COSENZA - Un grande mercato internazionale. Con poche regole e molti vantaggi. Il Meridione d'Italia è al centro d'un immenso traffico di reperti archeologici. Un traffico che abbraccia l'Europa e gli Stati Uniti. Il quadro emerge dal bilancio delle indagini svolte, negli ultimi due anni, dai carabinieri del Nucleo calabrese di Tutela del Patrimonio Culturale. L'affare sarebbe gestito da faccendieri in doppiopetto, abituati a mantenere stabili rapporti con ladri d'opere d'arte e "tombaroli" di professione. Gente senza scrupoli che in Calabria incrocia i propri interessi con quelli di antìquari assetati di denaro, "uomini di rispetto" della 'n-drangheta e personaggi minori del sottobosco delinquenziale. Piena cognizione della loro preoccupante azione si ebbe, per la prima volta, nell'estate del 2001, quando gli investigatori misero le mani su una holding attiva in Calabria, Puglia, Campania, Toscana e Lombardia. Con un blitz mirato i carabinieri del Ntc (guidati dal capitano Raffaele Giovinazzo) sequestrarono 20.000 monete risalenti al V secolo avanti Cristo e statue in bronzo di grande valore storico. I reperti erano destinati a un imprenditore originario di Gela ma residente in Svizzera. Dalla terra dei Cantoni, il siciliano era pronto a spedire la "roba" - rubata dai "compari" cosentini, vibonesi, crotonesi e foggiani - negli Stati Uniti. E proprio nelle splendide sale del Paul Getty Museum di Malibu (Usa) è finita una meravigliosa scultura bronzea dissepolta dai "tombaroli" a Strongoli. Dal centro del Crotonese la statua è stata trasferita in Svizzera e da lì in aereo verso la California. Nessuno sapeva dell'esistenza del reperto: il ritrovamento e la successiva commercializzazione non avevano infatti mai superato i confini della clandestinità. Almeno fino a quando, nel corso di una perquisizione, gl'investigatori dell'Arma non scoprirono le foto del reperto custodite gelosamente da un mercante d'arte. Sul retro delle pellicole era indicata la provenienza dell'opera e la data di ritrovamento. I carabinieri non faticarono molto per far "cantare" l'astuto commerciante. La statua era stata individuata in un sito archeologico crotonese e poi venduta, con una serie di veloci passaggi di mano, a dei ricchi statunitensi. La confessione determinò ricerche incrociate svolte sul mercato europeo e americano. Dopo mesi di accertamenti saltò fuori la verità, scomoda e imprevedibile. Il reperto era esposto a Malibu, tra le opere di maggior valore del Paul Getty Museum. E non è certo un caso che dal museo californiano siano stati recentemente rispediti in Italia, 1300 reperti rubati a Francavilla Marittima (Cosenza). Si tratta di "pezzi" saccheggiati nelle scorso decennio e poi immessi nel mercato internazionale attraverso case d'asta svizzere. In Italia i materiali sottratti in Meridione vengono, in genere, piazzati in Lazio, Campania e Toscana. In una casa d'arte fiorentina, è stato infatti recuperato, nel settembre del 2003, uno specchio in bronzo, risalente al IV secolo avanti Cristo, trovato nel lontano 1915 dall'archeologo Paolo Orsi durante degli scavi compiuti a Locri. Lo specchio, nel 1920, era stato donato al museo di Siracusa da dove sparì poi misteriosamente. Per ritrovarlo ci sono voluti settant'anni. E in una galleria della città dei Medici sono state pure individuate e sequestrate -sempre nello stesso anno dai carabinieri calabresi - tredici tele di immenso valore rubate nella villa di Marcellina a (Catanzaro) del barone di San Severino. In un museo privato di Reggio Calabria, sono stati invece individuati nell'ottobre 2004, tre dipinti trafugati nel 1984 dalla basilica di San Domenico Maggiore di Napoli. A Spezzano Albanese, pochi mesi dopo, è stato arrestato un sessantenne napoletano che si era appena impossessato di busti e statue asportati da una cappella cimiteriale gentilizia. Era rimasto a Cosenza, invece, il dipinto raffigurante una scena di vita di Tobia , sottratto da un ladro nella chiesa del Duomo di Cosenza nell'ottobre 2003.
COSENZA: Il mercato segreto e redditizio dei reperti
Negli ultimi due anni, i carabinieri del Nucleo calabrese di Tutela del Patrimonio Culturale hanno indagato su un grande traffico di reperti archeologici in tutta Italia. Il traffico è stato gestito da faccendieri che hanno mantenuto rapporti con ladri d'opere d'arte e "tombaroli". I reperti sono stati sequestrati in Calabria, Puglia, Campania, Toscana e Lombardia e destinati a un imprenditore svizzero. I reperti sono stati poi spediti negli Stati Uniti, dove sono stati esposti al Paul Getty Museum di Malibu. I carabinieri hanno scoperto la verità grazie a una confessione di un mercante d'arte e hanno recuperato molti dei reperti.
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