Nel 2006 partirà il censimento dei beni immobili di proprietà delle parrocchie e degli enti ecclesiastici Tagli, accorpamenti e trasformazioni obbligate per patrimoni troppo difficili da gestire Genova. I frati cappuccini genovesi hanno dato il segnale, annunciando la trasformazione del convento di Sestri Ponente in una struttura con due anime, per anziani e per bambini. Ma il cambiamento è profondo e diffuso e coinvolge frati, suore e sacerdoti da un capo all'altro della Liguria. Decine di congregazioni amministrano chiese ricche di opere d'arte, ma anche grandi edifici destinati a uso residenziale, conventi, seminari, oratori. È un patrimonio che porta in sé una grande contraddizione: ha un valore immenso eppure non da reddito e spesso non è alienabile. E necessita di una manutenzione che spesso ha costi enormi, insostenibili per famiglie religiose (e questa è l'altra faccia del problema) rese sempre più scarne e anziane dalla scarsità delle vocazioni. Il paradosso è che questo patrimonio, fatto di beni storici, artìstici e immobiliari, non è mai stato catalogato. Di fatto, nessuno ne conosce esattamente le dimensioni. E proprio le case e gli edifici destinati alla vita quotidiana del clero e dei religiosi sono al centro di un difficile processo di trasformazione e rivalutazione. «Partirà nella seconda metà del prossimo anno il censimento di tutti i beni immobiliari di proprietà delle parrocchie e degli enti ecclesiastici - annuncia monsignor Fiorenzo Gerini, delegato dell'Ufficio regionale per i beni culturali della Liguria, al convegno "Restaurea" presso l'Agenzia delle Entrate , mentre solo in un secondo tempo sarà possibile affrontare anche il censimento degli ordini religiosi». È un impegno che richiederà anni e che concluderà un ciclo, già avviato con la catalogazione dei beni mobili e gli oggetti d'arte delle parrocchie. È un lavoro enorme e reso più arduo dalla difficoltà di dover fermare una realtà in continuo mutamento. Perché da un capo all'altro della Liguria si moltiplicano i casi di luoghi sacri che cambiano destinazione, di ordini religiosi costretti a serrare le fila e accorpare conventi. Oppure trasferirli altrove, spesso tra contestazioni di quartieri interi affezionati ai "loro" frati o alle "loro" suore. Il caso dei cappuccini, uno dei tre ordini nati dall'insegnamento di San Francesco (gli altri sono i minori e i conventuali) è emblematico e Sestri Ponente non è l'unica realtà al centro di questa trasformazione. I frati cappuccini sono una novantina in tutta la Liguria, ma l'età media è vicina ai settantanni e dieci sono ospiti della casa-ricovero di San Bernardino a Genova. Gli altri erano frammentati fino a ieri in una miriade di piccoli conventi: dieci realtà solo nel capoluogo, e poi conventi a Spezia, Chiavari, Santa Margherita, Savona, Loano, Alassio, Porto Maurizio, Sanremo, Taggia. Impensabile mantenerli tutti in attività. Così sabato scorso è stato annunciato il primo intervento di una lunga serie. Il convento di Sestri Ponente, fondato nel 1588, ha chiuso l'attività trasformandosi in centro polifunzionale: casa alloggio per sette anziani autosufficienti, ambulatorio per bambini, mensa per poveri. «Bisogna essere realisti - dice padre Francesco Rossi, ministro provinciale dei cappuccini, superiore per tutta la Liguria - nel nostro ultimo Capitolo, l'assemblea dei delegati dei frati, si è presa la decisione di rivitalizzare le comunità effettuando delle scelte». «Nella discussione - dice l'ex padre superiore provinciale, padre Mariano - si sono confrontati due opposti orientamenti. Una parte di noi era convinta che fosse comunque meglio avere tanti presidi sul territorio, anche se di piccole dimensioni. L'altra sottolineava l'importanza di comunità più numerose per poter mantenere lo stile di vita che è caratteristico dei frati cappuccini». Alla fine ha vinto la seconda opzione, quella del "serrare le fila". E sono iniziati i tagli. Ha chiuso Sestri Ponente, il convento di via Casati dove erano in servizio cinque frati. Ha chiuso il convento di via Montani a Quarto. Ha chiuso Taggia. Ha chiuso il convento del santuario delle Grazie dove sono subentrati i frati di una comunità indiana: gli Araldi della Buona Novella, già approdati da tempo a Varazze con un passaggio di consegne che suona tanto come segno dei tempi: meno Europa e più mondo. «Chiavari ha gualche difficoltà ma non si tocca - dice ancora il ministro provinciale - perché nel levante ligure le nostre presenze sono poche non possiamo permetterci la chiusura». E però dai conventi che muoiono stanno sorgendo altre realtà. Perché non sono aziende commerciali che chiudono e vanno in liquidazione. «Quei conventi sono nati con le donazioni e i sacrifici della gente, non è nemmeno ipotizzarle che siano al centro di speculazioni continua padre Rossi . Bisognava invece fare in modo che nascessero altri servizi sociali e spirituali». A Quarto, dove la presenza dei cappuccini all'interno dei Gaslini non sarà interrotta, al posto della struttura residenziale dei frati nascerà una casa per dare ospitalità temporanea ai familiari dei piccoli ospiti del Gaslini. A Taggia sorgerà un centro giovanile destinato a soggiorni degli scout, dell'Azione Cattolica o di altri gruppi. II convento di Finale Ligure è stato già donato a don Benzi che ne ha ricavato una casa-alloggio. La scommessa è attuare la trasformazione preservando i tesori dell'arte, le testimonianze della storia e gli ideali di solidarietà. Padre Vittorio Casaline, responsabile dei Beni culturali per i cappuccini liguri, non ha dubbi: «La spiritualità francescana è fatta soprattutto di preghiera e servizio ai fratelli. Poi ci sono edifici, oggetti e opere d'arte che dobbiamo conservare». Il convento di Santa Caterina di Portoria, a Genova, è diventato il polo culturale della famiglia dei cappuccini. «Si vive tra aiuti istituzionali e sponsors - dice padre Vittorio -. Oggi, grazie alla Compagnia di San Paolo, abbiamo potuto aprire un museo che sarà inaugurato a febbraio. Sono presenti tutti i nomi dei più importanti maestri dal Cinquecento in poi, con un posto particolare per Bernardo Strozzi, che era frate cappuccino».