Il Comitato per la difesa di Castello: duemila firme contro la meccanizzazione. Quindici milioni per stravolgere il quartiere storico con acciaio e ascensori. CAGLIARI. "Le scale mobili e i tapis roulants in Castello? Non credo che si farà nulla, mi risulta che ci siano problemi legati alle scadenze": passava di là per caso, Renato Soru. Ha visto sulla terrazza di Santa Croce facce conosciute di ambientalisti e cittadini impegnati a difendersi dalle raffiche di vento per annunciare ai cronisti la consegna di una petizione anti-scale mobili, oltre duemila firme per dire 'no' alla meccanizzazione forzata. Così il governatore ha pensato di fermarsi per salutare e prendere il documento della protesta: "Io non ho ancora capito bene che cosa vogliono fare - avverte il presidente della Regione - alcuni aspetti non sono chiarissimi. Comunque non penso che questo progetto andrà avanti...". Ha l'aria di essere una specie di promessa, visto che i finanziamenti passano dalla Regione. Così almeno sembrano leggerla i membri del Comitato per la difesa del Castello, impegnati da mesi in una battaglia surreale: da una parte loro, i cittadini-abitanti-elettori del quartiere storico. Dall'altra il consiglio comunale che ha votato alla bulgara - con le eccezioni di Gianni Loy e Radhouan Ben Amara - a favore di un progetto allora sconosciuto. Ma è corretto dire sì senza informarsi su un qualcosa che stravolgerebbe il rione più prezioso della città? "E' stato commesso un grosso errore - avverte Stefano Deliperi, del Gruppo di intervento giuridico - e siamo convinti che sia ancora possibile fermare questo progetto insensato. La Regione dovrà compiere una verifica preventiva, abbiamo fiducia di farcela". Le verifiche necessarie sono più d'una. Nei carteggi del Comune non c'è traccia di un'indagine geognostica seria, incognita grave pensando a quanto è accaduto altrove: "Quando hanno scavato il parcheggio di via Amat è venuta giù la recinzione del liceo Dettori - ricorda Fanny Cao, di Italia Nostra - l'ascensore per la rocca di San Michele è stato bloccato perchè si temevano crolli sul costone e oggi l'impianto è distrutto dalla ruggine. Non si vede perchè invece qui dovremmo stare tranquilli...". Tranquillità è un vocabolo in disuso fra le vie antiche del quartiere di sopra. Fra nottambuli schiamazzatori e locali all'aperto i castellani hanno perso il contatto con il silenzio, ricchezza di cui andavano fieri: "Vogliono mandare nel rione 75 persone al minuto - sorridono Manuela Farci, Maria Paola Morittu e Simona Murroni, del Comitato - che sarebbero 4500 l'ora. Ma dov'è questa gente che vuole salire in Castello? Dove sono i turisti? E che cosa verrebbero a fare?". Per quanto ironico, l'interrogativo non sembra infondato. L'amministrazione pubblica - secondo i dati contenuti nel progetto - spenderebbe 15 milioni di euro per realizzare un parcheggio interrato sotto Cammino Nuovo, otto tapis roulants, tre scale mobili e tre ascensori. La semplice manutenzione dell'impianto costerebbe 570 mila euro l'anno, di cui circa 400 mila sarebbero coperti dai ticket della sosta. Ma è logico - con tutti i parcheggi sotterranei della città deserti - prevedere un afflusso costante di auto proprio lì, a Cammino Nuovo? Ed è logico programmare un interesse così forte per il Castello, quando oggi vive solo d'estate e solo la sera? "E' assurdo - scuote la testa Deliperi - ma non è una sorpresa per chi ricorda come l'amministrazione Floris intendeva risolvere il problema dell'acqua, un dissalatore da trenta milioni di euro che avrebbe ucciso il golfo". Altri esempi non mancherebbero. Dalla scalinata verso la chiesa-pandoro di Santa Caterina - la sola al mondo che anzichè a un sagrato conduce a una strada ad alta intensità di traffico - fino al progetto, finanziato e poi abortito fra gli sghignazzi generali, di collegare con una funivia il molo martello di Marina Piccola alla Sella del Diavolo: non avevano pensato ai piloni giganteschi da piantare nel fondale marino. I rimandi fioccano: i tavoloni di legno all'anfiteatro e la bruttezza agghiacciante di quasi tutte le piazze rifatte dalle ultime amministrazioni comunali, coi famosi giardinetti dispettosamente rinsecchiti. Opere finite in operetta. Con nuovi gigantismi urbanistici in vista però il Comitato di Castello e gli ambientalisti preferiscono i richiami ai bisogni reali della città. La lista è lunga: non c'è un soldo per rifare strade che ormai sono test estremi per pneumatici e sospensioni. Mancano le risorse per dare un po' di dignità urbana alle periferie, il bilancio comunale nega aiuti alle famiglie povere e agli anziani. I membri del Comitato sventolano le carte del progetto: "Quindici milioni per questa roba, in una situazione come quella di Cagliari. Si può?". Postilla anonima, raccolta al volo: "Ma perchè non si meccanizzano casa loro, questi del Comune?". Ve l'immaginate? Emilio Floris in vestaglia, che viaggia nel corridoio su un silenzioso tapis roulant d'acciaio, lento, maestoso, una figura ieratica, immobile nella sua elettrica mobilità. Bellissimo. Ma questo è un sogno, non la cronaca.
La Nuova Sardegna
18 Dicembre 2005
Soru: "Il progetto-scale mobili si fermerà".
MA
Mauro Lissia
La Nuova Sardegna
Il progetto di meccanizzazione del quartiere storico di Castello a Cagliari, che prevede l'installazione di scale mobili e ascensori, è stato fermato per il momento, grazie a una petizione con duemila firme contro la misura. Il governatore Renato Soru ha espresso il suo dissenso, ma ha anche affermato che non pensa che il progetto andrà avanti. Il Comitato per la difesa del Castello, che ha lanciato la petizione, ha affermato che il progetto è "insensato" e che la Regione dovrà compiere una verifica preventiva.
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