Inaugurata l'installazione di Sol LeWitt. Ma il recinto di altezze sfalsate non convince tutti UNA PIAZZA nella piazza, firmata Sol LeWitt: una struttura bianca, raffinata («Ma fred-dina», commenta qualcuno) al centro delle due statue equestri in prossimità dell'ingresso di San Francesco di Paola è la proposta di quest'anno del «Natale dell'arte» a piazza del Plebiscito, iniziativa di cui ricorre quest'anno l'undicesima edizione. E, questa, come le altre che l'hanno preceduta, scatena subito sensazioni divergenti: chi l'approva, per così dire, senza riserve, o con qualche piccola obiezione, e chi la contesta. È D destino dell'arte contemporanea, capace di suscitare reazioni perfino esagerate, o enfaticamente entusiastiche oppure chiusure totali, non-accettazioni aprioristiche. L'opera scelta da Sol LeWitt (rimasto nel Connecticut per ragioni di salute) è sicuramente di grande suggestione per il rapporto con lo spazio scelto per l'installazione, tra la basilica, la statua canoviana di Carlo di Borbone e quella di Antonio Calì di Ferdinando I: frutto di un gioco, d'un calcolo matematico (una pietra, due pietre, quattro pietre, poi otto e così via) LeWitt, tra fondatori del concettualismo, ne ha seguito passo passo la realizzazione via mail, attraverso un suo assistente che comunicava, anche inviando foto, le fasi della realizzazione. Ne è venuto fuori un recinto chiuso, di altezze sfalsate, una sorta di gradinate di un anfiteatro che si congiungono formando, appunto, uno spazio chiuso. Ma non invalicabile a cani e ragazzi, che subito ne hanno preso possesso (senza che in ciò vi sia una connotazione negativa) e in attesa di vedere se la vernice anti-graffiti che è stata spalmata sulle pareti esterne resisterà per davvero al primo grafomane che cede all'impulso di apporre i suoi segni (un cuore trafitto, una scritta del tipo «Sasà ama Patty», ce ne sono a josa sui basamenti delle due statue...) all'opera che - curata da Eduardo Cicelyne Mario Codognato - ieri alle 13 è stata inaugurata dal sindaco Rosa fervorino («Un'opera affascinante, glodibile e fruibile. Mi ha comunicato una forte emozione artìstica») e dal presidente della Regione Antonio Bassolino («Questa scultura si trasforma in un'immagine carica di significati anche simbolici. Ancora una volta l'arte contemporanea in piazza Plebiscito ci invita a pensare il concetto di comunità e ci impone una seria riflessione sul bisogno di avere uno spazio pulito, sgombro e raccolto per discutere e ascoltare insieme»): il «Natale dell'arte a piazza del Plebiscito» è una iniziativa di Palazzo San Giacomo con il contributo di Palazzo Santa Lucia, all'inaugurazione erano presenti anche il prefetto Renato Profili, il presidente della Provincia, Dino Di Palma, assessori comunali e regionali, l'ex questore Franco Malvano, il preside di Architettura della «Federico II», Benedetto Gravagnuolo, artisti come Mimmo Jodice (con Angela), Nino Longobardi, Christian Leperino, Lello Lopez, galleristi (Alfonso Artiaco, nella cui galleria l'artista americano ha esposto sue opere, oltre che a Capodimonte e - adesso - al Madre, e Giangi Fonti) e tanti altri appassionati, addetti ai lavori. L'opera di LeWitt (che di sera produce un effetto suggestivo, grazie alla sapiente illuminazione di Cesare Accetta) si inserisce bene nello spazio monumentale (diffi-cilissimo da leggere, finora gli inserimenti meglio riusciti sono stati quelli di Mimmo Paladino e di Anish Kapoor) della antica piazza d'armi, è una struttura quadrangolare di circa 23 metri di base per circa tre metri di altezza, ed è stata costruita utilizzando solo i mattoni bianchi in pietra di Trani.