Un patrimonio storico-artistico di oltre 670 chiese, la cui conservazione è costata nel 2005 oltre sei milioni di euro. È la radiografia del Fondo edifici di culto, organismo inserito nell'organizzazione del ministero dell'lntemo, che rappresenta il principale proprietario di edifici religiosi nel nostro Paese. «Le risorse. Per far fronte alle spese il Fec possiede nel suo bilancio autonomo, allegato a quello del Viminale, una serie di entrate ordinarie: la principale è quella annuale secondo la legge istitutiva 22285 (che ha ratificato il cosiddetto "Concordato Craxi" tra Stato e Chiesa) di 1,8 milioni di euro. Le altre sono costituite dalle rendite del patrimonio fruttifero e dall'eventuale avanzo di gestione dell'esercizio precedente (si veda l'articolo sotto). Ci sono poi da aggiungere alcuni fondi aleatori, come la quota dell'8 per mille devoluta dallo Stato, che nel 2002 è stata di 2,4 milioni e nel 2003 di 1,8 milioni; nel 2004, invece, non c'è stata alcuna assegnazione. «L'anno scorso i fondi dell'8 per mille spiega il prefetto Francesco La Motta, direttore centrale per l'amministrazione del Fec sono stati assegnati ad altri settori. La conservazione dei beni gestiti dal Fondo è passata in secondo piano». La struttura. Il Fec è dotato di personalità giuridica autonoma, il cui legale rappresentante è il ministro dell'Interno. «La Direzione centrale del Fondo è incardinata afferma La Motta nel Dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione del Viminale. Il Fec è governato da un consiglio di amministrazione di nove componenti, che restano in carica quattro anni. La gestione periferica avviene attraverso le prefetture, che esprimono i pareri sugli interventi da effettuare sugli edifici religiosi. Il patrimonio. Le chiese, che sono assegnate in uso gratuito all'Autorità ecclesiastica, costituiscono il patrimonio infruttifero del Fondo. La maggioranza (396) sono al Sud e 252 al Centro, mentre al Nord sono appena 24. La Regione con il più alto numero di chiese gestite dal Fec è la Sicilia (232), seguita dal Lazio (188) e dalla Campania (100). La provincia con più chiese è quella di Roma (104), seguita da Napoli (68) e Palermo (56). Tra le chieste che appartengono al Fondo ci sono Santa Chiara a Napoli, Santa Croce a Firenze, Santa Maria del Popolo a Roma e Santa Maria dell'Ammiraglio a Palermo. Il motivo di una così alta presenza di beni nel Centro-Sud è storica. Il Fondo per il culto fu infatti costituito nel 1866, cinque anni dopo la nascita del Regno d'Italia, all'interno del ministero della Giustizia: era dotato di autonomia patrimoniale e gestionale. Nel Fondo furono inserite le chiese appartenenti agli Ordini ec-clesiastici, sciolti con una serie di norme conosciute come "legislazione eversiva dell'asse ecclesiastico", che risiedevano soprattutto nei territori dell'ex Stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie. Nel 1932 il Fondo passò al ministero dell'Interno. Le nuove disposizioni concordatarie del 1985 hanno stabilito la soppressione del vecchio Fondo per il culto e la nascita di un nuovo ente denominato Fondo edifici di culto, il quale è subentrato in tutti i rapporti attivi e passivi nel patrimonio. Al Fec è stato affidato il compito di provvedere alla conservazione, tutela e valorizzazione del proprio patrimonio.
Patrimoni II Fondo edifici di culto. Ci sono oltre 670 chiese sotto tutela del Viminale
Il Fondo edifici di culto (Fec) è un ente pubblico che gestisce il patrimonio storico-artistico di oltre 670 chiese in Italia. La sua conservazione è costata oltre 6 milioni di euro nel 2005. Il Fec ha un bilancio autonomo e riceve entrate ordinarie, tra cui la quota dell'8 per mille dello Stato. La struttura del Fec è dotata di personalità giuridica autonoma e è governata da un consiglio di amministrazione. Il patrimonio del Fec comprende principalmente chiese al Sud e Centro, con la Sicilia che ne possiede il maggior numero.
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