Pioggia di soldi per il teatro che piace a Lunari, Bottiglione e Gonfalonieri Tutti a Parma. «Un sano ritorno a Verdi e alla sua terra», ironizzano dalla Scala. Che mentre al glorioso Piermarini la finanziaria taglia i fondi (circa 6,5 milioni di euro in meno su un totale di 33 milioni di finanziamento statale 2005), dopo il felice avvio del nuovo corso artistico lissneriano e la querelle infinita sull'ingresso in cda della provincia (l'emendamento che doveva allargare il board da 7 a 9 membri non è passato, anche se Buttigliene dice che farà di tutto per modificare in extremis la finanziaria), a Parma, invece, in assoluta contro tendenza, strapiovono soldi pubblici per la lirica. Milioni di contributi extra Fus, cioè fuori dei cordoni tradizionali del Fondo unico dello spettacolo. 6 milioni e 300mila euro sul 2006 (esattamente la metà dei finanziamenti di cui usufruisce la prestigiosa accademia di Santa Cecilia) che si spartiranno a metà la fondazione "Parma capitale della musica", il cui coordinatore è quel Mauro Meli (attualmente alla guida del teatro Regio di Parma) che fu discusso sovrintendente per pochi mesi alla Scala, tra Fontana e Lissner, e la fondazione Toscanini. Da dove arrivano i soldi? Dall'Arcus, la società mista ministero Beni culturali, trasporti e infrastrutture, inventata nel 2004 proprio per dirottare risorse pubbliche a progetti musicali e artistici. Niente di male. Ma il punto è che tutto avviene in assoluta discrezionalità: qui le lobby possono agire indisturbate e nell'ombra. Se è vero che alla fondazione Toscanini, che gestisce sia l'orchestra Toscanini che la Filarmonica, di cui è direttore Lorin Maazel, i 3 milioni e passa dell'Arcus andranno in aggiunta ai 2,4 milioni stanziati regolarmente dal Fus mentre la ben più famosa Orchestra Verdi di Milano nel 2005 non ha ricevuto nemmeno un euro dall'Arcus, nonostante abbia molti più spettatori della Toscanini. Un paradosso un po' equivoco, insomma. Ma un paradosso che ben si spiega dando un'occhiata all'organigramma del comitato d'onore di "Parma capitale della musica" (Meli, nel triennio 2005 - 2008, riceverà un assegno di ben tre milioni annui per coordinare Regio, Toscanini e festival Verdi, tutte istituzioni artistiche che già ottengono soldi dal Fus), dove siedono oltre al sindaco berlusconiano, Ubaldi, i ministri Lunardi, che è parmigiano, e Buttiglione, l'Aga Khan, ma soprattutto Fedele Gonfalonieri che porta in dote da Milano il contratto con Retequattro che garantiva sulle esibizioni della filarmonica quando ne era il presidente, e poi Riccardo Muti. Così grazie (anche) ai soldi di Arcus, in piena austerity finanziaria, la stagione parmense 200506 si annuncia di grande livello: gireranno sul palco Muti, Menta, Rostropovic, Maazel, Masur. Grandi bacchette quasi tutte legate ad uno stesso potente agente, quel Valentin Proczynski che ha interesse a spostare i suoi artisti dove più alti sono i cachet (è anche l'agente all'estero di Muti). Ma basta l'abilità di un agente a spiegare la trasformazione della città emiliana nella nuova mecca della lirica italiana, in una specie di Salisburgo verdiana? Certo che no. E infatti d sarebbe dell'altro, al netto della giusta attenzione finanziaria per una città che dopo il crack Parmalat è diventata capitale europea della sicurezza alimentare. Come confermano alcune fonti autorevoli, la fuga degli ex scaligeri in Emilia (Meli, Muti Gonfalonieri) e la fronda alla Scala, che dista appena un centinaio di chilometri, viaggia in realtà su binali più prosaici, rispondendo ad una ben congegnata operazione di lobbing politicoistituzionalculturale con ottime entrature in questo governo. Non essendoci riusciti a Milano, ritentano l'operazione salotto buono a Parma, è la tesi più accreditata. Tanto che dietro ci sarebbe anche lo zampino di Tronchetti Provera, l'altro ex di oscuro del cda scaligero, già main sponsor del Ravenna festival di cui Maria Cristina Mazzavillani, moglie del maestro Muti, è presidente. Perché Tronchetti? Perché il gran capo di Pirelli Telecom, super estimatore di Muti, la primavera scorsa, resosi conto che il duro Lissner non si sarebbe più prestato ad accollarsi l'onerosa gestione dei suoi Arcimboldi (che a quel punto han perso il valore aggiunto del co-branding "Scala"), è uscito dal cda scaligero sbattendo la porta. E siccome tutto si tiene, a Milano gira voce che Tronchetti, con la sua Pirelli Re, sarebbe interessato alla partita sulla costruzione della nuova sede dell'agenzia europea per la sicurezza alimentare. Niente di male, intendiamoci. Ma forse è anche per questo che Parma diventerà capitale della musica.