Mancano 9 milioni regolarmente versati. Il fascicolo è in procura. Rischiano di finire nei guai molti personaggi eccellenti L'unica cosa certa, finora, è la dimensione del "buco": nove milioni di euro. Le responsabilità penali e civili dei singoli amministratori, invece, devono ancora essere definite. Il caso dei fondi pensione dei lavoratori del Carlo Felice e dell'ex Ente lirico è approdato in procura. E del caso si discuterà anche in consiglio comunale: il 12 gennaio, il commissario straordinario del Fondo riferirà la situazione, nella Sala Rossa di Tursi. E' una spada di Damocle enorme quella che pende (insieme a tutte le altre) sul futuro del teatro lirico genovese, in questi giorni già al centro della bufera per il taglio dei fondi spettacoli e per le vertenze dei dipendenti. Una spada che pende anche sulla testa di amministratori, di sovrintendenti e sindaci che si sono succeduti alla guida dell'ente lirico e della fondazione Carlo Felice dal 1971 ai giorni nostri. La legge parla chiaro: i vari amministratori potrebbero essere chiamati a rispondere "in solido" delle somme mancanti, insomma, potrebbero essere costretti a risarcire di tasca propria l'ammanco quantificato dalla magistratura. La situazione è molto delicata e intricata: il caso ormai da qualche mese è sul tavolo del pubblico ministero Valeria Fazio, che sulla base della relazione del commissario straordinario nominato dalla Covip, l'Autorithy che deve vigilare sui fondi pensione, adesso dovrà decidere quale ipotesi di reato contestare ai presunti responsabili. Secondo indiscrezioni, tuttavia, l'elenco dei personaggi che rischiano di finire nei guai è molto lungo: non solo esponenti politici, ma anche sindacalisti ed ex dipendenti dell'Ente lirico che sedevano nel cda del Fondo. Non solo. Se la consegna alla procura della relazione da parte del commissario era un atto dovuto, sono pronte a partire almeno altre due cause civili: una sarà promossa dallo stesso commissario straordinario ai primi di gennaio (intentata nei confronti della Fondazione Carlo Felice), l'altra sarà presentata dai lavoratori che hanno visto sparire i propri risparmi. Ma cosa è successo? Secondo quanto accertato dal commissario nominato dalla Covip, il commercialista genovese Ermanno Martinetto, consulente "storico" del Tribunale, i soldi che dovevano costituire il fondo integrativo pensioni dei lavoratori (costituto dai versamenti effettuati con il 2 per cento dello stipendio trattenuto ai lavoratori, il 4 per cento versato dall'Ente lirico prima e dal Carlo Felice poi) sono stati distratti ed utilizzati per altri scopi, anche per organizzare spettacoli e finanziare l'attività musicale e teatrale. Secondo quanto accertato, in questi 35 anni, nessuno si sarebbe messo dei soldi in tasca. Ma non è questo il punto. I soldi sono spariti. Ed è quello che conta, sia da un punto di vista penale che civile. A quanto pare, all'inizio degli anni '90, l'amministrazione comunale genovese aveva anche provato a "tappare" la falla. Insomma, Tursi aveva versato qualche miliardo delle vecchie lire nelle casse del Fondo, soldi che erano di tutti i cittadini, per coprire il buco creato in modo allegro dagli amministratori del fondo. E anche questo è un aspetto sul quale la magistratura dovrà fare chiarezza. Una somma, quella versata legalmente o illegalmente da Tursi (si vedrà), che si è comunque rivelata largamente insufficiente: gli amministratori comunali avevano infatti versato i soldi mancanti, maggiorati dagli interessi legali. Ma i nuovi calcoli effettuati dal commissario rivelano un buco di circa 9 milioni di euro. Per definire l'entità del buco, infatti, il commissario Martinetto ha fatto un calcolo semplice: non ha applicato alle somme che dovevano essere presenti sul conto gli interessi legali, ma ha calcolato quanto avrebbe fruttato la stessa somma se fosse stata investita in bot. Il caso è esploso qualche tempo fa, quando sono mancati i soldi che dovevano garantire la pensione ad alcuni lavoratori. Da Roma è intervenuta la Covip, che ha analizzato la situazione e ha subito capito che non c'era più nulla da fare. Insomma, che l'unica soluzione era quella di decretare la "morte" del fondo integrativo. Dopo aver ricostruito puntigliosamente tutti i passaggi, la scorsa estate il commissario ha contestato la somma mancante alla Fondazione Carlo Felice che ha "ereditato" oneri e onori dall'ex Ente lirico. Una contestazione notificata, con una lettera raccomandata, all'attuale sovrintendente Gennaro Di Benedetto. La risposta di De Benedetto è stata secca: «Non devo nulla». Nel frattempo, il commissario ha spedito il fascicolo in procura. Ed è stato invitato a riferire la situazione al consiglio comunale, dove parlerà agli amministratori di Tursi a gennaio. Una volta illustrata la situazione ai consiglieri comunali, partirà l'azione legale nei confronti della Fondazione Carlo Felice. In questi mesi anche i lavoratori hanno deciso di far valere le proprie ragioni. Gli iscritti al sindacato autonomo Snater hanno nominato i propri legali. Ma ieri pomeriggio uno degli avvocati, Ennio Pischedda, non ha voluto rilasciare dichiarazioni: «La relazione del commissario è ancora un atto segreto. Vedremo nei prossimi giorni cosa deciderà di fare il pm Fazio».