Il Museo Egizio? Un esempio della nuova cultura ad Alta Velocità: il ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione, aggiorna in chiave Tav l'affermazione di Jean-François Champollion, mitico decifratore dei geroglifici, che nel 1824, dopo aver visitato le collezioni egizie dei Savoia, esclamò ammirato: «La strada per Menfi e per Tebe passa da Torino». Ci passa ancora, ma, da oggi, è un baleno. Perché la raccolta, seconda al mondo per ricchezza di reperti solo a quella del Cairo, viaggia con il turbo verso una nuova stagione in cui i 6500 pezzi esposti e i 26.500 che giacciono nei magazzini diventeranno attori d'una «rivoluzione»: trasformare il museo in un luogo nel quale l'arte sia spettacolo nobile e attraente per tutti. Ieri, davanti a un parterre di studiosi e d'imprenditori - tra i quali anche il vicepresidente della Fiat, John Elkann - s'è ufficialmente aperto il cantiere di questa «Venaus» della cultura che non vede contestazioni: la sigla dell'accordo con il quale lo Stato, per la prima volta nella propria storia, affida un suo bene a una gestione a partecipazione privata. L'Egizio «passa» alla Fondazione presieduta da Alain Elkann e i cui soci sono la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio insieme con Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino. «C'è una prospettiva federale - ha sostenuto Buttiglione - in quest'operazione attraverso cui lo Stato condivide la tutela dei beni museali. Le istituzioni pubbliche, singolarmente, non ce la possono fare. E, visto che a far male ci si riesce anche da soli, è opportuno tendere sempre più a un modello pubblico-privato. Estenderemo il principio anche ad altre realtà: il circuito delle Residenze Sabaude, per restare in Piemonte, e probabilmente, la Reggia di Caserta. Tra i progetti, comunque, ci sono anche altre opzioni nel resto d'Italia». Il tutto, ministro, mentre la Finanziaria ha decurtato le risorse del suo dicastero... «Beh, abbiamo recuperato circa la metà dei tagli previsti che erano del 33. Un grande risultato, ma sempre tagli sono». L'Egizio, dunque. Dovrà essere il capofila d'un rinnovato sistema di mettere in vetrina la storia in un Paese dove il responsabile dei Beni culturali fa una denuncia che sembra un paradosso: «Dopo una visita a Colonia la gente sa più cose dell'Impero romano che attraversando il Foro nella nostra capitale. Ci sono meno reperti, certo, ma i supporti tecnologici e le spiegazioni sono formidabili». «Perché - aggiunge con un'altra affermazione spiazzante - le pietre sono come i mafiosi: parlano solo se sai fare loro le domande giuste». Il rilancio del museo torinese ospitato nell'antico palazzo del Guarini, nato come scuola gesuita, costerà 50 milioni di euro: « Il primo passo del rilancio di questa raccolta che merita d'iscriversi nelle grandi mete museali del Paese - spiega Alain Elkann - è ormai compiuto. Dopo aver nominato un comitato scientifico internazionale e la nuova direttrice, Eleni Vassilika, abbiamo recuperato con i colori originali l'architettura delle sale, restaurato le vetrine storiche, predisposto pannelli informativi e didascalie in due o tre idiomi (costo 800 mila euro, ndr). A fine gennaio saremo pronti per accogliere in modo degno i turisti che arriveranno per le Olimpiadi». Un benvenuto che sarà rivolto con tre grandi iniziative: la mostra «La vita quotidiana nell'antico Egitto» e, a Palazzo Bricherasio, quella sul papiro di Artemidoro, a cui si aggiungerà un nuovo allestimento dello Statuario del Museo. Il tutto arricchito dall'introduzione di servizi per una migliore accoglienza dei visitatori e dalla pubblicazione di guide bilingui. Ma il nuovo Egizio ha bisogno di altri spazi per mostrare i suoi tesori, aumentando anche il numero dei 350 mila visitatori che annualmente varcano il portone dell'edificio per «viaggiare» nella Terra dei Faraoni: «Ecco perché - dice Mario Turetta, direttore regionale per i Beni Culturali - contiamo di acquisire anche la Galleria Sabauda, ospitata nello stesso palazzo, che potrà essere trasferita altrove. I tempi? Non più di 3-4 anni». Progetti che si rincorrono. Alain Elkann sogna una struttura dove poter allestire grandi mostre a tema: «Penso al Louvre, che pure ha le sue collezioni egizie, ma che, se decide di organizzare rassegne temporanee, utilizza strutture esterne». Non solo esposizioni, però: il turismo colto, qui, si deve intrecciare con un'inesausta ricerca scientifica. Ancora il presidente della Fondazione: «Ecco perché è fondamentale che, a Torino, finalmente sia tornata, dopo un secolo, una cattedra di Egittologia. La reggerà il professor Alessandro Roccati e certo svilupperemo con l'Università sinergie che un po' s'erano allentate». È la «mission» che il museo ha dato a se stesso: una nuova visione nel gestire il patrimonio, senza lasciar depositare la polvere nelle antiche stanze. Ad Alta Velocità, appunto.
I faraoni ad Alta Velocità
Il ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha annunciato che il Museo Egizio di Torino sarà trasformato in un luogo di cultura e turismo, grazie a un accordo con la Fondazione presieduta da Alain Elkann. Il museo, che è uno dei più importanti al mondo, sarà gestito da una società a partecipazione privata e avrà un nuovo comitato scientifico internazionale. Il progetto prevede la restaurazione dell'architettura e delle vetrine storiche, la creazione di pannelli informativi e didascalie in due o tre idiomi, e l'introduzione di servizi per una migliore accoglienza dei visitatori.
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