Il Natale è alle porte, la beffa è servita. Benvenuti a Napoli, città spettacolo: caleidoscopio di suoni e colori, mosaico di volti e voci, serpente di luci. E la moltitudine di turisti: uno sciame in festa che invade le «isole» dello shopping e si riversa nelle strade dell'arte, della cultura e dei musei. Ma poi, ecco la beffa, succede che l'emozione rischia di spegnersi, e l'incanto svanisce: succede che i principali musei cittadini, non riuscendo a garantire standard accettabili (organici, custodia, pulizia dei locali) sbarrano a turisti e cittadini alcuni dei loro tesori più ghiotti. In certe giornate nere - e questo, in prossimità delle feste, è un periodo nero - il numero delle sale aperte non supera il venti per cento. E quando va meglio, la media dell'offerta resta comunque limitata. Risibile. Poche sezioni, neanche il tempo di dare uno sguardo in giro e sei già fuori. E ai visitatori resta la magra consolazione di una sbirciatina e via, una toccata e fuga (magari verso altre città d'arte) che lascia l'amaro in bocca: un'emozione congelata. Succede a San Martino, a Capodimonte, all'Archeologico. Proprio nei giorni in cui il calendario culturale è più ricco (con le recenti inaugurazioni al Madre e al Pan, poli d'attrazione per l'arte contemporanea, con il «Quijote» di Mimmo Paladino a Capodimonte, con Domenico Morelli a Sant'Almo e la mostra «Tang. La Cina prima dell'anno Mille» all'Archeologico) alcuni dei gioielli custoditi nei luoghi d'arte restano chiusi a chiave. È il caso della Tavola Strozzi, probabilmente la più importante immagine di Napoli del XV secolo: sbarrata per mancanza di personale la sala del museo di San Martino dove la celebre tempera su tela è custodita. Off-limits, per tre giorni alla settimana, anche la collezione Borgia a Capodimonte. Sale chiuse a chiave e arte negata proprio nei giorni del gran pienone. La presenza dei turisti, nei siti archeologici, storici e monumentali della Campania segna infatti in questo periodo un incremento del 13 per cento. E la delusione diventa più cocente. Di umiliazioni e beffe la città d'arte e cultura ne ha inghiottite tante, in passato. Addentrarsi nei retroscena di questo ennesimo flop equivale a muoversi nelle sabbie mobili: a ogni passo si affonda in querelle burocratiche e amministrative che si trascinano da anni, in dispute sindacali ormai incancrenite. Molti custodi con il contratto trimestrale non hanno ottenuto il rinnovo; tanti, troppi quelli assenti per ferie o malattia. Lo stato di agitazione delle ditte di pulizie completa il quadro, e il quadro è desolante: all'esterno dei siti i servizi igienici sono ridotti in condizioni pietose. La parola chiave, in questi casi, è programmazione. Ma nelle sale ovattate dei musei dell'arte negata è una parola che risuona poco.
Tesori sotto chiave
Il Natale è alle porte a Napoli, dove i turisti invadono le isole dello shopping e le strade dell'arte, della cultura e dei musei. Tuttavia, molti dei principali musei cittadini, non riuscendo a garantire standard accettabili, sbarrano a turisti e cittadini alcuni dei loro tesori più ghiotti. In certe giornate, il numero delle sale aperte non supera il venti per cento. I visitatori possono solo dare uno sguardo in giro e via, senza poter visitare le opere d'arte. Alcuni esempi di musei chiusi includono la Tavola Strozzi a San Martino e la collezione Borgia a Capodimonte.
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