MILANO «Le Nozze di Figaro con i fichi secchi» hanno retta ieri il cartellone del Piermarini in concomitanza dello svolgimento di un'assemblea dei soci e di un consiglio d'amministrazione della Fondazione Scala che, dopo cinque ore ad alta tensione, hanno dato semaforo verde a un bilancio di previsione 2006 da lacrime e sangue e all'ingresso della Provincia di centrosinistra nella stanza dei bottoni. Il Caterpillar della Finanziaria, che, come da settimane temevano melomani e addetti ai lavori, s'è abbattuto sul tempio della lirica contingentando a 27,3 i 33 milioni di contributi erogati nel 2005 dallo Stato attraverso il Fondo unico spettacolo, ha finito, di fatto, per spianare la strada a Via Vivaio. Scuocendo in due anni 5,4 milioni di curo, guarda caso più o meno l'entità del passivo innescato dai tagli (5,7 milioni di euro) per il 2006 al Fus, Palazzo Isimbardi potrà, infatti, comprarsi un posto al sole dell'esecutivo scaligero. E, naturalmente, condizionare le decisioni dei soci pubblici (Comune, Regione, ministero dei Beni culturali, Camera di commercio) e privati (Fondazione Cariplo, Pirelli ed Eni) attualmente rappresentati ne) cda. Prospettiva alla quale, nei mesi scorsi, fieramente s'era opposto Gabriele Albertini, restio all'idea di ritrovarsi a fianco nel piano nobile del Piermarini quel Filippo Penati che l'ha gabbato in Serravalle Serravalle e che non perde occasione per criticare Palazzo Marino. Ma pecunia non olet... E pure il sindaco, che non poteva oggettivamente più blindare il cda di fronte all'apertura di credito alla Provincia concessa da Rocco Buttiglione. s'è rassegnato, ieri, a fare buon viso al cattivo gioco di Penati trai piedi. Risultato: nell'imminente 2006, che coincide con i 250 anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart, i conti e il cda della Scala troveranno nel colore rosso un minimo comun denominatore. «In assemblea - ha commentato l'assessore provinciale alla Cultura Daniela Benelli lasciandosi alle spalle il tempio della lirica -si respirava nei nostri confronti un'aria del tutto nuova rispetto a 30 giorni. In particolare, Albertini mi ha detto che proprio oggi (ieri, ndr.) il Senato avrebbe esaminato la modifica alla legge sulle fondazioni liriche necessaria per allargare da sette a nove il numero dei membri del cda. Ma per cogliere questo obiettivo bisogna anche riscrivere lo statuto della Fondazione. A quanto ammonterà il nostro contributo? Abbiamo già versato 1,3 milioni di euro nel 2005 e ne stanzieremo altrettanti nel 2006 come contributo al patrimonio. Se ci faranno entrare nel cda, in due anni metteremo insieme pure il contributo di gestione, che è di 5,4 milioni di euro. Se tutto va come deve andare, nel 2006 spenderemo in tutto quattro milioni di euro ma porteremo a casa un risultato importante in termini di pluralismo e di trasparenza di gestione». Più legato alla gestione del Piermarini che agli scenari politici il commento di Bruno Ermolli, che ha tassativamente escluso il ricorso a riduzioni di personale (60-62 il costo sul totale dell'esercizio) per rientrare nei parametri. «La Scala - ha scandito il vicepresidente della Fondazione, fresco vincitore del "Premio Puccini" - deve essere nelle condizioni di vivere, ristrutturandosi e quindi riducendo i costi, ma con il grande contributo di pubblico e privato. Dovremo fare found raising con nuovi soci e recuperare i vecchi soci che non ci sono più». Traduzione: se qualcuno fosse interessato al nono posto del cda allargato incominci a compilare l'assegno e lo stacchi al momento giusto». Gli artifici contabili, comunque, non risparmieranno al sovrintendente Stephane Lissner la fatica di dover risolvere la complicata equazione di innalzare la qualità delle proposte in parallelo a un decremento delle risorse economiche (pur con i virtuali 5,4 milioni di euro di Via Vivaio il deficit nel 2006 arriverà, nella migliore delle ipotesi, a quattro miliardi di vecchie lire). Certo il manager transalpino potrà puntare sulle cooproduzioni per non sforare il budget ma gli spettacoli in sinergia con altri teatri, oltre a non soddisfare gli scaligeri duri e puri, nascondono il rischio di sottomettere le scelte artistiche a logiche finanziarie. Sipario (per ora).