Sulla villa di Giulio Cesare sta per essere affisso un cartello con su scritto «proprietà privata». Non è un paradosso, lo ha deciso l'ultima sentenza emessa dalla Corte di Cassazione: i 12mila metri quadrati del parco monumentale di Baia infatti tornano nelle mani dei privati, in quanto gli eredi della famìglia Strigari hanno vinto - contro il demanio - la causa iniziata settant'anni fa. In questo modo si riprendono ciò che un tempo era la loro proprietà. Oggi quelle ampie distese di prati e uliveti e sentieri di macchia mediterranea sono un'oasi del Wwf, dove riaffiorano i resti della più antica villa romana della zona (secondo secolo a.C.), scavata nel 1997. Gli Strigari, nobile famiglia napoletana, fino agli Anni Trenta possedevano almeno un quinto del territorio di Baia, poi - poco per volta - il demanio espropriò loro terreni e campi e manufatti e anche quei 12mila ettari che confinavano con le più note Terme romane. Nel 1935 nacque il parco monumentale, che altro non era però che un'ampia distesa verde, dove si progettava di realizzare un'oasi. Da sempre, riprendendo la tesi dello storico, Jean Beloch, gli archeologi cercavano qui la dimora di villeggiatura di Giulio Cesare. Beloch intatti si rifaceva a Tacito che, a sua volta, scriveva: «Quae subictos sinus editissima prospectat», riferendosi alla villa del condottiero. Sì - secondo le testimonianze tacitiane -quella costruzione doveva essere panoramicissima e si imponeva per la sua posizione geografica sul golfo, proprio come la villa ritrovata sulla collina di Baia, nel parco. A dire il vero da tempo tra i terreni della zona affioravano le mura di tufo del cosiddetto Palatium, ovvero quell'area che sovrastava le Terme ed era riservata alle dimore dei romani vip. Nel 1997 le teorie furono confermate: lo scavo portò alla scoperta delle mura possenti della villa. Tutti avevano dimenticato però che, alla fine degli Anni Trenta, la famiglia Strigari si era opposta al provvedimento di esproprio dichiarando che non c'era alcuna necessità, né emergenza da parte del demanio perché la pratica di dismissione del terreno fosse loro imposta. Negli anni ci sono state sentenze, polemiche e denunce. L'iter burocratico è stato lungo e tortuoso. Una vicenda che è andata avanti per decenni a colpi di carta bollata. Fino al verdetto finale di questi giorni, quello emesso dalla Cassazione che si è pronunciata a favore degli Strigari sancendo la legittimità della proprietà degli eredi di quella famiglia. Da oggi, dunque, il parco monumentale è privato. Una sentenza storica che naturalmente è destinata a suscitare prevedibilmente molte reazioni e polemiche.