Antonio Paolucci, soprintendente del Polo museale fiorentino, direttore dei beni culturali in Toscana, lo storico dell'arte che ha tra le tante cose coordinato gli interventi del dopo-terremoto ad Assisi, a settembre raggiunge i 67 anni e dovrà andare in pensione. Aveva richiesto una proroga di tre anni per lavorare ancora fino ai 70. La norma esiste, vale per tutti i dirigenti, richiede l'autorizzazione del ministero della funzione pubblica perché amministrativamente si configura come una nuova assunzione anche se da fuori può sembrare strano per uno come Paolucci che lavora al patrimonio artistico dello Stato da 40 anni. Comunque per lui è risuonato un secco no (ricordate il caso di Adriano La Regina a Roma? Non è uguale ma è simile) per le ragioni tecnico-amministrative appena dette. Paolucci ha esperienza e conosce la macchina e questo, dalle parti del ministro Buttiglione (Udc), forse non conta troppo. Serve altro. Perché diciamo questo? Perché Gianfranco Cerasoli della Uil segnala una macroscopica e in apparenza inspiegabile incongruenza: al niet verso Paolucci si contrappone una norma dove si prevede che i capi dipartimento possano restare in servizio oltre il fatidico 67 anno purché al lavoro in ministeri con portafoglio. E l'identikit corrisponde a quello di Francesco Sicilia, per anni direttore dei beni librali e archivistici, di area Udc, da luglio capo dipartimento dei Beni culturali e paesaggistici (oltre 170 mila euro lordi l'anno di stipendio), il quale aveva presentato la stessa richiesta di Paolucci (come dirigente regionale lo stipendio è di 126 mila euro lordi). Tra parentesi, non è che la gestione Sicilia, succeduto a Roberto Cecchi per volere di Buttiglione. faccia faville: a luglio, quando si è insediato, il suo dipartimento aveva a disposizione 545 milioni di euro come contabilità speciale (cioè per avere i soldi sempre, non è la contabilità quella ordinaria), oggi ha 761 milioni di euro. Che significa? Che sono soldi non spesi quando tutte le soprintendenze boccheggiano. Una montagna di quattrini non usati. Vi si aggiunge un'altra manovrina in apparenza molto curiosa: Asciutti di Forza Italia ha presentato un emendamento per infilare nel dipartimento guidato da Sicilia l'Istituto centrale del catalogo, la Discoteca di Stato e il Museo dell'audiovisivo. Potremmo chiedere a questo punto: che c'azzeccano quando sono già collocati in altro dipartimento?