II Museo Egizio di Torino passa ai privati e apre la strada a un esperimento ligure. Tre mostre per evocare con la tecnologia l'incanto del passato Al tempo record di 15 mesi il museo sulla civiltà egizia più importante dopo quello del Cairo diventa fondazione privata. Entusiasta il ministro Buttiglione che vuole ripetere l'esperimento: «Ci sono trattative avviate anche in Liguria ma è presto per renderle pubbliche senza il rischio di bruciarle» Torino. «Se l'Alta velocità ferroviaria per Torino è ancora un sogno, la cultura ha bruciato le tappe, "costruendo" a tempo di record il nuovo Museo Egizio». Così il ministro per le Attività Culturali Rocco Buttiglione ha sancito il passaggio di consegne del vecchio Museo statale alla fondazione privata costituita appena un anno fa. Si potrebbe dire che le mummie sono state più veloci dei treni, considerato che nell'ottobre 2004, per il restauro del prezioso Papiro di Artemidoro, veniva illustrato il progetto per la privatizzazione del primo museo statale italiano. Progetto diventato realtà immediatamente, per non perdere la grande occasione delle Olimpiadi invernali che si apriranno fra 50 giorni e che rappresenteranno una vetrina internazionale per la città della Mole. Ecco così che, prima ancora del passaggio formale della proprietà alla Fondazione Museo Egizio, costituita dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione CRT, si è subito dato un volto nuovo agli interni del settecentesco palazzo di via Accademia delle Scienze che lo ospita da sempre. Le nuove sale sono state attraversate per la prima volta ieri mattina dal ministro Buttiglione guidato dal presidente della Fondazione Alain Elkann e dalle autorità cittadine, alcune delle quali attonite davanti ai nuovi allestimenti, che valorizzano come non mai le migliaia di reperti in dotazione al Museo, il secondo per importanza al mondo dopo quello del Cairo. Il ministro, entusiasta, ha apprezzato la validità dell'esperimento, annunciando che quanto prima ci saranno trattative per il passaggio ai privati di altri preziosi edifici storici in tutta Italia. I primi potrebbero essere proprio le residenze sa-baude di Venaria, Rivoli, Stupinigi e Racconigi, tanto è vero che dopo le Olimpiadi ci sarà un nuovo incontro a Torino proprio su questo tema. Poi, forse, toccherà alla Reggia di Caserta. E in Liguria? «Ci sono trattative avviate molto interessanti - annuncia il ministro - ma è ancora troppo presto per renderle pubbliche senza correre il rischio di bruciarle». Vedremo. L'oggi, intanto, è rappresentato dal profondo rinnovamento del Museo Egizio, nato ufficialmente nel 1824, quando già contava oltre seimila reperti. Tanto che il francese Champollion, decifratore dei geroglifici, ebbe a dire che «la strada verso Tebe e Menfi passa da Torino». Questo grazie anche a Napoleone, che avrebbe voluto fare di Torino il secondo centro culturale più importante dell'Impero dopo Parigi e che donò all'Università un grandissimo quantitativo di preziosi oggetti e statue. Attualmente i reperti in dotazione al museo sono oltre trentamila, la maggior parte ancora da catalogare e questo da un'idea della potenzialità dell'ente. Nonostante i tempi ristrettissimi, la Fondazione ha già programmato tre importanti mostre che si svolgeranno in occasione delle Olimpiadi invernali: "Riflessi di pietra", cioè il nuovo allestimento delle sale con le statue curato dallo scenografo Dante Ferretti, e "La vita quotidiana nell'antico Egitto" con la valorizzazione delle straordinarie pitture della tomba di Iti e della moglie Neferu. Nel vicino Palazzo Bricherasio si svolgerà invece la mostra sul Papiro di Artemidoro, con la più antica carta geografica giunta a noi. Un reperto di epoca tolemaica, riemerso avventurosamente dopo duemila anni. Entrato a far parte chissà come di un rotolo di cartapesta, è stato individuato per caso, recuperato e restaurato per la gioia di chi si appassiona alla storia e alla vita dei popoli che ci hanno preceduto. Questo per ora, ma si spera di realizzare presto un evento espositivo nello storico Palavela.
Torino. Una fondazione da Faraoni
Il Museo Egizio di Torino, il secondo per importanza al mondo dopo quello del Cairo, è stato trasferito a una fondazione privata. Il ministro per le Attività Culturali, Rocco Buttiglione, ha annunciato che il museo sarà aperto ai privati e che ci saranno trattative per il passaggio di altri edifici storici in tutta Italia. Il museo, che conta oltre 30.000 reperti, ha subito un profondo rinnovamento e sarà aperto alle mostre e agli spettatori. Il ministro ha anche annunciato che ci saranno trattative per il passaggio di altri edifici storici, come le residenze sa-baude di Venaria, Rivoli, Stupinigi e Racconigi.
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