Scanzano Jonico Tutti gli ostacoli del processo di dismissione delle proprietà L'Alsia fa l'elenco di ciò che è da vendere, ma del passato si sa poco Dismissione dei beni della Riforma Fondiaria rientranti nel patrimonio dell'Alsia, quindi, «pubblico», nuovo atto. Con un comunicato, due giorni fa, il presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, e l'assessore all'agricoltura, Gaetano Fierro, più l'amministratore unico dell'Agenzia, Gerardo Delfino, sono tornati sulla «questione» annunciando un accordo con la Direzione regionale per i Beni culturali, la Fidagri, ed il Comitato notarile lucano. «E' un'operazione importante che agevola il trasferimento dei beni al mondo agricolo oltre a rappresentare una grande opportunità per le risorse che determina per la promozione del settore in Basilicata», recitava il comunicato. Parole già lette ed ascoltate su una vicenda «storica». La realtà, nascosta tra le righe, è che il «processo» di dismissione ha incontrato intoppi sul suo cammino ed accusa ritardi. Del resto, si tratta di un iter cominciato nella prima Repubblica, 1989, con il famoso «Rapporto sul patrimonio dell'Esab» presentato dall'allora assessore all'agricoltura Gabriele Di Mauro. Due libri zeppi di proprietà cedute per pochi spiccioli l'anno ad «amici e compagni» dei partiti al potere. Fu uno scandalo. Uno scandalo che divenne, a metà degli anni 90, l'«Affittopoli di Basilicata». La Corte dei Conti mise in mora la Regione. Bisognava disfarsi di quei beni che, oltre a non portare nulla nelle casse, provocavano ulteriori deficit per tasse varie (come l'Ici) da pagare. Fu lo stesso Di Mauro, passato nella seconda Repubblica con Rinnovamento Italiano, a pilotare, da presidente dell'Alsia, l'opera di dismissione. Senza riuscirci. Sino al 9 ottobre 2003 quando la Regione ed il manager Delfino presentarono, in «pompa magna», a Pantanello, il regolamento che avrebbe consentito la vendita in modi e tempi precisi. Delfino dichiarò: «Ora si fa sul serio. Usciranno gli avvisi pubblici per le varie zone della regione cui faranno seguito le domande di acquisto. Entro 30 giorni risponderemo con la determinazione del prezzo che l'utente potrà accettare o contestare aprendo un confronto che dovrà essere definitivo». I tempi si sono dilatati. Chi pensava che la cessione dei beni della Riforma fosse cosa fatta è servito. Dopo due anni da quell'ottobre, l'opinione pubblica ha il diritto di sapere quali e quanti beni sono stati alienati. Invece, Regione ed Alsia, ancora una volta, hanno fatto l'elenco di ciò che c'è da vendere (8.779 ettari di terreni, 2.734 ettari di boschi, 326 fabbricati, 303 suoli, 43 borgate) o da cedere gratis ai Comuni (1.129 km di strade rurali, 1 acquedotto, 737 ettari tra canali, fossi e altre opere di civiltà). E la saga della vendita dei beni ex Esab è ancora al di là dalla parola «fine». Filippo Mele
SCANZANO JONICO. Beni della Riforma, saga infinita
Il presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, e l'assessore all'agricoltura, Gaetano Fierro, hanno annunciato un accordo con la Direzione regionale per i Beni culturali, la Fidagri, ed il Comitato notarile lucano per la dismissione dei beni della Riforma Fondiaria rientranti nel patrimonio dell'Alsia. L'operazione è stata iniziata nel 1989, ma è stata rallentata da intoppi e ritardi. La Regione e l'Alsia hanno fatto l'elenco di ciò che è da vendere, ma non hanno fornito informazioni precise sulle proprietà. La vendita dei beni è stata rallentata e la Regione ha accusato ritardi.
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