Sono state formalmente incriminate sei persone sospettate di essere implicate nel furto dell'Urlo, il capolavoro del pittore norvegese Edward Munch rubato a Oslo nell'agosto dell'anno scorso. Lo ha dichiarato ieri il procuratore Terje Nyboe. «Abbiamo incriminato sei persone. Cinque per furto aggravato e una per ricettazione. Sospettiamo che il furto sia legato al crimine organizzato», ha aggiunto. Il 22 agosto 2004 due individui armati erano penetrati in pieno giorno nel Museo Munch di Oslo, avevano prelevato davanti ad alcuni turisti a bocca aperta L'urlo e La Madonna, e si erano poi dati alla fuga su un'auto rubata, guidata da un complice. Il valore dei due quadri, che non sono stati finora ritrovati, supera secondo gli esperti gli 83 milioni di euro. Il pittore aveva realizzato diverse versioni delle due opere. Il Museo Munch, chiuso per diversi mesi per lavori legati alla sicurezza, ha riaperto i battenti la scorsa estate. Realizzato dall'artista norvegese nel 1893, L'urlo è uno dei quadri più famosi della modernità. Lo stesso Munch raccontò la genesi di questa tela in alcune righe scritte sul retro di una litografia che ne riprendeva i motivi: «Seguendo la strada insieme con due amici (il sole andò giù e il cielo divenne rosso sangue), mi prese una ventata di malinconia. Mi fermai, mi appoggiai alla balaustrata, sfinito; al di sopra della città e del fiordo di un blu nerastro planavano nuvole che parevano sangue e lingue infuocate: i miei amici continuarono il loro cammino, io restavo lì, tremavo d'angoscia. E mi sembrava di udire il grido immenso, infinito, della natura». I quadri di Munch, uno dei grandi nomi dell'espressionismo di inizio Novecento, con una vita segnata dal malessere esistenziale e dal dolore, furono considerati dal nazismo «arte degenerata» e il salvataggio di molte sue tele ebbe aspetti rocamboleschi. In una recente biografia, uscita in Norvegia, si racconta infatti come molte opere siano state acquistate da amici e tenute nascoste in un terreno agricolo durante l'occupazione nazista. Il furto dei due quadri (che non erano assicurati) aprì anche in Italia una polemica da un lato sui sistemi di sorveglianza dei musei e dall'altro sulla opportunità di assicurare i capolavori d'arte. Si scoprì in quell'occasione che la prassi del museo norvegese è comune a tutti le grandi raccolte del mondo: per assicurare i capolavori si dovrebbero pagare polizze talmente alte che i musei per lo più statali non potrebbero permettersi. Peraltro, notavano alcuni studiosi, in certi casi sarebbe pure inutile, perché opere così note non hanno comunque mercato. Sull'Urto alcuni mesi dopo il furto saltò fuori anche una bizzarra ipotesi secondo la quale il pittore norvegese si sarebbe ispirato, per dipingere il quadro, a una mummia conservata nel Museo di storia naturale di Firenze. L'incriminazione dei presunti autori del furto dovrebbe ora preludere al ritrovamento delle tele e alla loro restituzione al Museo Munch.