ROMA - Questa mattina si farà musica nell'aula del Senato: alla presenza delle più alte cariche dello Stato a cominciare dal presidente Ciampi, Riccardo Muti dirigerà l'Orchestra Cherubini nel tradizionale Concerto di Natale. E c'è da prevedere che il maestro, mai avaro di parole (anche quando è sul podio) a difesa della cultura, non si lascerà sfuggire un'occasione così significativa per dire qualcosa sui tagli allo spettacolo. Del resto, già nel presentare il concerto aveva detto: «Con la musica i ragazzi porteranno in Senato anche una domanda: che cosa sarà del loro futuro e del futuro della cultura italiana?». E' infatti accaduto quello che si temeva: la Finanziaria 2006 è stata approvata e i tagli allo spettacolo sono stati ribaditi, anzi aumentati con il maxi emendamento. La loro entità - il Fondo unico per lo spettacolo è stato portato a circa 375 milioni, inferiore di 90 all'importo già decurtato nel 2005 - è tale che i teatri saranno costretti a cancellare molti spettacoli. Una situazione di estrema gravità, tanto è vero che il sovrintendente del Teatro dell'Opera, Francesco Ernani, colui che ha dato il via al rilancio della Fondazione romana, ha dichiarato: «Piuttosto che essere il liquidatore del teatro, rimetterò il mio mandato». Ovvero, se le cose non dovessero cambiare si dimetterà. Riprendono, così, le proteste. Per farsi sentire, innanzitutto, dai politici e dal Governo. Domani, dalle 11 alle 14, si suonerà e si canterà all'esterno della Camera. Il Teatro dell'Opera, penalizzato dai tagli in modo particolare, ha organizzato una manifestazione all'aperto in Piazza Montecitorio. Orchestra e Coro della Fondazione lirica romana eseguiranno contro i provvedimenti governativi l'inno italiano, l'inno europeo, Va' pensiero di Verdi e altre pagine operistiche. Le decurtazioni al Fus comporteranno infatti per il teatro lirico della Capitale 5.100.000 di euro in meno. Quelle agli enti locali hanno provocato un taglio da parte del Comune di 2.200.000. In totale una perdita di 7.300.000 che tarpa le ali a un'istituzione che negli ultimi anni ha raggiunto il pareggio costante del bilancio, raddoppiato il pubblico e acquisito nuovi soci fondatori privati. «Questi risultati - dicono i lavoratori del Teatro - vengono ora demoliti dai tagli e dagli emendamenti blitz che bloccano le assunzioni e aumentano il precariato». E chiedono, tra l'altro, il reintegro immediato dei tagli con provvedimenti speciali, finanziamenti certi e modifica dei criteri di ripartizione del Fus sulla base delle buone gestioni.