Diventato museo africano trenta anni fa non è mai stata trovata una sede per i reperti e per le opere degli artisti IN QUANTI A ROMA si ricordano ancora del Museo Africano? Sono infatti oltre trent'annì che l'ex Museo Coloniale non è più aperto al pubblico. Fondato nel 1923 con finalità propagandistiche e allestito prima nel Palazzo della Consulta e poi, dal 1933, in un moderno edificio di via Aldovrandi, presso il Giardino Zoologico, venne chiuso nel 1972, ufficialmente per riordinarlo, ma in realtà perché ricordare il passato coloniale dell'Italia non interessava più nessuno e certo creava molto imbarazzo. In seguito il Comune di Roma, proprietario dell'immobile, ha affittato i locali che ospitavano il Museo ad altre istituzioni, cosicché ora, anche volendo, non c'è più spazio per esporre il variegato patrimonio che, oltre ad una vasta collezione fotografica e cartografica, comprende opere di artisti italiani attivi in Africa, documenti e cimeli di esploratori italiani, reperti archeologici, arte tradizionale africana, armi, costumi, ceramiche, ornamenti, e molti altri oggetti. Fortunatamente, però, da un decennio l'Istituto Italiano per l'Africa è l'Oriente, depositario di questa eterogenea collezione, promuove uno straordinario lavoro di riordino, restauro e catalogazione, avvalendosi anche della collaborazione di altre istituzioni, in particolare del Museo Pigorini per le raccolte et-nografiche e della Galleria Nazionale d'Arte Moderna per il materiale artistico di produzione europea. E proprio grazie alla collaborazione con l'Ufficio del Catalogo della Soprintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna che, dopo dieci anni di accurate e laboriose ricerche, vede la luce l'eccellente Catalogo Generale dei Dipinti, Sculture e Grafica delle Collezioni del Museo Africano, curato da Mariastella Margozzi ed edito dall'IsIAO. E visto che il museo è privo di sede, questo catalogo appare come una sorta di museo virtuale, in attesa che le collezioni trovino una degna collocazione, perché oggi più che mai sarebbe di grande utilità tornare a riflettere sulla presenza italiana in Africa. Intanto è il catalogo ad offrire, oltre alla puntuale schedatura di circa ottocento opere, importanti spunti di riflessione nei tre saggi introdutti-vi, scritti rispettivamente da: Mariastella Margozzi, la quale deli7 nea una storia dell'arte coloniale in Italia attraverso le esposizioni; Stefania Frezzotti, ehe indaga il modo in cui alcune riviste hanno contribuito a formare negli italiani una coscienza coloniale e Marco Rinaldi, il quale evidenzia il nesso tra archeologia, retorica e mito della "romanità". Naturalmente i temi trattati sono molti e complessi ma, cercando di riassumere, ciò che emerge con evidenza è innanzitutto il prodursi di una cesura netta fra l'orientalismo ottocentesco e l'arte coloniale. All'esotismo tipico degli orientalisti, subentra inizialmente il fascino della conquista e poi un desiderio di familiarità con le terre conquistate, esaltato anche attraverso l'idea di un'Africa romana, imperiale. Infatti, ciò che la propaganda chiedeva agli artisti era di contribuire a formare un immaginario africano che invogliasse la gente a recarsi nelle colonie, presentandole perfino come una sorta di estensione della provincia italiana. E sulla questione del rapporto tra il popolo conquistatore e quello dominato appare assolutamente controcorrente - come nota Stefania Frezzotti - il punto di vista di Goffredo Bellonci, il quale nel 1932 in-troduceva il concetto della "contaminazione culturale", invocando la necessità di una reciproca compenetrazione sul modello della politica attuata dai greci e dai romani.
ROMA: Niente sede per l'ex museo coloniale
Il Museo Africano di Roma, fondato nel 1923, non ha più una sede e le sue collezioni sono state trasferite all'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente. Il catalogo generale delle opere del museo, curato da Mariastella Margozzi, è stato pubblicato dopo dieci anni di ricerche. Il catalogo offre una schedatura dettagliata di circa ottocento opere e tre saggi introduttori che esplorano la storia dell'arte coloniale in Italia, il ruolo delle riviste nella formazione della coscienza coloniale e il nesso tra archeologia, retorica e mito della "romanità".
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