Questo Fus è la conseguenza della non politica del governo degli ultimi anni che ha scelto la distruzione totale della cultura del paese. Le conseguenze saranno gravissime, occorre rispedire al mittente il devastante provvedimento». Nel presentare i dati della situazione complessiva delle tredici Fondazioni lirico sinfoniche italiane, il presidente dell'Anfols e sovrintendente del Teatro Regio di Torino, Walter Vergnano, mette in chiaro, fin dalle prime battute del suo intervento, la posizione assunta di fronte ai tagli al Fondo Unico per lo spettacolo della Finanziaria2006. Annunciata da giorni, la conferenza di ieri al Teatro dell'Opera di Roma voluta dall'Anfols e dall'Agis per fare il punto sulla grave crisi che le sforbiciate del ministro Tremonti hanno aperto nel settore, si è, di fatto, trasformata in un'assemblea. Dopo le agitazioni dei precari dello spettacolo e la grande manifestazione del 14 ottobre scorso, dopo il presidio e il volantinaggio davanti a Palazzo Madama di domenica scorsa (mentre, al cospetto dei capi di Stato, Riccardo Muti dirigeva il concerto di Natale) e dopo il concerto-manifestazione dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma davanti a Montecitorio per scalfire la sordità del governo e ribadire l'inadempienza degli impegni che si era posto, la conferenza si è resa necessaria per costruire una strategia comune per far fronte alla crisi. Vergnano ha ricordato che il governo si era impegnato con le fondazioni a riportare il Fus ai livelli del 2003 e a coinvolgere tutte le parti interessate in un serrato confronto per arrivare a una riforma positiva del teatro lirico italiano. Ma il confronto non c'è stato: il ministro Urbani prima e il ministro Buttiglione dopo, hanno interrotto qualsiasi relazione con i sovraintendenti delle Fondazioni. Vergnano ha sottolineato che le fondazioni liriche e sinfoniche italiane non sono «cattedrali nel deserto» ma che - dati alla mano - continuano a registrare un aumento costante di pubblico (dai 2.557.125 spettatori del 2002 ai 2.741.105 del 2004). Proporzionalmente all'aumento degli spettatori i contributi al Fus hanno iniziato a scendere: 180 milioni di euro previsti peril2006 contro i242 milioni del2003. «Non credo che le dimissioni del ministro Buttiglione servano un granché se non per un suo atto di coerenza, occorre invece denunciare la politica di un governo che è stato incapace di mantenere il patto con i sindaci di tredici città», precisa Vergnano. Si assiste inoltre alla nascita di Ar-cus, la società del Ministero dei Beni Culturali che consente di gestire risorse in maniera discrezionale: a Parma il ministro Lunardi si è improvvisamente appassionato al teatro e così arrivano nelle tasche di un solo manager molte più risorse che al Maggio Fiorentino. Non è un mistero che l'Italia dedica alla cultura lo 0,17 del Pii, una cifra irrisoria rispetto agli altri paesi. «Deve diventare chiaro - ha ribadito Alberto Francesconi, presidente dell'Agis - che la cultura è un investimento e non una spesa». Ma la lotta sarà dura. Far capire a un governo che usa anche strumenti di repressione (la polizia aveva l'ordine di caricare l'orchestra del Teatro di Roma se si fosse messa a suonare prima dell'autorizzazione dalla Questura) davanti alle critiche e alle richieste di ascolto da parte di lavoratori che vogliono continuare a svolgere il proprio lavoro. Con i tagli si comprende che i posti di lavoro sono a rischio, per non parlare dell'accesso reso di fatto impossibile ai giovani. Ecco perché dalla platea gli interventi sono arrivati a pioggia. H teatro per vivere ha bisogno di soldi, ma anche che questi vengano distribuiti in maniera equa e tale da mettere nelle condizioni di lavorare tutti, dai macchinisti ai ballerini, dai cantanti ai truccatori. Perché la qualità del teatro è un altro elemento irrinunciabile. «All'interno di questa Finanziaria - spiega Loris Grossi, professore d'orchestra e rappresentante della Cgil - c'è.anche il blocco delle assunzioni per tre anni, un emendamento che non ha senso nell'ottica di bilancio dello stato». Mentre il sovrintendente del Teatro Verdi di Trieste si rammarica che con questi tagli potrebbe saltare il Festival dell'operetta che ha almeno 80milaspetta-toril'anno. I lavoratori dello spettacolo continuano a discutere del contratto, dei tagli che dimi-nuscono mentre aumentano i fondi per il digitale terrestre e di quella frase del presidente Berlusconi detta all'interno della terza camera dello stato, che è Porta a Porta,:«La cultura insieme alla stampa è tutta di sinistra». E si sta pensando a una manifestazione nazionale.