Un anno di concorsi per i waterfront e di trasfomiaziom urbane guidate dai privati Da Marco Casamonti a Luigi Centola, i nuovi architetti battono le firme ROMA - Riqualificazione dei waterfront, boom dei concorsi privati per le trasformazioni urbane, consolidamento della "generazione Erasmus" con le numerose vittorie degli under 40 in Italia e all'estero: è il bilancio dei concorsi di architettura nel 2005. 1 bandi pubblici per i waterfront sono il fenomeno più importante per quantità: trenta i concorsi banditi per cambiare il volto urbano a lungomare, fronte-porto o darsene di città grandi e piccole, da Genova a Milano, da Trieste ad Alghero, da Latina a Brindisi a Palermo. Numerose gare, sparse nei Comuni di tutta Italia, anche per le scuole: la punta è stato il concorso internazionale di Roma per le periferie vinto da Francesco Celimi, Giacomo Borella e dall'olandese Herman Hertzberger. Ma il 2005 è stato anche l'anno degli operatori privati, che hanno utilizzato il concorso per lanciare le trasformazioni immobiliari di importanti aree urbane. Lo studio Archea del quarantenne Marco Casamonti ha vinto (ex aequo con l'americano Michael Maltzan) l'area Bicocca di Pirelli Re e Morgan Stanley, gli under 40 di Obr il comparto residenziale per Milanofiori 2000 (Cabassi), il portoghese Manuel Salgado il masterplan di Romanina (Scarpellini). Committenti privati anche nel recupero e nell'ampliamento di edifici storici: doppietta del cinquantenne Cino Zuccbi con la sede di Generali Properties a Milano e l'ampliamento del Museo deir automobile di Torino, mentre Michele De Lue-chi (54 armi) ha vinto il restauro e l'ampliamento della Fondazione Ci-ni a Venezia. Lo studio romano Labics e il bolognese Mario Cucinella si contendono, in questi giorni, il concorso per la sede del gruppo GiDi (macchine per tabacchi). E proprio dai concorsi, pubblici e privati, arriva la conferma della "nuova architettura" in Italia. 1 quarantenni ora vincono competizioni anche contro le grandi firme e all'estero o acquisicono importanti commesse private: i genovesi di 51, che con Rudy Ricciotti nel concorso per il Palacinema di Venezia hanno sconfitto stelle del calibro di Fuksas, Eisenmann, Moneo e ora lavorano alla nuova centralità romar na di Torre Spaccata per conto di Fintecna e Cabassi; Archea dì Marco Casamonti, che, oltre a Bicocca, ha vinto la riqualificazione del parco di villa Brombini a Genova, ha acquisito il prestigioso progetto delle cantine Antinori a San Casciano Val di Pesa, ha battuto Bolles Wilson nel concorso per uno dei grattacieli di Tirana; Luigi Centola che con il progetto per i "mulini di Amalfi" ha vinto il premio europeo della Hol-cim e si candida a un posto di rilievo nella prossima finale mondiale di Bangkok. Altre vittorie prestigiose di under 40: i Vs Associati per l'Orto botanico di Padova, Cannilo Botticini per una piscina comunale a Bre-scia, Giulia De Appolonia per l'istituto zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, gli studi trevigiani Arbau e Parck per lo studio di fattibilità della nuova piazza Barche a Mestre. Quasi tutti giovani italiani anche i vincitori del concorso internazionale Abitare a Milano, indetto dal Comune meneghino per otto aree di edilizia sociale. Non mancano le vittorie dei grandi architetti stranieri, ma senza dilagare, come vorrebbe chi agita lo spettro della colonizzazione culturale. Sono in prevalenza francesi: Francois Bodin alla Darsena di Milano e Jean Nouvel (con Arup) alla fiera di Genova, Michel Euvè, con il progetto di Guendalina Salimei e del suo t-studio, con il recupero del porto monumentale di Napoli, Rodolphe Tisnado e Architecture Studio per la città dell'arte della Locride, Nasrine Seraji (con Aldo Aymonino) alI'Ecole Francaise di Roma. Da segnalare anche i successi del londinese David Chipperfield (con Michele De Lucchi) per il nuovo allestimento del castello sforzesco a Milano e il ticinese Mario Botta per le scuole nella Locride. Brillano, invece, le assenze delle grandi firme italiane nei concorsi. Quasi mai partecipano ai concorsi aperti e, se partecipano, non vincono, come al Palacinema