«II Giappone ci surclassa? Per forza, loro studiano...» «Non possiamo lamentarci perché chi non investe in cultura è destinato a restare indietro. Il nostro patrimonio va valorizzato» PARIGI Trova che la Francia sia «grigia» in questo momento. Che Parigi non sia più la città divertente di una volta: Che i francesi abbiano disperatamente bisogno di una ventata di ottimismo e di energia. Fra i motivi che stanno alla base di questa depressione, il socialista Jack Lang indica soprattutto «il deperimento sempre più vistoso e angosciarne della cultura». L'ex ministro di Mitterrand, che aprì le porte della me de Valois a intellettuali e artisti, sostiene che bisogna «reinventare» la cultura: ne parlerà oggi, ad Ancona, in occasione di una conferenza-dialogo con Giampiero Solari, assessore alla cultura della Regione Marche. Jack Lang, lei crede che sia possibile instaurare una nuova politica culturale nella società moderna? «E' un imperativo assoluto. Troppi cittadini, troppi giovani in particolare, sono sottoposti a un bombardamento di propaganda mercantile che li allontana dalla comprensione della cultura del mondo, dalla vera conoscenza, dal gusto della scoperta. Quel che è più grave nella società odierna è proprio la mercantilizzazione degli spiriti». Lei afferma che la cultura si va perdendo: non è un po' eccessivo? «Neanche un po'. Non solo si va perdendo la cultura, ma anche la giusta rappresentazione del mondo e delle cose, tutto ciò che i marxisti chiamavano 'le sovrastutture', vale a dire lo spirito, il pensiero, la coscienza». Che cosa provoca questa decadenza? «Il fatto che nei paesi più evoluti sia salito al potere il capitalismo più becero: quello dei soldi, del 'fric' facile con cui si compra tutto. Gli Stati vendono i beni pubblici a società private: e queste ultime non hanno il minimo scrupolo». Per esempio? «Basta vedere, mi dispiace dirlo, quel che avete fatto in Italia in materia di privatizzazione delle televisioni: un vero disastro». Non è che la Francia stia molto meglio... «Certo, in Francia, in Spagna e in altri Paesi si è purtroppo imitato l'esempio italiano. Si è costruita una sorta di macchina diabolica che distrugge la cultura, che impoverisce gli spiriti, che mortifica la libertà di pensiero e i valori collettivi. Io mi ribello davanti a questo sistema di privatizzazione dei cervelli e dei cuori. Rifiuto l'onnipotenza di organismi privati, radio e televisioni soprattutto, che pretendono di gestire in proprio l'immaginario collettivo». A parte rifiutare, che cosa si può fare? «Occorre mettere in piedi una vera politica della sinistra». La destra non ha cultura? «Non ho detto questo: la destra ha delle élìtes, qualche personaggio di valore che si è costruito un'isola felice in un oceano di barbarie». Organizzare una politica della sinistra, che vuoi dire? «Vuoi dire fare una politica che dia senso al servizio pubblico, che rianimi l'educazione, le università, la televisione, la cultura in senso lato». E chi ci dice che questo interessi ai giovani? «Li interesserà per forza. Il problema è che oggi abbiamo indebolito lo Stato e la sua funzione primaria sopprimendo i fondi per la ricerca, la cultura e le università. Questo è gravissimo. I Paesi europei rischiano di essere perdenti anche dal punto di vista dell'economia, perché l'investimento intellettuale ha riflessi immediati in campo economico. Del resto ci sono paesi, come il Giappone, che consacrano il quattro per cento del loro prodotto interno lordo alla ricerca scientifica, mentre in Europa ci si accontenta del due per cento: è deplorevole. Quando penso che Italia e Francia, culla della cultura, fanno così poco per valorizzare il loro patrimonio...». In Italia però la cultura non è centralizzata al massimo, come in Francia. «E' vero, ed è per questo che state meglio di noi. Quando penso che una regione come le Marche ha 100 teatri, di cui 64 attivi...». L'assessore Giampiero Solari vuole farne una regione-laboratorio per la cultura europea. «Ha perfettamente ragione: è la strada migliore per arrivare a un vero risultato». Resta il problema dei budget: in una situazione di crisi, la prima sacrificata è proprio la cultura. «E' così: ma è stupido che sia così. E' quando c'è crisi morale, politica ed economica che bisogna ridare un senso alla società potenziando la cultura, l'educazione, la scienza». Supponiamo che nel 2007 lei sia eletto presidente della Repubblica. Che cosa farebbe? «Raddoppierei immediatamente il budget per la cultura, la scuola, l'università e la ricerca scientifica, che sono gli strumenti della crescita».