ROMA - «In qualità di sovrintendente del Regio di Torino, a causa dei tagli al Fus nella Finanziaria 2006 non potrò che presentare un bilancio di previsione in disavanzo. E poiché i teatri che non presentano un bilancio in pareggio possono essere commissariati, sfido il governo a prendere questo provvedimento. Preferisco cosi piuttosto che essere il liquidatore del teatro». Siamo ormai a gesti estremi nel mondo della musica. Come quello di Walter Vergnano, presidente dell'Anfols (l'Associazione delle Fondazioni lirico-sinfoniche), e responsabile del teatro torinese. Ieri al Teatro dell'Opera di Roma i sovrintendenti (Francesco Emani dell'Opera, Bruno Cagli di Santa Cecilia, Gennaro Di Benedetto del Carlo Felice di Genova, Armando Zimolo del Verdi di Trieste) hanno nuovamente denunciato i tagli annunciando manifestazioni con i sindaci di varie città, da decidere a gennaio. Con toni duri. «Questo Fus è il risultato di una non-politica del governo. Oppure, se è politica, è stato deciso scientemente lo smantellamento del sistema musicale. Nel dicembre 2004 l'allora ministro Urbani aveva assicurato che sarebbe stato ripristinato il contributo 2003». Per Vergnano, le dimissioni del ministro Buttiamone (chieste dall'Agis) non sono comunque fondamentali: «L'importante è che ci sia un ministro competente, apprezzato e con un peso politico forte. Con le risorse attuali dovremo ridurre drasticamente l'attività e potremmo essere costretti a licenziamenti. Ma non saremo noi a farli: rifiutiamo compromessi che porti a una diminuzione della qualità». Altra nota polemica: «E poi è nata una struttura, l'Arcus, che consente al governo di gestire risorse in modo discrezionale. Salvatore Accardo ha segnalato lo strano caso di Parma, che ha beneficiato di una gran parte di questi fondi: ed è curioso che il ministro delle Infrastrutture Lunardi, che è di Parma, in questo periodo si stia interessando di musica». Contrasti, per verità, ci sono stati anche tra i sovrintendenti e i dipendenti dei teatri: ha suscitato polemiche la disdetta, da parte dell'Anfols, del Contratto nazionale collettivo di lavoro. «Ma era la premessa per una revisione delle intese: non intendiamo mettere in discussione la stabilità dei rapporti di lavoro».