'anima dell'arte. In quell'occasione furono esposti non solo i quadri di De Chirico ma anche importanti reperti archeologia Voglio portare un dato che resta emblematico. La mostra sul Futurismo svoltasi al Castello Aragonese dal 5 settembre a! 20 novembre del 1988 ha contato oltre 8.200 visitatori dei quali il 3,2 per cento stranieri. La mostra su De Chirico svoltasi dal 5 dicembre 1998 al 20 gennaio del 1999 ha totalizzato 30.000 visitatori di cui il 20 percento di turisti e di questi il 13 per cento italiani e il 7 per cento stranieri. Meditiamo su questo proprio perché il raccordo tra cultura e attività produttiva della cultura (compreso il turismo) mi sembra fondamentale. Erano degli eventi straordinari. Orto. Ma la cultura e i beni culturali devono creare eventi. Si pensi a De Chirico con catalogo Rizzoli e un raccordo con tutta l'Europa. Proprio su De Chirico nacque una esperienza significativa. Far parlare l'arte contemporanea attraverso l'archeologia e viceversa mi sembrava un chiaro segnale di come impostare un "luogo" dove poter fare cultura, dove poter dare senso ad un percorso di spazi mussali rivolti al moderno e al contemporaneo. E in tutto questo si intagliava il Festival della Magna Grecia Unico in Italia per originalità perché i testi nascevano su tematiche riferite al Mediterraneo e al sentimento di appartenenza ad un dialogo tra due culture: l'Occidente e l'Oriente. Taranto come chiave di lettura nel "mito" e nei simboli della Magna Grecia inserita in una temperie moderna. Ma ciò è solo un frammento delle attività di quegli anni. La nascita della Pinacoteca aveva un senso perché doveva costituire un luogo non solo del mostrare (un contenitore) ma anche del pensare, del fare, del promuovere perché io sono convinto che un Assessorato alla cultura non deve (solo) sponsorizzare manifestazioni ma deve proporre (in proprio) e gestire iniziative ed eventi. Ebbene, l'idea della Pinacoteca nasceva dalla elaborazione di proporre eventi in una città che è tagliata fuori da tutti gli eventi culturali. Con De Chirico eravamo diventati centro di interesse culturale internazionale come con il Magna Grecia Festival. Deve esserci, certamente, un luogo che deve servire da contenitore ma devono esserci le potenzialità, le idee, la progettualità, la proposta culturale che vada oltre il relativismo del localismo senza però dimenticare il territorio. E deve esserci soprattutto una visione di fare cultura e di porre la cultura come sostanziale proposta per "governare" con fattibilità e intelligenza una città e un ambito territoriale. In altri termini una Pinacoteca deve avere una funzione indubbiamente culturale, ma non bisogna mai dimenticare il ruolo che può avanzare sul piano di un investimento in una lettura economica del rapporto tra costi e benefici in una realtà di risorse e vocazioni che dovrebbero costituire modelli di valorizzazione. Una Pinacoteca, al di là del rigore scientifico e didattico che deve necessariamente imporre (non per caso io avevo puntato su questo aspetto), è una struttura che si manifesta come bene culturale. Ed essendo tale deve fare i conti anche con un "valore" di partecipazioni in cui la valenza dell'investimento (dal dialogo economia e cultura oggi non si può prescindere) pone una riflessione sai rapporto tra politica culturale, proposta e metodologia di relazionalità con altri settori. Né si può tralasciare il fatto che Taranto ha un Museo Nazionale Archeologico che dovrebbe costituire (mi auguro nei più breve tempo possibile) un polo culturale partecipato. Anche in questo caso la "relazionalità" deve essere significativa ma per essere significativa occorrono capacità e intelligenze culturali che sappiano guardare alla cultura stessa come modello progettuale e non puntare ad iniziative fine a se stesse. Pinacoteca e Museo non sono dei contenitori e dei depositi di "materiali" in mostra. Sono spazi di intelligenza e di costante elaborazione di dialettica culturale. Su questo piano credo che si debba, tra l'altro, aprire una discussione serena. Mi riferisco, in altri termini, alla capacità di gestione di una tale struttura. Non solo "istituzionalizzare" ma anche