L'obiezione potrebbe essere: ognuno si fa i conti a casa propria. Ma in questo caso, parlando della beffa italiana alla Cultura, non vale. Perché le osservazioni del francese Jack Lang, per 12 anni, a più riprese, ministro della Cultura nel suo Paese con Mitterrand, nonché fra i candidati all'Eliseo alle presidenziali del 2007, hanno un peso specifico davvero importante. Ospite ad Ancona di un convegno (e naturalmente premettendo di non volersi ingerire delle nostre questioni politiche) Lang ha definito «scioccanti» i tagli ai fondi per la cultura in Italia, «un 'azione che va contro il nostro futuro». «La via che dovremmo trovare sta tra la dittatura della redditività e la volontà di trasformare la società». Ancora: «Ciò che minaccia di più la civiltà è la privatizzazione, la commercializzazione dello spirito e del cuore. Credo che l'unica strada da seguire, come europei e cittadini del mondo, sia quella di investire in cultura. Risparmiare è un crimine nei confronti del futuro, della civiltà, dell'Europa, del nostro modo di vivere. Un Paese senza cultura e senza ricerca è un paese in declino. Bisogna essere combattivi e non scendere a compromessi, bisogna far paura agli uomini politici». Lungi dal riferirsi ad azioni violente, Lang ha indirettamente "benedetto" le azioni dimostrative degli artisti italiani. Che, in attesa dei nuovi Stati Generali di inizio 2006, durante i quali chiederanno alle parti politiche, prima delle elezioni, il loro preciso programma per la Cultura, si danno da fare con vigore. Dopodomani, all'Opera dì Roma, le Fondazioni Liriche hanno indetto una conferenza stampa sui gravissimi problemi che le investono dopo le riconfermate decurtazioni. I sovrintendenti rifiutano di diventare «liquidatori dei teatri» e accusano il Governo «di aver violato clamorosamente il patto con il quale si era impegnato a riportare il Fus ai livelli del 2003 e a coinvolgere tutte le parti interessate in una profonda e positiva riforma del teatro lirico». E il Ministro Buttiglione? Da Torino, dove ha presieduto alla cerimonia per il conferimento del Museo Egizio alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie, ha dichiarato: «Abbiamo recuperato il 33 dei tagli previsti al Fus, è un grande risultato. Ma sempre tagli sono. Dobbiamo al più presto fare un piano per capire come riuscire a gestire questa situazione di difficoltà». Le categorie continueranno a protestare, a dimostrare. Hanno capito da un pezzo. Il piano che auspicherebbero è quello di vertici ai quali Arte e Cultura non sembrino serbatoi di cittadini spostati e diversi, produttori di superfluità, da sostentare a malapena perché non facciano troppo danno. Con buona pace del popolo di artisti, scienziati e quant'altro del quale ci si fregia quando fa comodo.