L'opera, risalente al periodo tra il 1570 e il 1614, è situata a oltre cinque metri di altezza: l'ultimo restauro risale al 1990 Il giallo della fontana dell'ex Casino Mattei: la "Divinità del Fiume" decapitata di netto. Un'altra fontana presa di mira. Un altro gioiello deturpato. Un altro mistero da chiarire. È successo a Villa Celimontana dove qualcuno ha mozzato di netto la statua che raffigura la Divìni-tà del Fiume. Il marmo è collocato sulla sommità di una grande vasca, in fondo al viale che delimita il giardino di quello che fu il Casino Mattei. La Fontana è di grande valore: fu realizzata infatti in un arco di tempo che va dal 1570 al 1614. I contorni della vicenda non sono chiari. Non si sa ancora con precisione, ad esempio, a quando risale la "decapitazione". Né chi e perché abbia asportato la testa dal monumento. Il dato che inquieta di più è il precedente così vicino: non più di due mesi fa accadde lo stesso alla Fontana della Navicella, proprio all'ingresso della Villa. La prua fu portata via e recuperata dai carabinieri solo qualche giorno dopo. Secondo i militari che condussero le indagini fu abbondanata dai ladri dopo il tentativo fallito di rivenderla a qualche collezionista. Ad essere danneggiata questa volta è stata la Fontana del Fiume. Una grande vascacirco-lare posta alla fine di un viale, in una superficie di terreno leggermente sovraelevata. La Fontana voleva indicare simbolicamente la fine di un percorso fisico e al tempo stesso spirituale. In origine alla base erano collocate due statue di Minerva. La statua amputata della testa è collocata sulla sommità di una parete e delimitata ai lati da due eleganti archi. La divinità sostiene con la mano destra un'anfora, poggiata anche sulle gambe, dalla quale sgorga l'acqua. Il taglio è stato chirurgico, opera di qualcuno dotato di abilità anche acrobatiche. Per raggiungere la statua ha scalato difatti circa 5 metri di altezza tenendosi in un difficile equilibrio. Villa Celimontana, per collocazione e storia, rappresenta uno dei luoghi più affascinanti della città. Trae il suo nome dalla Porta caelimontana davanti alla quale anticamente passava il tratto delle Mura repubblicane che da Colle Oppio raggiungevano Porta Capena. Prima che Ciriaco Mattei, appartenente ad una nobile famiglia romana, trasformasse la villa per fame la sua artistica e lussuosa dimora, quell'area pianeggiante che circondava il pa-lazzetto, era «una vigna deserta e derelitta». Mattei volle collocare nel giardino, disposto su due livelli, numerose opere incaricando dei lavori artisti diversi. Alle fontane di Villa Mattei era affidato un alto valore simbolico ed evocativo. Nulla è rimasto del Ciclope, del Mascherone, dell'Idra e dei Tritoni e neanche delle due nuove fontane che vennero realizzate a metà del '600. L'ennesimo sfregio ripropone il problema della conservar zione e della tutela dei "gioielli" romani. Amareggiato il professor Eugenio La Rocca, sovrintendente comunale ai Beni culturali, abbassa le braccia: «Possiamo controllare le piazze storiche, i monumenti più importanti, ma tutto non è possibile». L'ultimo restauro risale al 1990 quando la tutela era affi-dataa Carla Benacci. considerata la maggiore conoscitrice della storica villa. Le sculture vennero ancorate al terreno per evitare i furti. Non è bastato...