Ma davvero il libro è un animale da salvare? Come un panda, un uccello migratore, un cormorano nd petrolio? Forse è per questo che quando si pensa alla giornata mondiale del libro, della lettura, benedetta e voluta dall'Unesco, si respira un po' di tristezza. Pensi che questa giornata di quasi lutto cade il 23 aprile, per ricordare che in quello stesso giorno, 387 anni fa, sono morti Shakespeare e Cervantes. E ti chiedi, se fe cosi importante regalare una giornata ai libri, die fine hanno fatto tutti quelli che ogni giorno vengono pubblicati, sapendo che per lo più sono frammenti di ego e di pensiero destinati al macero. Ti chiedi se la letteratura e la poesia, la filosofia e la storia, i saggi sulle macchie solari di Galileo o le avventure di Lazarillo de Tormes abbiano poi bisogno del loro San Valentino e delle loro mimose. Forse no, forse non meritano questa sorte. Neppure i romanzi più inutili, i canovacci dei cabaret televisivi, i manuali sullo zen e l'arte di coltivare i cavolfiori. Neppure loro meritano questa sorte. Che senso ha ricordare ad un uomo che esistono i libri? Legga chi vuole, la carta e l'inchiostro in fondo non mancano. O c'è la speranza che basti abbandonare un qualsiasi processo di Kafka su un treno, una metropolitana, il bancone di un bar (bookcrossing lo chiamano), perché qualcuno si ricordi di essere un lettore distratto,una pecorella smarrita, un fedele che non va a messa? Forse la speranza c'è, e cosi sia. E allora non resta che registrare lo sforzo, comunque lodevole, di chi la speranza non l'ha persa e fa del suo meglio per illuminare il miscredente sulla via della lettura. Vale la pena allora di sapere che a Firenze, nel caffè letterario delle Giubbe Rosse, o a Roma, in piazza Navona, c'è un punto raccolta per il bookcrossing, dove si può portare o prendere un libro da leggere, per poi farlo viaggiare, di treno in treno, di metropolitana in metropolitana. Va bene anche l'esercito di topi da biblioteca, travestiti da topolini, che salgono e scendono dagli autobus di Palermo regalando libri, tremilacinquecento dicono le cifre. Va bene, come è successo a Ravenna, trasferire le biblioteche nei centri commerciali e seminare volumi tra gli scaffali della Coop. Vanno bene le iniziative della Biblioteca della Camera, le parole del presidente Azeglio Ciampi, va bene anche ricordare che i libri sono la nostra memoria, il nostro orizzonte, la nostra storia. Va bene tutto, ma perché allora ti resta dentro questa angoscia da pubblicità progresso e un po' di rabbia, che ti fa dire; ma perché questo lettore pigro non se li compra, i libri? E si limita a metterseli in tasca il 23 aprile, pensando: tanto è gratis. Per poi lasciarli su una mensola bianca, tra un portapenne vuoto e il telecomando della tv.
Ai libri non servono mimose e regali
La giornata mondiale del libro, della lettura, voluta dall'Unesco, cade il 23 aprile. Questo giorno ricorda la morte di Shakespeare e Cervantes, che avvenne il 23 aprile 1616. La domanda è se il libro sia un animale da salvare. Alcuni pensano che i libri siano frutto di ego e pensiero destinati al macero, mentre altri ritengono che la letteratura e la poesia abbiano bisogno di essere ricordati. La speranza è che qualcuno si ricordi di essere un lettore e che i libri vengano condivisi. In Italia, ci sono iniziative per promuovere la lettura, come il bookcrossing, dove si possono prendere o lasciare libri da leggere.
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