gestire. Gestire significa non "amministrare" ma promuovere e trasformare una struttura del genere in una "azienda" culturale. Anche in questi casi la ricerca ha un suo "vissuto", l'allestimento ha una sua peculiarità, la promozione ha una sua visione della tipologia degli investimenti. Non concordo con chi sostiene che l'importante è far sorgere un contenitore del genere. Bisogna, a priori, avere la consapevolezza di cosa possa contenere un simile contenitore. I contenuti sono significati e significanti in una versione sia etica che estetica del bene culturale. Perché noi parliamo di bene culturale, o no? E allora occorrono professionalità, managerialità, funzionalità Quando sostengo, in più scritti ho sottolineato ciò (si veda, tea l'altro, il mio recente "I Beni culturali. Risorse e identità". Irai), che pensare al bene culturale oggi significa "ragionare" come se si avesse davanti un modello etico della storia dell'arte che bisognerebbe veicolarla, però, come fattore estetico per una "politica" della visibilità e dell'immagine. Noi dobbiamo attrarre e non respingere. La pedagogia del bene culturale non ci consente di aprire "sportelli" peri soli addetti ai lavori. Dobbiamo distribuire cultura e culture. Ecco perché una Pinacoteca deve sorgere con una sua "ratio" precisa, E non pensare che si faccia qualsiasi cosa purché si faccia. No. Non ci siamo. In città come Taranto, emarginate culturalmente, questo pensare non può essere accreditabile. Ecco perché intorno ad una struttura del genere bisogna realizzare un progetto culturale. Capisco che il Comune di Taranto non ha una politica culturale e neppure si sforza ai pensare ad un progetto ragionato di percorsi culturali (la frammentazione di sponsorizzazioni non fa parte della mia mentalità), capisco che la Provincia vuole rompere degli steccati sul territorio e mi va bene questa idea ma la nascita di una Pinacoteca resa legata ad un pensare culturale "altro" e "alto". Si faccia prima di tutto un bilancio con al centro delle attività culturali marcate, si dia rispetto all'idea stessa di cultura, si parli in modo che la cultura sia predominante: perché la cultura, ne! mio pensare, è economia. Tutti gli esperimenti, gli esercizi, le motivazioni trovano il tempo che trovano, Ma per fare cultura occorrono gli "specialisti" della cultura, ovvero chi fa cultura quotidianamente non può commettere errori. Io sono stato sempre un fautore della progettualità e della metodologia. Questi due punti ci permettono di realizzare eventi, contenitori con contenuti, recupero del sommerso culturale Per ciò che riguarda la terminologia di "Mediterraneo": si tratta di un termine antico e in questo caso obsoleto. Cosa significa oggi Museo del Mediterraneo? Tutto, dalle nostre parti, è Mediterraneo. Lo diceva persino Pavese che qui è tutto Mediterraneo. Inventiamoci qualche altra cosa. C'era stata la possibilità di avviare un discorso attraente alcuni anni fa. Poi si è lasciato morire. Addirittura Paola Belli, consorte di Carlo: inventore (che che se ne dica, i documenti parlano chiaro) del Convegno di Studi sulla Magna Grecia, era disposta a donare una collezione completa (con la presenza di autorevoli artisti del Novecento italiano) alia nascerne Pinacoteca di Taranto, tanto che nelle "intenzione" la Pinacoteca (già destinata nel luogo di cui oggi si parla) doveva addirittura chiamarsi "Pinacoteca Carlo Belli" Poi non se ne fece più nulla? Ma questa è un'altra storia e non voglio fomentare polemica politiche (oggi il mio "mestiere" è ben altro). Lo stesso Francesco Grisi era disponibile a donare quadri importanti alla nascente Pinacoteca tarantina . E poi? Non ricordo. Sto anch'io diventando vecchio e i ricordi sfumano, si frantumano e lacerano il quotidiano. Dunque, ben venga l'antica - nuova idea della Pinacoteca, Ma pensateci (pensiamoci) un po' a come realizzarla e a chi affidarla e a cosa deve servire...
Il Corriere del Giorno
23 Dicembre 2005
Pinacoteca Provinciale, il dibattito. "Tutto ciò che si è fatto è patrimonio comune"
PI
Pierfranco Bruni
Il Corriere del Giorno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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