LAFIGURA di MarcoAurelio del 176 d. C. s'è salvata dalla distruzione toccata alle statue equestri dell'antica Roma perché l'imperatore pagano fu scambiato per il cristianissimo Costantino, vissuto due secoli dopo. Ma da oggi quel poco che resta della colossale statua di Costantino guarderà, con quegli occhi grandi e malinconici, verso l'incedere imperioso dell'integro Marco Aurelio. Siamo nel Giardino romano, la nuova ala del Musei capitolini inaugurata ieri dopo due anni di lavori secondo il progetto dell'architetto Carlo Aymonino risalente al 1992. Costata circa 5 milioni di euro (l'80 coperti dalla legge Roma Capitale. sii altri dalle casse comunali) l'addizione al palazzo dei Conservatori ha fatto i conti con il passato: con il preesistente padiglione ortogonale costruito nel 1876 per ospitare i marmi antichi che spuntavano come funghi dai cantieri di Roma Capitale; ma, soprattutto, con il gigantesco Tempio di Giove capitolino, le cui fondamenta sono state ritrovate nel corso degli sbancamenti. Aymonino ha dovuto così modificare il progetto, inserendo nel piano i due setti murari del tempio del VI secolo a. C: ora le antiche pietre funzionano come primitivo, arcaico contraltare all'algida linea del nuovo intervento architettonico. Tra i grandi pannelli in vetro della copertura e le colonne in acciaio dipinte d'azzurro, spicca l'imperatore a cavallo, poggiato su una nuova pedanapiù bassa di circa 70 centimetri rispetto alla base marmorea disegnata da Michelangelo per la piazzache, di fatto, innestandosi al muro, non permette la vista a 360 gradi della statua equestre. «L'opera di Aymonino è nata nel rispetto dell'archeologia e della storia» ha sottolineato ieri il sindaco Veltroni davanti alla statua equestre, tolta nel 1981 dalla piazza del Campidoglio per restauri e sostituita nel 1997 da una copia. «L'obiettivo è di trasferire gli uffici e di utilizzare anche parte di palazzo Senatorio come braccio di uno straordinario complesso museale» ha aggiunto il sindaco. Intanto, i Musei capitolini, diretti da Anna Mura Sommella, incassano un incremento di circa un terzo dello spazio espositivo, arrivando a 10mila metri quadrati. La riorganizzazione del percorso propone, tra l'altro, tre sale con il meglio della collezione Castellani, tra cui il Cratere di Aristonothos. Ed esalta la parata di marmi romani, dal gruppo di Commodo come Èrcole alla Venere Esquilina, riordinati a seconda degli Morti in cui furono ritrovati: Lamiani, Tauriani e Vettiani o quelli di Mecenate.