Gestazione finanziariamente dolorosa, ma alla fine la Fondazione Firenze mostre è pronta a vedere la luce entro la fine di gennaio. Come da annunci al megafono di Comune e Provincia, che, almeno per questa volta, sembrano essere pronti, anche a costo di lacrime e sangue sui risicati bilanci, a rispettare il patto parasociale firmato a suo tempo. Almeno sulla carta. Il consiglio di amministrazione guidato da Giorgio Bonsanti (presidente nominato da Palazzo Vecchio) e Fabio Pammolli (amministratore delegato voluto dalla Provincia) ha portato a termine il compito assegnato. Firenze Mostre chiude la sua burrascosa stagione di debiti infiniti e si prepara ad affrontare il futuro con la nuova veste bianca della Fondazione. Pronto il nuovo statuto, risanamento finanziario completato, un nuovo e dettagliato piano industriale. Insomma la riorganizzazione totale di una macchina che aveva fuso il motore e perduto ogni energia propulsiva nella disperata ricerca di fondi per ripianare i debiti ad aumento esponenziale che derivavano dalle sedi da tenere aperte (Palazzo Strozzi e Forte Belvedere) e dai costi fissi di un personale per la gran parte dell'anno inutilizzato o sottoutilizzato. Da mostre in vera caduta libera. Ma come sarà la nuova Fondazione Firenze Mostre? Quella che ragionevolezza vorrebbe fosse la Fondazione Cultura di cui da tempo si parla come strumento unico per raccogliere tutte le forze cittadine intorno a un unico progetto che rilanci, appunto, il ruolo della cultura a Firenze catalizzando anche le risorse e l'interesse dei privati? «Intanto nel piano industriale, approvato a novembre dal consiglio di amministrazione spiega l'ad Pammolli abbiamo tracciato dei criteri di budget per le mostre, buttato giù le regole per la predisposizione dei piani finanziari, dato insomma un impianto di rigore e di corretto funzionamento al sistema». Regole che, fino a questo momento, sembrerebbero non essere sempre state al centro dell'interesse degli amministratori. Ma quali sono le regole 'certe' perché una mostra funzioni a Firenze senza affossare il bilancio della società che la organizza? L'errore potrebbe essere stato quello di organizzare tante mostre e per brevi periodi, senza avere il tempo, quindi, dì ammortizzare i costi di allestimento, ma anche la promozione e i costi del personale. Più redditizio invece organizzare grandi mostre di eccezionale richiamo per lunghi periodi in modo da recuperare i cosiddetti costi fissi. Così come, idea semplice, ma finora non realizzata, utilizzare gli spazi a disposizione della Fondazione non solo per le mostre, ma per ogni genere di attività culturale: incontri, convegni, presentazioni, sfilate. Prossimo appuntamento già in fase di organizzazione da parte della quasi-fondazione una mostra su Leon Battista Alberti, battesimo del fuoco programmato fra marzo e luglio 2006 per dare prova del nuovo assetto e, soprattutto, per testare la capacità cittadina di unificare risorse e intelletti per raggiungere lo scopo prefisso. Già, perché la vera partita da giocare sarà quella sulla cosiddetta governance. Che se non è proprio la solita faccenda di poltrone, diciamo che ci assomiglia. Nelle intenzioni dei risanatori (che hanno già dichiarato di essere pronti a riconsegnare il testimone visto che hanno esaurito il loro compito) ci sono manager e tecnici (un presidente, un direttore generale, un solo rappresentante nel cda per ogni socio che deciderà di aderire alla fondazione). Gente che sappia coinvolgere i privati nelle attività della Fondazione. Poche persone con compiti chiari e definizione netta delle linee di responsabilità. Ma la 'gara' per assicurarsi la nuova governance (utile anche solo in termini di immagine) è, neppure troppo sotterraneamente aperta, le categorie economiche in prima fila, con gli Industriali in posizione di stand by.