La firma è storica : per la prima volta in Italia un museo statale viene affidato a una fondazione privata. Lunedì scorso il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione ha ufficialmente consegnato il Museo Egizio di Torino (e la sua raccolta «seconda al mondo» solo a quella del Cairo) nelle mani della Fondazione Museo delle antichità egizie presieduta da Alain Elkann (tra i soci Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio, Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino). «Il Museo Egizio è un esempio della nuova cultura italiana, una cultura ad alta velocità» ha detto Buttiglione, che ha promesso di estendere presto «questo principio anche alle Residenze Sabaude e alla Reggia dì Caserta». L'intesa consentirà alla Fondazione («II nostro modello è il Louvre» ha detto Elkann) di dare nuova vita ai 6.500 pezzi esposti e ai 26.500 che attualmente giacciono nei depositi. L'apporto finanziario promesso dai partner è di cinquanta milioni di euro (di cui sette della Regione), una cifra che permette all'Egizio (oltre 350 mila visitatori ogni anno) e alla sua nuova direttrice Eleni Vassilika di pensare davvero in grande. Sia in materia di mostre (da La vita quotidiana nell'antico Egitto alle Tre vite del papiro di Artemidoro,) sia di allestimenti (quello dello Statuario è stato curato dallo scenografo Premio Oscar Dante Ferretti) che, infine; di nuove acquisizioni: al massimo in tre-quattro anni l'Egizio dovrebbe addirittura «conquistare» anche la contigua Galleria Sabauda.