di Venezia e all'Orto botanico di Padova. Poche le competizioni ristrette a inviti, che le archistar prediligono. Capita allora che i pochi lavori affidati alle grandi firme italiane passino per la chiamata diretta e senza gara: il lungomare di Ostia va a Massimilano Fuksas nonostante il concorso per giovani di qualche tempo fa; Mario Bellini prende la progettazione del nuovo cimitero di Milano sud; Renzo Piano ha proposto una nuova versione dell'affresco di Genova e realizzerà, sul fronte privato, il master-plan delle aree ex Falek di sesto San Giovanni. Le grandi firme continuano, invece, a vincere all'estero. Le vittorie più significative sono arrivate a Parigi: quella Massimiliano Fuksas per gli Archivi nazionali e quella di Mario Bellini per il dipartimento islamico del Louvre. Incarichi senza gara in Italia anche per le star straniere: il francese Dominique Perrault disegna i ponti pedonali di Palermo, il portoghese Eduardo Souto De Moura progetta per il comune di Nocera Inferiore un teatro all'aperto. Chiamata diretta delle star anche sul fronte privato: Immobiliare Novoli ha affidato a Zaha Hadid un edificio di 28 appartamenti, mentre la Pontalpi srl ha chiamato David Chipperfield per la riqualificazione di un'area di 28mila metri quadrati di fronte alla stazione ferroviaria di Feltre (Bi), per realizzare 51 mila metri cubi. Un altro strumento che ha favorito la presenza di giovani architetti è il project financing. Alcune imprese si segnalano per preferire architetti giovani e di valore: Techint ha scelto Mario Cucinella, Camillo Botticini e Labics per i progetti di ospedali, mentre Maire Engineering ha scelto Labics per il sottopasso del lungotevere antistente l'ara Pacis di Richard Meier e Ccc sta costruendo la sede unica del Comune di Bologna su progetto di Cucinella. Ma il 2005 è stato anche un anno di transizione, di crisi e di dubbi per l'architettura italiana. Mentre i giovani della generazione Erasmus vincono concorsi, («ma hanno realizzato ben poco finora», ricorda il cinquantenne architetto e critico Pippo Gorra) viene nominato coordinatore del Padiglione italiano della Biennale un accademico della vecchia guardia come Franco Purini, la cui autorevolezza nessuno discute. Anche Purini, nelle prime uscite pubbliche dopo la nomina, sceglie, per rilanciare l'analisi dell'architettura italiana, il tema del confronto generazionale, enfatizzando la «brusca e improvvisa rottura della continuità» voluta dalla generazione dei cinquantenni (Aldo Aymonino, Nicola di Battista, Pino Scaglione, Mirko Zardini, Italo Rota, Mosè Ricci, Cino Zucchi, Pietro Carlo Pellegrini, Carlo Terpolilli Paolo Desideri, Michele Beccu, Gianfranco Neri, Francesco Taormina) rispetto ai loro padri e fratelli maggiori. Ma i segni di difficoltà arrivano soprattutto a concorsi aperti e dopo i concorsi. Due casi clamorosi si sono avuti a Napoli con la mancata aggiudicazione del concorso per il punto di ristoro del museo di Capo-dimonte e con l'esclusione dei dieci progettisti di fama internazionale dal concorso per il parco urbano di Bagnoli. Soprattutto quest'ultimo ha scatenato reazioni forti dal mondo della progettazione. Una trentina di architetti under 50, guidati da Mosè Ricci, ha firmato un appello che chiede commissioni più competenti e un'autorità di garanzia sul modello francese o inglese. L'appello di Ricci (il testo integrale sul numero 48 del settimanale «Edilizia e Territorio») individua la soluzione nel rafforzamento del ruolo della Dare, la direzione per l'architettura e l'arte contemporanea del ministero dei Beni culturali. Anche quando i concorsi arrivano al traguardo, non mancano le difficoltà per gli architetti e i loro progetti nella fase realizzativa. Il eda dell'Ente Eur potrebbe decidere domani di sciogliere il contratto con i costruttori della nuvola di Fuksas (il centro congressi), mentre il Maxxi di Zaha Hadid continua a soffrire, e non da oggi, di problemi di finanziamento. Senza parlare dello scandalo di concorsi conclusi che non portano mai alla realizzazione dell'opera, con il doppio spreco, di buona architettura e di fondi pubblici.