Personale ridotto all'osso. Sale chiuse. Stato di agitazione delle ditte di pulizia. Degrado e immondizia nelle strade circostanti. È la situazione delle più importanti strutture museali napoletane, da San Martino a Capodimonte (nella foto). E si profila il rischio di una chiusura nei giorni delle feste natalizie, quelle del maggior afflusso turistico. Così, da una parte si allestisce un cartellone ricco di eventi - arte contemporanea al Madre e al Pan, Domenico Morelli a Sant'Elmo, «Quijote» a Capodimonte - dall'altra si negano i «gioielli» più preziosi. Tra le soluzioni prospettate, l'ipotesi di mobilità del personale all'interno delle soprintendenze per arginare il problema del personale carente. «Scusi, vorrei vedere la Tavola Strozzi». «Mi dispiace, la sala è chiusa. Non c'è personale». «E perché queste altre sezioni non si possono visitare? Nemmeno qui ci sono i custodi?». «Ci sono, però bisogna aspettare un po'. Arriveranno in ritardo. Sa, oggi c'è tanto traffico». Scene di ordinario Natale nel museo di San Martino, che in questo periodo è la struttura di punta per la collezione di presepi: chi vuole ammirare i pastori è accontentato, ma chi cerca l'opera più celebre - il primo ritratto ufficiale di Napoli, dipinto nel 1472 da Francesco Rosselli - è destinato a una cocente delusione. E non soltanto per il capolavoro negato. «All'esterno del museo c'è immondizia a non finire - denuncia Davide d'Alterio, consigliere della circoscrizione Chiaia-San Ferdinando-Posillipo - per non parlare dei servizi igienici, ridotti in condizioni pietose. Ho portato a San Martino una coppia di amici non napoletani e mi sono vergognato». Benvenuti nella città d'arte che fa i conti con un personale ridotto all'osso (molti custodi con il contratto trimestrale non hanno avuto il rinnovo, assenze per ferie o malattia tra gli assunti in pianta stabile) e con lo stato di agitazione delle ditte di pulizia. Ma San Martino è solo la punta dell'iceberg. A Capodimonte, per almeno tre giorni la settimana, è impossibile accedere nelle sezioni 6-7 (collezione Borgia e Madonna di Botticelli) e 21-22 (Guido Reni), nella galleria dell'800, in quella dell'arte contemporanea, nell'Armeria Borbonica. All'Archeologico, dove è ormai una costante la chiusura pomeridiana della collezione egizia, il display luminoso all'ingresso indica quali sezioni sono sbarrate: un modo come un altro per arginare le proteste di chi paga il biglietto intero e poi si lamenta perché visita mezzo museo. In certe giornate «nere» non si supera il venti per cento di sale aperte al pubblico. Altre volte va meglio, ma l'offerta resta comunque limitata rispetto a una domanda in crescendo. Strana contraddizione. Napoli mette in cartellone per Natale un ricco programma di mostre (arte contemporanea al Madre e al Pan, Paladino a Capodimonte, Morelli a Sant'Elmo) ma nasconde i suoi gioielli più preziosi. «Visto che il personale non è sufficiente - spiega Giuseppe Codispoti, responsabile Artecard e coordinatore dei servizi aggiuntivi (biglietteria e accoglienza) - sarebbe necessario puntare sulla mobilità all'interno delle soprintendenze in modo da rendere accessibili le strutture che attirano il maggior numero di visitatori. Con i nostri addetti ci regoliamo così da tempo. Per i custodi, purtroppo, non accade la stessa cosa». E c'è ancora chi, riallacciandosi a questo discorso, chiede il «sacrificio» dei musei meno gettonati (Villa Pignatelli e Floridiana) a vantaggio di quelli che riescono a fare il pieno.
Scandalo musei: sale sbarrate, tesori negati
Le principali strutture museali napoletane, come San Martino e Capodimonte, sono state colpite da una grave carenza di personale e da uno stato di degrado e immondizia. Le sale sono state chiuse e il personale è ridotto all'osso, con molti custodi che non hanno avuto il rinnovo del contratto. Le ditte di pulizia hanno anche espresso la loro agitazione. Il rischio di una chiusura nei giorni delle feste natalizie è alto. Le soprintendenze hanno proposto di mobilitare il personale all'interno delle strutture per arginare il problema, ma i custodi non sono stati ancora assunti.
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